Africana Linea aperta con il continente
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, votando all’unanimità la risoluzione 1827, ha deciso ieri di sciogliere, a partire dal 31 luglio 2008, la missione delle Nazioni Unite che aveva il compito di controllare il “cessate-il-fuoco” lungo la linea di confine tra Etiopia ed Eritrea. Ancora una volta, triste doverlo ammettere, la Comunità internazionale è pressoché impotente di fronte all’arroganza di certi “signori della guerra”. Basti pensare che nelle scorse settimane la missione Onu era stata costretta a lasciare l’Eritrea perché il governo di Asmara si rifiutava di collaborare con i Caschi Blu, ai quali mancavano risorse basilari come la benzina per i mezzi di trasporto. Personalmente, lo scrivo davvero senza peli sulla lingua, trovo davvero patetica la raccomandazione dei Quindici i quali, nel documento di cui sopra, chiedono ai due Paesi africani di “rispettare pienamente gli accordi di Algeri del 2000” (che posero fine agli scontri) e di “evitare qualunque tipo di minaccia o uso della forza”. E poi ancora chiedono ai due governi di “normalizzare le loro relazioni, promuovere la stabilità regionale, gettare le fondamenta per una pace comprensiva e duratura” e soprattutto di “accettare i buoni uffici del segretario generale” dell’Onu Ban Ki-moon. Insomma, parafrasando san Filippo Neri, è come se il Consiglio di Sicurezza avesse perso la pazienza limitandosi a dire: “Eh state boni se potete!”.
Cari amici, sono appena rientrato dall’Etiopia dove ho visitato, oltre alla capitale Addis Ababa, anche le cittadine settentrionali di Adwa ed Axum. A proposito di quest’ultima, colgo l’occasione per annunciarvi che il famoso obelisco – per intenderci quello che ha segnato il lungo contenzioso tra Etiopia ed Italia – sta per essere “ri-eretto” sulla piana del parco archeologico delle steli dei re axumiti. La cerimonia inaugurale, stando a quanto mi ha riferito personalmente l’ingegner Simone Lattanzi (titolare dell’impresa che sta realizzando il progetto), dovrebbe svolgersi il prossimo 4 settembre in occasione dei festeggiamenti della fine del millennio etiope. [...]
In questi giorni sarò in Africa e dunque non potrò accedere facilmente alla connessione internet per aggiornare questo blog. Mi scuso anticipatamente con i lettori di “Africana”.
La notizia in apparenza potrebbe sembrare irrilevante: Cina e Giappone sono praticamente stati autorizzati a partecipare a una vendita all’asta eccezionale per acquistare un totale di oltre 100 tonnellate di avorio, il cui commercio è considerato illegale, provenienti dagli stock governativi di quattro Paesi dell’ Africa meridionale. Il via libera stabilito a Ginevra dalla Cites – la commissione che regola il commercio internazionale delle specie a rischio – è sintomatico dello strapotere commerciale di certi Paesi dell’Estremo Oriente nei confronti del continente africano. Il divieto di compravendita dell’avorio africano, è bene rammentarlo, proveniente dalle zanne d’elefante è stato per quasi vent’anni un tabù. Secondo l’Allan Thornton, agenzia britannica specializzata nel monitoraggio dell’ambiente, il rischio è che si torni “ai tempi tristi in cui gli elefanti erano destinati all’estinzione”. Da segnalare un recente studio di esperti statunitensi che aveva messo in evidenza come l’abbattimento dei pachidermi africani, perpetrato dai bracconieri, potrebbe determinarne in tempi brevi l’estinzione, alimentando così una domanda d’avorio in forte incremento, soprattutto in Cina.
Giustizia Politica
Darfur: Procuratore tribunale internazionale chiede mandato arresto per Bashir
di Giulio Albanese
Il procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto ai giudici della Cpi di incriminare il presidente sudanese Omar Hassan el Bashir, allegando alla richiesta nuovi elementi di prova sui crimini di guerra commessi dal capo di Stato sudanese nel Darfur. In una nota diramata dall’ufficio di Ocampo si legge che il procuratore ha presentato oggi le prove che mostrano come il presidente sudanese si è macchiato di genocidio ed ha commesso crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur. Com’è noto, la società civile mondiale, [...]
Incredibile! Pare che lunedì prossimo, stando a quanto scrive oggi il Washington Post, Luis Moreno Ocampo, procuratore capo del Tribunale penale internazionale, possa chiedere ufficialmente un mandato d’arresto per il presidente sudanese Omar Hassan el Bashir, accusato di genocidio per aver organizzato la campagna di violenze che ha portato alla morte di migliaia di persone negli ultimi cinque anni in Darfur. Il giornale statunitense cita fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro spiegando che la decisione potrebbe complicare il processo di pace nel Darfur, provocando una risposta armata da parte delle forze sudanesi ed i miliziani contro i 10mila peacekeepers dell’Onu e dell’Unione Africana presenti nella tormentata regione al confine col Ciad. I sostenitori dell’azione legale contro Bashir rispondono a queste preoccupazioni, ricordando come il presidente sudanese non sia effettivamente impegnato nella ricerca di una soluzione pacifica e forse l’incriminazione potrebbe costringerlo al tavolo negoziale. Dal mio punto di vista Ocampo sta giocando con il fuoco e la Comunità Internazionale ha il sacrosanto diritto di ricordare al procuratore che in caso di guerra, la diplomazia ha diritto di precedenza sulla giustizia. Il rischio, inutile nasconderselo, è che vi siano gravi ripercussioni (belliche e umanitarie) nell’intero Corno d’Africa.
Davvero una bella notizia, una notizia che fa onore al Kenya. In questo Paese dell’Africa Orientale un tribunale ieri ha concesso un risarcimento di 35.000 dollari Usa -una cifra elevatissima da quelle parti – ad una donna di 45 anni licenziata perché sieropositiva; decisione ritenuta inaccettabile. Del dispositivo di condanna fa parte anche la circostanza che la diagnosi era stata ottenuta senza il consenso della signora, e quindi con grave violazione della sua privacy. E’ importante sottolineare che si tratta della prima volta che in Kenya viene emessa una sentenza del genere in un Paese gravemente colpito dall’Hiv: si calcola che siano sieropositivi almeno 2,5 milioni dei circa 34 milioni di abitanti; ma numerose fonti indicano che la pandemia è molto più diffusa.
Dobbiamo prendere atto che ancora una volta i Grandi della Terra hanno dimostrato d’essere anni luce distanti dalle richieste della Società civile mondiale e dai sacrosanti principi enunciati nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Questo è quello che penso dopo aver letto i vari comunicati diramati al termine del vertice del G8 svoltosi in questi giorni nella terra del Sol Levante. [...]
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Chiesa Economia Politica
G8: la Santa Sede esce allo scoperto chiedendo giustizia
di Giulio Albanese
Un’azione “immediata ed efficace” per contrastare le cause della fame nel mondo, nella consapevolezza che continuare a parlare senza concludere nulla sarebbe “un mero esercizio di retorica e un procrastinare le nostre responsabilità”. Questo severo giudizio sul sistema economico-finanziario mondiale è stato formulato dall’Osservatore della Santa Sede all’Onu, l’arcivescovo Celestino Migliore, nel corso del suo intervento, il 2 luglio scorso a New York, davanti al Segmento di Alto Livello del Consiglio Economico Sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc) e diffuso stamane dalla Sala Stampa vaticana. [...]
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I leader dei governi africani, stando a quanto ho letto oggi sulle agenzie di stampa, chiedono il rispetto degli impegni assunti dai Paesi ricchi del G8 verso l’Africa. Ma la prima giornata del vertice di Hokkaido si è conclusa con un nulla di fatto se non il rinvio a domani di qualsiasi decisione. Alle prese con la crisi alimentare, i Paesi africani vorrebbero che nel comunicato conclusivo venisse esplicitata la somma di 25 miliardi di dollari di aiuti, da versare annualmente al continente entro il 2010, come promesso al summit di Gleneagles nel 2005. Francamente, come dargli torto? A pensarci bene, un percorso, per quanto concerne la cooperazione “Nord- Sud”, è stato già indicato nell’ottavo Obiettivo del Millennio in cui si afferma a chiare lettere il principio del “partenariato” che dovrebbe servire a finanziare la lotta alle pandemie, tra le quali spicca l’Aids, l’accesso all’acqua, all’istruzione e all’energia, oltre alla realizzazione di infrastrutture. Una cosa è certa: le promesse non bastano, ora servono i fatti!

Giulio Albanese
Padre Giulio Albanese è nato a Roma il 12 marzo del 1959 e appartiene alla Congregazione dei Missionari Comboniani. Ha diretto il "New People Media Centre" di Nairobi e fondato la "Missionary Service News Agency" (Misna). Attualmente collabora con varie testate giornalistiche per i temi legati all'Africa e al Sud del mondo tra cui Avvenire, Vita e il Giornale Radio Rai. Dal febbraio del 2007 insegna "giornalismo missionario/giornalismo alternativo" presso la Pontificia Università Gregoriana (Pug) di Roma ed è direttore delle riviste missionarie delle Pontificie Opere Missionarie (PP.OO.MM. Italia). È anche autore di alcuni libri tra cui "Ma io che c'entro? – Il bene comune in tempi di crisi" (Ed. Messaggero Padova 2009), "Hic sunt leones" (Ed. Paoline 2006), "Soldatini di Piombo" (Feltrinelli, Milano 2005), "Il Mondo Capovolto" (Einaudi, Torino 2003) e "Ibrahim, Amico Mio" (Emi, Bologna 1997) e "Sudan: solo la speranza non muore" (1994).