Benedetti Soldi

22/10/2015

biblioteche fundraising welfare

Il fundraising per le biblioteche passa per la comunità

18E’ nato www.biblioraising.it il primo sito dedicato alla raccolta fondi per le biblioteche di pubblica lettura.

E’ un momento di grande attenzione per il tema del fundraising per la cultura. Grazie anche al fatto che il Ministero dei Beni Culturali ha istituito l’Art Bonus e lo sta rilanciando con forza. Ma anche grazie al fatto che per gli italiani la cultura conta, nonostante una visione minimalista spesso prodotta dal mondo dell’informazione e dagli stessi operatori culturali. E conta non tanto come valore elitario ma come fattore essenziale del benessere sociale delle persone e della comunità nel complesso. Insomma la cultura come elemento del welfare.

E’ il caso quindi, quando si parla di fundriasing e cultura, di non pensare solo alle grandi opere d’arte, alle istituzioni culturali presitigiose e ai grandi eventi “festivi”, ma anche e soprattutto ai presidi “feriali” della cultura che in Italia, come in tutto il mondo, si chiamano biblioteche. […]

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16/10/2014

civil act fundraising terzo settore welfare

I fundraiser chiamano. Il Governo risponde?

Un gruppo di fundraiser italiani, tra i quali io, su iniziativa di Elena Zanella ha chiesto con una lettera a Bobba di aprire un tavolo di lavoro per dare vita anche in Italia ad una vera politica di fundraising.

In questo post voglio esprimere tre buone ragioni per rispondere positiviamente a questa nostra proposta.

L’idea è nata sulla scorta della costatazione che nella riforma del terzo settore non è  stato considerato per nulla il ruolo centrale della raccolta fondi, in senso professionale, per il terzo settore e per le altre organizzazioni che non hanno finalità di lucro, per quanto di natura pubblica, e che questa omissione può avere effetti gravi non per la sostenibilità delle organizzazioni ma piuttosto per la sostenibilità del welfare del nostro paese.

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22/05/2014

5 per 1000 civil act fundraising terzo settore Uncategorized welfare

CIVIL ACT: bisogna partecipare per migliorare il fundraising! Fatelo subito.

Il 20 maggio si è tenuto l’incontro promosso da Vita tra Matteo Renzi e le associazioni del Comitato Editoriale. E’ stato un incontro molto positivo e voglio ringraziare Riccardo Bonacina e lo staff di Vita per aver realizzato uno spazio abbastanza inedito di dialogo tra governo e variegato mondo non profit.

C’ero anch’io ma non sono riuscito ad intervenire pubblicamente dati i tempi stretti dell’incontro. La cosa che sicuramente avrei detto è che il CIVIL ACT, se preso seriamente non solo dal governo ma anche dal non profit non sarà certo la soluzione di tutti i problemi, ma sicuramente sarà una leva per mettere in moto un processo di cambiamento. Anche sul fundraising. Ho solo paura che i professionisti, i dirigenti delle organizzazioni non profit e gli altri soggetti pubblici e privati che si occupano di fundraising non lo abbiano capito appieno. O che si limitino a riproporre solo provvedimenti di natura fiscale senza farsi avanti con provvedimenti di natura politica e strategica.

E’ invece importantissimo che il mondo dei fundraiser e del non profit faccia proposte e invii suggerimenti utili ad includere il fundraising nel Civil Act. E un modo per farlo è di inviarli a noi della Scuola a ricerca@scuolafundraising.it che li uniremo a quelli raccolti durante il nostro pensatoio “Fundraising. Un altro welfare è possibile”

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21/03/2014

altruismo fundraising fundraising / raccolta fondi nuovi donatori welfare

Donare: verbo che deve impegnare il non profit

(appunti e considerazioni raccolti durante #inMovimento che condivido volentieri)

Io credo che anche sul tema della donazione dobbiamo avere il coraggio – nello spirito del manifesto – di parlare non solo al mondo delle istituzioni ma anche al non profit, che è il soggetto che chiede donazioni.

Non che non dobbiamo chiedere con forza e con rinnovato spirito strategico che il governo e la PA in generale adegui le sue politiche fiscali sulle donazioni! Anzi. Ma la vera novità è che, a prescindere dal versante delle politiche fiscali, ci si impegni per una politica più strategica della donazione. Una politica pubblica, di carattere più generale, ma anche e soprattutto politiche sociali di cui il non profit non può non assumersi una responsabilità guardando anche a errori o comunque debolezze di cui è stato ed è protagonista.

Ed è proprio con questo intento che vorrei aggiungere qualcosa sul tema del donare. E lo voglio fare tenendo conto dei risultati che Scuola di Roma Fund-raising.it sta ottenendo attraverso il suo itinerario “Fundraising. Un altro welfare è possibile” svolto inseme anche a Vita,  e che accompagna in modo parallelo questo itinerario del Manifesto #inMovimento sul piano del fundraising.

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21/12/2013

5 per 1000 finanziamento politica no slot parlamento

3 bei regali dal Parlamento

Ho trovato 3 pacchetti di provenienza inaspettata: “Parlamento Italiano” sotto l’albero di Natale. Il  destinatario è il non profit (di cui mi onoro di far parte) e li vorrei scartare insieme a voi. Di che si tratta? Scopriamo:

– Un provvedimento che sanziona aspramente i comuni che lottano contro la diffusione delle slot machine (e che poi si trovano a dover gestire i danni prodotti dal loro uso incontrollato da parte di cittadini già problematici o che diventano tali grazie alle slot)
– L’insensibilità più totale sul discorso 5 per 1000
– E contemporaneamente, la sensibilità più totale nell’inventarsi e rendere immediatamente legge provvedimenti a favore del finanziamento dei partiti che creano una sostanziale situazione di concorrenza sleale.

A me spiace ritornare su punti già toccati. Il rischio è quello di essere noiosi e pignoli e quindi alla fine risultare antipatici. E poi qualcuno mi aveva anche bacchettato dicendo di smetterla di prendersela con i nostri parlamentari. Ma purtroppo è necessario farlo perché cose già dette e stradette negli ultimi mesi sono state ignorate proprio da chi aveva promesso di non ignorarle.

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14/11/2013

agenzia delle entrate fundraising onlus

Onlus: mentre si discute di massimi sistemi, il minimo crolla!

Post facile facile oggi.

Un mio amico, dirigente di una importante organizzazione che opera nel campo della formazione per l’inserimento sociale di soggetti svantaggiati, racconta su Facebook le peripezie affrontate per risolvere una “stupida” faccenda di autorizzazioni legate alla titolarità di Onlus.

Mi viene da dire che mentre da un lato non siamo ancora in grado di risolvere le massime questioni, ossia una politica seria sul non profit, gli organismi e le autorità che dovrebbero sostenere e controllare il non profit, una intesa sulla fiscalità e sulle agevolazioni, ecc… I minimi sistemi, quelli che dovrebbero essere già risolti, scricchiolano. E questo perché forse ce ne disinteressiamo troppo.

Il caso, come potrete leggere riguarda il rapporto tra un dirigente non profit, nonché cittadino, e la pubblica amministrazione nei suoi doveri di amministrare (a fin di bene!) le regole e le leggi alle quali il non profit si deve attenere. In questo caso si tratta di pratiche tanto semplici quanto importanti per poter ricevere un finanziamento (dico: in tempo di crisi economica, forse la cosa ha una certa rilevanza!).

Altri commenti non sono necessari: i fatti parlano da se’!

“Oggi ho avuto un illuminante contatto con la pubblica amministrazione (nel caso specifico Agenzia delle Entrate) ed ho capito perché le cose non funzionano (e continueranno a non funzionare per un bel po’).

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30/10/2013

5 per 1000 fundraising scuola welfare

Brava Ministro Carrozza. Era ora!

 

E’ la prima vota che sento un discorso sul fundraising intelligente e moderno fatto da un ministro della Repubblica. Per anni i ministri e gli amministratori hanno giustificato il ricorso al fundraising con motivazioni teoricamente e strategicamente deboli: “sono finiti i soldi, adesso tocca ai privati….“; “Bisogna tornare al “mecenatismo da parte dei ricchi…”; o, addirittura, “se non ci donate i soldi siamo costretti a chiudere….” E sempre senza assumersi una responsabilità circa l’allocazione delle risorse pubbliche per le cause alle quali i privati dovrebbero donare (come mai la scuola non ha la carta igienica? Dove sono finiti i soldi delle mie tasse?).

Ed è per questo che mi sento di ringraziare in quanto fundraiser e in quanto cittadino il Ministro Maria Chiara Carrozza che ha finalmente avuto il coraggio di mettere nell’agenda delle cose importanti del governo il tema del fundraising, e di averlo fatto contemporaneamente ad essersi assunta delle responsabilità circa il finanziamento della scuola, seppure nei ristrettissimi margini della nostra situazione economica.

4 sono gli aspetti che ha toccato il Ministro qui e qui (ma anche altrove) che vanno nella logica delle “politiche di fundraising” e sono tutti di alto profilo (ai quali ho aggiunto mie personali riflessioni):

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17/10/2013

5 per 1000 fundraising parlamento volontariato welfare

2 per 1000, 5 per 1000, slot machine e il non profit prestato alla politica.

Prendo spunto da alcuni interventi di Carlo Mazzini fatti sul suo blog Quinonprofit (una delle sentinelle del terzo settore) sulle recenti leggi riguardanti 5 per 1000, 2 per mille ai partiti, iva e tasse per il non profit, ecc.. Ma anche dalla recente approvazione della Camera del maxisconto a favore dei gestori del gioco d’azzardo, richiamato in modo chiaro da Bonacina nella sua puntina. Gioco d’azzardo sul quale il non profit si sta mobilitando ricevendo da alcune personalità politiche solo apprezzamenti per l’impegno e niente più.

Tutto ciò, paradossalmente, accade in un parlamento che mai come prima ha visto una folta presenza di uomini del non profit. Andrea Olivero (Forum III Settore e ACLI), Luigi Marino (Confcooperative), Lucio Romano (Scienza&Vita) Emma Fattorini (comunità di Sant’Egidio); Edoardo Patriarca (Pres. CNV, IID, ex Forum III settore), Filippo Fossati (Uisp), Paolo Beni (Arci) Eugenia Roccella (Family Day), Mario Sberna (associazione famiglie numerose), Giulio Marcon (Sbilanciamoci) Ernesto Preziosi (Azione cattolica e Ist. Toniolo), Luigi Bobba (ex presidente Acli) Mario Marazziti (Comunità di Sant’Egidio) Davide Mattiello (gruppo Abele) Flavia Nardelli (Istituto Luigi Sturzo), Laura Boldrini (UNHCR), Ilaria Buitoni Borletti (FAI), Roberto Cociancich (AGESCI).

Più un gruppo interparlamentare sul terzo settore al quale hanno aderito 141 rappresentanti eletti.

Un esercito che mai avevamo avuto prima. Ma che su questioni cruciali come quelle richiamate sopra sono stati ininfluenti, spesso inadeguati, pronti a fare promesse non mantenute (il DDL sul 5 per 1000 annunciato da Bobba e compagnia proprio a Vita, non è stato neanche depositato agli uffici della Camera!), e soprattutto incapaci di rappresentare una strategia del non profit rispetto alle vicende del Paese. Più un danno, che un vantaggio. E per non essere generico più avanti segnalo 5 eventi sentinella che mi fanno pensare tutto ciò.

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30/09/2013

altruismo fundraising ricerca volontariato

Se Scambiamo il volontariato con il “sentirsi bene”

E’ di qualche giorno fa un articolo pubblicato da Panorama dal titolo che suscita in me un certo interesse “Faccio del bene per sentirmi bene anche io”, articolo che, tuttavia, dopo poche righe, mi fa cascare le braccia non tanto per il  pressapochismo teorico dei contenuti ma perché (come spesso capita nella comunicazione a buon mercato)  tende a generalizzare fenomeni complessi in poche frasi slogan.

In sintesi il concetto espresso dall’articolo è che l’individuo moderno “altruista” (5 milioni di persone secondo l’ISTAT che usa il concetto più stretto di “volontario” o 22 milioni e più secondo un criterio più esteso di “genersoso” utilizzato da Astra ricerche) tende a fare del bene (volontariato, donazioni, donazioni di organi post mortem, carità, aiuto, ecc..) perché lo fa star meglio.  Lo chiamano, con grande fantasia: il “volontariato liquido” (povero Bauman, a vedersi brutalizzato così il suo concetto di liquidità…!), o “light” (ma quello pesante, non è mica dannoso come le sigarette!) o – immancabilmente – “2.0” (che fa fico di per sé).

Che l’altruismo faccia star bene, più che una stravolgente scoperta (tale da giustificare un articolo e un parlarci sopra) a me sembra che sia un postulato dell’individuo che, in quanto tale, non vada dimostrato. In effetti non ho mai visto un filantropo dare soldi con intenzioni masochistiche, né un individuo fare volontariato per stressarsi e complicarsi la vita!

In verità il “discorso” che da più parti si sta facendo sull’altruismo come forma di egoismo (ossia un atto rivolto a sé stesso piuttosto che agli altri) più che essere una trovata giornalistica è sempre più richiamato come chiave interpretativa di questo fenomeno alla luce della crisi economica e sociale che attraversa il mondo. Chiarire la motivazione di questo comportamento è essenziale per chiarire il senso che la donazione e quindi il fundraising possono avere oggi.

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10/08/2013

cooperazione allo sviluppo

“Mission” non è il vero problema.

Nel criticare il progetto del reality “Mission” sono stato tacciato (insieme ad altri) di oppormi alla innovazione, di fare polemica prima di vedere i fatti, di essere troppo politicizzato e di disinteressarmi del problema dei profughi dando più importanza al tema della comunicazione. Lasciamo stare! Perché non intendo parlare di questo e neanche intendo dare fiato alle facili critiche di “supercachet dei vip”, “quanto costa fare la trasmissione!”, “…cosa c’è dietro…”, “quanto spendono le ONG in comunicazione”, ecc.

Più che aumentare la polemica o ridescrivere i fatti vorrei invece mettere in evidenza ciò su cui dobbiamo concentrare il nostro pensiero.  Per avere una visione di insieme e oggettiva del dibattito basta andare a vedere, oltre agli articoli di Vita.it. (in genere nella sezione “mondo” o in quella “non profit”) lo Storify realizzato da Giuseppe Tiravanti e le pagine facebook dedicate al fundraising (partite da questa).

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