Dating 4 Good

21/04/2014

EU european commission European third sector impact investing public services Social Business social economy social enterprise social innovation welfare reform

Raccomandazioni a un futuro membro del Parlamento Europeo

Ho pensato di condividere la mia nota a futuro membro del Parlamento Europe. che ne dici?

“Cara x (per una volta mantengo l’anonimato)

Ti mando una riflessione su quelli che dovrebbero essere i punti programmatici dell’agenda sull’innovazione e l’imprendtorialita’ sociali della prossima Commissione Europea e del nuovo Parlamento. Ti aggiuungo un breve premessa per illustrare il commino finora intrapreso e meglio calibrare l’azione futura.

Ovviamente non devo sottolineare a te l’opportunita’ unica che si presenta al governo italiano al quale tra qualche mese tocchera’ la presidenza dell’Unione proprio in un momento cruciale di transizione. E’ un momento perfetto per definire l’agenda  dei prossimi anni e restituire all’Europa la  leadership e all’Italia una leadership nell’Europa.

Ho elaborato questa riflessione granzie agli inputs degli amici della coop Lama (Legacoop) e agli spunti che ho preso da tante conversazioni con italiani e non. Come saprai passo la vita a fare ‘comizi’ in giro per l’Europa :-)

Ovviamente queste sono raccomandazioni a puro titolo personale. Il sistema italiano e’ completamente ingessato e se chiedi indicazioni alle rappresentanze ufficiali otterai le solite banalita’. Di queste chiusure sono vittime i tuoi colleghi del Parlamento Europeo che, nella scorsa legislatura, si sono limitati a difendere interessi acquisiti e pure male se vogliamo prestare fede alla valutazione dei cooperanti e dei dirigenti rimasti in Italia.

Certamente i tuoi colleghi non hanno saputo creare nuove opportunita’ di sviluppo e di lavoro per il pullulare di innovatori e imprenditori italiani che spuntano ovunque come funghi. Tutto grazie alla crisi del lavoro…

Background

  • La storia delle politiche europee sull’innovazione e l’imprenditorialità sociali è recente e, se vogliamo ammetterlo, frutto di numerose coincidenze i cui effetti si sono sommati nel tempo. E’ un tipico caso di emergenza di una forma complessa.
  • Per stessa ammissione dei funzionari che hanno preso parte a questa vicenda, le nuove politiche non derivano da alcuna visione articolata della società e del suo sviluppo. Queste politiche sono, al contrario, delle etichette amministrative che hanno permesso di avviare delle azioni innovative rispetto a un contesto istituzionale refrattario al cambiamento, in un momento di grande difficoltà e incertezza della Commissione.
  • Io preferisco evitare il gergo e definisco questi fenomeni nuove forme di produzione economica e sociale che hanno carattere sociale tanto nella generazione che nella distribuzione della ricchezza, e che si preoccupano dell’impatto sociale e ambientale sul lungo periodo.
  • Il primo tentativo politico di esplorare queste nuove possibilità nasceva nell’ambito del dibattito sulla strategia economica dell’Unione: l’Agenda di Lisbona lanciata nel 2010. In quell’occasione si rifletteva su un nuovo modo di intendere le politiche sociali e di promuovere l’innovazione del Welfare.
  • Questo primo tentativo si perde nel più generale insuccesso dell’Agenda di Lisbona.  Gli Stati Membri non ottemperano agli impegni presi: a fallire è insomma  l’ ‘open method of coordination’. L’errore originale fatto dalla Commissione era stato quello di confidare interamente nella leadership dei governi.
  • Al maturare delle condizioni favorevoli ad azioni innovative da parte della Commissione si contribuiscono anche le prime chiare avvisaglie di una sempre più profonda crisi di legittimità dell’Unione. I cittadini bocciano infatti la Costituzione Europea nei referenda tenutesi  in Francia e nei Paesi Bassi (2005). La crisi economica scoppiata nel 2008 e di cui ancora paghiamo le conseguenze è il definitivo colpo di grazia.
  • Così sul finire del 2008, Barroso, nel pieno della revisione della nuova strategia economica dell’Unione, quella che diverrà Europe 2020,  in cerca di nuove proposte, si rivolge a un suo ex Ministro ora a Cisco: Diogo Vasconcelos. Proprio in quel periodo Diogo aveva cominciato a collaborare con Geoff Mulgan, CEO della Young Foundation e un tempo ‘Golden Boy’ dei New Labour sulla riforma dell’amministrazione pubblica e del Welfare. Diogo e Geoff convincono Barroso a introdurre l’innovazione sociale nella ‘Innovation Union’, una delle flagship initiatives di Europe 2020. La proposta è di aprire la strategia europea a soluzioni innovative che emergono nella società e dalla collaborazione  tra tutti i settori. Ovvero si apre all’idea della società intesa come un enorme  laboratorio d’innovazione, togliendo in questo modo  il monopolio detenuto fino a questo momento da Stato, grande  industria e università.
  • Segue di lì a poco il Commissario francese Barnier che inserisce l’imprenditorialità sociale tra le dodici leve per rilanciare il Mercato Unico come modo per riequilibrare crescita economica e coesione sociale. Nel 2011 Barnier lancia l’iniziativa sull’imprenditorialità’ sociale a gran fanfare radunando per l’occasione più di 800 delegati compresi i Britannici che, per la prima volta, ho visto entusiasti per un’iniziativa Europea.
  • L’Italia però, nonostante la sua grande tradizione che spazia dal volontariato cattolico, alle cooperative e all’imprenditoria illuminata rappresentata da pionieri come Adriano Olivetti, resta in seconda e terza linea in tutta questa vicenda. A parte pochi singoli nessuna delle grandi famiglie italiane all’inizio comprende l’opportunità di queste politiche. Anzi remano contro perché se ne sentono minacciati, e soprattutto perché’ l’idea non e’ nata da loro.

Risultati

  1. In pochi anni l’innovazione e l’imprenditorialità sociali sono diventate politiche orizzontali, integrate in quasi tutte le politiche europee compreso quelle più impensabili,  per esempio trasporti.
    • Manca però un’agenda per le Istituzioni europee, che sono rimaste pressoché’ immuni all’innovazione. Non sono stati toccati i dinosauri istituzionali quali il Comitato Europeo Economico e Sociale

2. Le maggiori linee finanziarie dell’Unione hanno l’innovazione e l’imprenditorialità sociali tra le priorità (ad esempio fondi strutturali, R&D, politiche sociali) facendo dell’Unione il più grande finanziatore pubblico dell’innovazione sociale nel mondo.

    • Il regolamento per i finanziamenti europei però non è stato cambiato. Queste regole rappresentano il maggior ostacolo per l’utilizzo dei fondi europei per l’innovazione dal momento che non lasciano quasi nessun margine al rischio e alla sperimentazione

 

  1. La Commissione ha avviato i lavori per trovare una definizione comprensiva e inclusiva di imprenditorialità sociale e misurazione di impatto sociale.
    • Però dagli inizi del 2014 i lavori si sono bloccati a causa dello scontro tra conservatori e riformatori. Gli italiani rappresentati a Bruxelles tendono a stare sul primo fronte. Anche il Commissario Barnier ha finito per arrendersi al fronte dei conservatori per ragioni meramente elettorali e riducendo il potenziale dell’impresa sociale al non-profit e a imprese che favoriscono l’accesso al mercato del lavoro dei gruppi vulnerabili (vedi conferenza di Strasburgo, gennaio 2014)

 

  1. Lo European Investment Fund ha lanciato il primo fondo d’investimento europeo per l’imprenditorialita’ sociale aprendo un nuovo mercato per la finanza, anche quella privata.
    • Il fondo però è soltanto di €52m e resta irrisolto il problema  della  definizione dell’impresa e dell’impatto sociali al momento inadeguati alle veloci trasformazioni della società e dell’economia
    • Manca il coordinamento con iniziative omologhe e parallele quale quella del G8 taskforce for social impact investment (rappresentanti per l’Italia sono Mario Calderini, Mario La Torre e Giovanna Melandri)

 

  1. E’ stata lanciata un’agenda per gli investimenti sociali, ovvero per la trasformazione del modello di welfare e di politiche sociali. E’ una rivoluzione copernicana perché si passa dalla spesa sociale all’investimento nelle persone per il benessere sociale e lo sviluppo economico.
    • La comunicazione è arrivata troppo tardi (fine 2013), i contenuti sono pasticciati perché si mettono insieme tutte le politiche sociali invece di distinguere tra spese e investimenti veri e propri, e non si da copertura finanziaria. Spetta alla prossima Commissione riprendere il lavoro.

 

Punti programmatici per la prossima Commissione e Parlamento (riferimenti ai punti precedenti)

 

  1. La Commissione diventa credibile soltanto nel momento in cui applica la stessa medicina che propina a tutti gli altri anche a se stessa. E’ necessaria un’agenda dell’innovazione sociale per le istituzioni europee. Un punto di partenza potrebbe essere un pop-up lab da installare per tre/sei mesi a Berlyamont come centro di innovazione per reinventarsi le istituzioni, ma indipendente dalla gerarchia amministrativa e dall’agenda politica. Qualcosa del genere e’ stato sperimentato con MindLab dal governo danese e se ne parla già in Commissione.

 

  1. Per quanto di una difficoltà enorme si dovrebbe riprendere in mano la revisione del regolamento dei finanziamenti europei per rivedere le normative che impediscono l’uso dei fondi europei per innovazione e imprenditorialità sociali.

 

  1. Perché l’agenda sull’innovazione e l’imprenditorialità sociali riprenda si deve sbloccare il problema della definizione e soprattutto quello della misurazione d’impatto sociale. La definizione fondata sullo statuto legale, come vorrebbero i conservatori, non tiene più. Dall’altra forme complicate e laboriose come il social reporting non sono una soluzione fattibile. Bisogna esplorare le nuove opportunità che offrono la network science e Big Data. L’Italia potrebbe addirittura investire per diventare leader in network science creando un centro internazionale specializzato. Ci sono già centri di eccellenza nel paese come ISI di Torino e IMT di Lucca. A questo proposito ti segnalo l’Iniziativa di Stanford su computational social science:https://ed.stanford.edu/news/investigating-human-behavior-data-clicks-tweets-and-searches Ovviamente uno sforzo del genere potrebbe dare vita a una nuova generazione di istituzioni e standard e trasformare quelli esistenti: Bloomberg, rating agencies, accounting standards, database istituzionali, centri di statistica etc.

 

  1. Social impact investing ha la possibilità di riconciliare finanza ed economia creando da una parte l’opportunità di riportare gli investimenti privati nell’economia reale, dall’altra di rifinanziare e rinnovare il modello sociale europeo. Oltre al punto precedente sulla misurazione dell’impatto sociale la Commissione deve uscire dal guscio e riallacciare una collaborazione con il G8 che si candida a stabilire gli standard internazionali di questo nuovo mercato della finanza. Mentre  la Commissione è bloccata da veti incrociati la taskforce del G8 produrrà i primi risultati per la fine dell’anno. Questa mossa è necessaria anche perché’ non si può lasciare questo compito soltanto ai finanzieri. E’ troppo importante!

 

  1. Gli ultimi due punti convogliano su questo e la posta in gioco sale. Sospetto che l’ambizione che motiva l’agenda per gli investimenti sociali sia duplice: da una parte la creazione di un vero e proprio budget europeo che rafforzi il modello sociale europeo. Non escluderei la creazione di una forma di European social insurance. Sono dei gruppi tedeschi a proporla. Dall’altra la possibilità di scontare gli investimenti sociali dal calcolo del tetto del 3% sul deficit nazionale. Questo sarebbe un gran sollievo per tutti i paesi dell’Europa Meridionale, prima di tutte l’Italia, che così potrebbero ricominciare a investire senza contravvenire alle regole di Mastricht.

 

Aggiungo altri due punti che trovo necessari per completare  il quadro:

 

  1. L’agenda per l’innovazione e l’imprenditorialità sociali deve essere estesa alla politica estera dell’Europa per sostenere l’azione delle  imprese sociali europee nel mondo. Questo è giusto, efficace e produttivo. Il modello sociale europeo è conosciuto e ammirato in tutto il mondo, l’Europa ha un budget di oltre €60 miliardi per la politica estera, ma sono gli Americani che promuovono l’imprenditorialità sociale in tutti i continenti grazie a network quali Aspen, Ashoka, Skoll Forum, Acumen Fund, Gates Foundation, Clinton Foundation tanto per citarne qualche d’uno. Che cosa sta aspettando l’Europa?
  1. L’Italia ha bisogno di riorganizzare il proprio presidio europeo mettendo ordine nella rappresentanza e coordinando con razionalità ed efficacia gli sforzi pubblici e privati per promuovere i valori e gli interessi del paese. 20 anni di mancata leadership e di azione in ordine sparso si pagano. Spetta al governo però fare la prima mossa per razionalizzare le voci e connettere i cervelli. Quale migliore occasione per lanciare un’iniziativa che  il semestre di presidenza?!

 

Prossimi appuntamenti internazionali in Italia: la taskforce for social impact investment del G8 si riunirà a Roma il 28 – 29 Ottobre;  il Governo Italiano ospiterà la conferenza europea sull’imprenditorialità sociale a Milano il 17 – 18 Novembre 2014.

Filippo”

 

 

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01/04/2014

EU impact investing Social Business social economy social enterprise social innovation sustainable development welfare reform

Matteo, quale ruolo all’imprenditorialità sociale nel semestre di presidenza europea dell’Italia?

Matteo,

Ci sono centinaia di migliai di ragazzi che guardano all’imprenditorialità’ sociale come a una soluzione per il loro futuro; milioni di Italiani che ne sono in un qualche modo coinvolti e credono che questa visione dell’impresa rappresenti una soluzione per il loro benessere.

Hai inserito l’hai inserita nell’agenda dell’Italia che, tra quattro mesi, si trovera’ alla testa dell’Europa?

Capisco che tu sia molto occupato a smantellare vecchi baracconi statali, a mandare in pensionamento forzato un’intera generazione di burocrati piu’ vecchi degli uffici dove hanno messo radici, e a forzare il paese ad aprirsi  al Ventunesimo Secolo, ma saprai meglio di me che oggi i giochi si fanno a Bruxelles e che l’Italia non puo’ continuare a perdere terreno in Europa.

Usa la carta dell’imprenditorialita’ sociale per rottamare il dibattito sfittico e disarmante sul futuro dell’Europa e ricentrarlo su  un nuovo modello di sviluppo che sia vincete per l’economia, la societa’ e l’ambiente. In fondo questa e’ la filosfia di fondo della strategia economica europea – Europe 2020 – e il sogno di ogni cittadino per se’ e per i propri figli.

L’Italia ha una lunga tradizione che va ben al di la’ dell’interpretazione ottusa di impresa sociale che danno certi tradizionalisti nostrani, ed e’ un pulluare di nuove iniziative. Costruisci su questo quando il paese avra’  in mano le redini della presidenza europea.

Sara’ un momento crtitico e di trasformazione di tutta l’Unione. A Maggio ci saranno le elezione del Parlamento, dopodiche’ tutte le massime cariche nelle istituzioni europee ranno rinnovate. E’ l’occasione  rompere con l’immobilismo degli ultimi anni.

Se riuscirai in questo vedrai che non soltanto gli Italiani, ma tutta l’Europa ti seguira’.

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22/03/2014

EU european commission Italy public services Social Business social economy social enterprise

Italian Social Enterprise: A Missed Opportunity… almost

The Italian government is reviewing the law on social enterprise. The new legislation introduced in 2006 after a long gestation has produced just little more than 700 new enterprises without any noticeable difference to the country.

It’s a failure admitted by all stakeholders and several attempts to change the law have been made in the last two years but without progress.

This time all the circumstances are favorable. The financial crisis of the public sector is forcing the third sector – the main interested party – to look for new solutions. The new government headed by the youngest ever PM is looking  for good news. Finally the attempt to grow a market for public services led by both the EU and G8 is providing the international pressure for the Italians to do their homework.

However it will turn into a trivial exercise if the problem is not properly considered. Not only the agenda of the third sector should define the solution or it will be a missed opportunity for the Italians.

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21/03/2014

citizen agency civil society EU european commission impact investing social economy social enterprise social innovation sustainable development welfare reform

Imprenditorialita’ civica: l’esempio di Andrea

Che sorpresa mi ha fatto Andrea quando ho trovato l’articolo su Imprenditorialita’ civica per reinventare  l’Europa che Indy Johar ed io abbiamo pubblicato su E!sharp in gennaio, tradotto e pubblicato nel sul suo blogQui trovi la versione italiana dell’articolo, mentre qui quella inglese.

Questa e’ un’iniziativa spontanea che esemplifica non solo lo spirito .dell’imprenditorialita’ civica che mi sta a cuore, ma soprattutto il valore della produzione di idee e del loro scambio attraverso i confini nazionali per lo sviluppo collettivo. I processi materiali non sono tutto!

Ricambio linkandomi all’ultimo blog di Andrea: Quello che non vorremmo e che invece occorre sapere sui Fondi Europei 2014-2020. Devi leggerlo se ti interessa capire come le amministrazioni publiche si stanno cimentando con le nuove forme di produzione economica e sociale, ovvero la cosidetta innovazione sociale. Andrea e’ lo specialista in Italia!

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11/03/2014

EU european commission funding impact investing public services Social Business social economy social enterprise social innovation

Impresa sociale: terra di mezzo, di tutti, o di nessuno?

L’impresa sociale è una terra di mezzo dove tribù ben distinte e spesso in conflitto stanno convergendo; una terra di tutti dove un legislatore con tendenze staliniste ha l’intenzione di far ricollocare tutti coloro che operano nel sociale vendendo beni e servizi; o una terra di nessuno e  disertata se non per fare cagnara come è successo finora?

Queste sono le domande sul tavolo del gruppo di lavoro sull’impresa sociale riunito ieri, per la prima volta, dall’advisory board italiano della taskforce su social impact investments del G8. E’ un’occasione per allineare il lavoro di revisione della legge italiana sull’impresa sociale che diversi gruppi istituzionali e non hanno portato avanti, e la ricognizione che la taskforce del G8 sta conducendo in tutti i paesi membri per definire le linee di sviluppo del mercato degli investimenti sociali.

Questa volta ci siamo. Le stelle sono allineate in una costellazione favorevole. Il nuovo Ministro del Lavoro Poletti vuole una proposta da presentare al Parlamento, e l’Italia dovrà dare conto dei propri progressi al resto del mondo. Ospiteremo il 28 – 29 Ottobre la riunione di tutti i membri della taskforce e, il 19 – 20 Novembre, la conferenza europea sull’imprenditorialità sociale.

Non c’è più tempo per rimandare. E’ tempo di decidere e agire… anche perché Danilo Giovanni Festa – modello di un’amministrazione pubblica never give up! – ha pure qualche buona idea per la copertura finanziaria della riforma.

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26/01/2014

About me EU european commission European third sector Italy Social Business social economy social enterprise social innovation

La grande bellezza… di Strasburgo!

Non so perche’ piaccia tanto il film La Grande Bellezza. Mi ha lasciato triste e sconsolato se si considera una metafora della societa’ italiana contemporanea.

L’aspetto che piu’ mi ha colpito e’ che la Roma di Sorrentino e’ una citta’ spopolata come la capitale dell’Impero nel Medioevo. E’ una citta’ senza giovani, ma popolata soltanto da persone di mezza eta’ e vecchi che si comportano come ragazzini sconsiderati. Quei pochi giovani sono succubi dei vecchi e presto sono tolti di mezzo.

Quella di Sorrentino e’ un’Italia senza futuro che vive di nostalgia, rimpianti e che affoga le proprie angosce in feste surreali come i passeggeri del Titanic in attesa del naufragio.

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03/01/2014

social enterprise

Vodafone Mobile for Good: Business, Technology & Social Entrepreneurship

What are a corporate leader, myself and a geek doing in the same picture? There is no secret plot but Fay Arjomandi (The Vodafone Americas Foundation) and Filippo Addarii (The Young Foundation) are awarding the founder of the  anti-corruption app Bribespot.

I recently had the pleasure of taking part in Vodafone Foundation Mobile for Good Europe Awards (December 2013). The Vodafone Foundation, the charitable arm of Vodafone, awarded the teams behind four new Android and iOS applications €30,000 each. These awards help support transformational apps designed to improve people’s lives and the delivery of public services. At the same time, they provide a platform for social innovators and entrepreneurs to show their creativity and ability.

Vodafone Foundation is doing an amazing job for recognizing  these innovators and entrepreneurs and creating an alliance that can transform public services.

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22/12/2013

EU impact investing social enterprise social innovation

Un vero Europeo che mette la finanza al servizio della societa’: Ronald Cohen

Che  cosa significa essere Europei? Certo non partecipare ai riti che si consumano periodicamente a Bruxelles e ai quali siamo ormai abituati senza pero’ aspettarci piu’ un gran che’. Tanto meno le apologie dell’Unione che ci propinano quelli che presidiano gli interessi della comunita’ asserragliata nella cittadella belga. Sono soltanto discorsi vuoti che tradiscono l’interesse di una casta.

Essere Europei significa immaginarsi un futuro che ancora non esiste, e quelle istituzioni che possono tramutarlo in realta’ a beneficio dei popoli d’Europa e come esempio per il resto del mondo. Essere Europei significa tradurre questi principi nella propria pratica quotidiana  mettendo in discussione le istituzioni esistenti e gli interessi di parte che determinano l’oggi a discapito del futuro.

Questi sono gli elementi che hanno definito gli Europei che hanno fatto l’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questi sono gli stessi che definiscono gli Europei oggi.

Mercoledi’, al primo incontro dell’Advisory Board della Taskforce del G8 per la finanza sociale d’impatto che la Uman Foundation ha ospitato a Roma, ho incontrato un vero Europeo: Sir Ronald Cohen.

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16/12/2013

About me civil society EU european commission social enterprise

Hanno davvero bisogno di noi? Una lezione da S. Giovanni a Tetuccio

Pensavo di essere stato invitato alla StartUp WeekEnd di Napoli per impartire insegnamenti, invece mi sono ritrovato a imparare una lezione molto importante; qualcosa di cui ti rendi conto probabilmente soltanto quando sei lontano dalla capitale e i suoi clamori si tacciono.

Il volontariato non ha sempre bisogno delle fondazioni, degli investimenti sociali, delle risorse dei super esperti internazionali che come me volano da una capitale all’altra d’Europa per proporre soluzioni ready-made.

Siamo noi le la chiave d’accesso ai milioni di euro pubblici e privati messi a disposizione per le associazioni con rispondono ai requisiti. Come potrebbero fare a meno di noi? Eppure, a le volte, le orgnizzazioni radicate sul territorio possono farcela senza di noi e tutti quei fondi che girano. Anzi funzionano proprio perche’ nessuno si e’ immischiato.

Questa e’ la storia di Martina, Maria Rosario, Antonio e tutti gli altri componenti dell’associazione Immagini, Gioco e Parole che fanno teatro come  forma di inclusione sociale e per animare la comunita’ del quartiere di  San Giovanni a Tetuccio, ai confini estremi del Comune di Napoli.

E’ proprio in quel quartiere che si e’ tenuta la StartUp WE questo fine settimana, in una scuola abbandonata del quartiere, uno dei piu’ poveri della citta’. Ed e’ nella stessa scuola che Gioco, Immagini a Parole sta faticosamente recuperando la pelestra per trasformala in un piccolo treatro di quartiere.

Ti chiederai io, esperto internazionale, come faccia a conoscere questa piccola associazione che lavora in un quartiere che non ha mai mai visto i riflettori di Bruxelles. Ebbene l’associazione era stata selezionata tra le sfide di Naples 2.0, la competizione internazionale di innovazione sociale lanciata nel 2011 insieme a Unicredit Foundation.

La sfida era di aiutare l’associazione a trasformarsi in impresa sociale per generare risorse finanziare e per garantire la propria autonomia e costruire un proprio teatro. All’epoca dovevano affittare i treatri di posa per migliaia di euro alla volta.

Putroppo l’esperimento non funziono’. Il team di designer che aveva vinto la  competitione non riusci’ a trasformare la l’associazione e, nel 2012, furoni esclusi nella selezione finale.

Finalmente ho visitato l’associazione dopo piu’ di due anni. Senza alcun finanziamento i membi di Immagini Gioco e Parole sono riusciti a costruire il palco, la platea, le luci e hanno ricevuto il tendono e un bar in regalo. Noi volevamo trasformarli in un’impresa sociale secondi i  nostri parametri e io ho scoperto che da anni facevano spettacoli a pagamenti nel nord Italia combinati con un Pizza Verace Festival.  In otto anni hanno raccolto piu’ di 50’000 euro e si sono pagati tutto da soli.

Che avevamo noi da insegnarli?

Mentre lasciavo Napoli sul treno per Venezia leggevo Il formaggio e  i vermi di Carlo Ginzburg. Non ho potuto mancare di trovarmi ad assimilarci agli inquisitori dell’Italia del ’500 che misero al rogo il mugnaio che aveva messo in discussione l’autorita’ della Chiesa e la sua funzione intermediaria.

Hanno veramente bisogno di noi o siamo noi, i fondi, Roma e tutta la macchina di Bruxelles che abbiamo bisogno di loro?

 

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13/12/2013

EU impact investing social economy social enterprise social innovation sustainable development

L’agenda politica dell’innovazione sociale, non quella del non-profit

L’agenda politica dell’innovazione sociale non e’ quella del non profit ma di trasformare la societa’, l’economia e lo Stato.

Cosi’ comincia il discorso di Roberto Mangabeira-Unger alla conferenza Social Frontiers di cui ho gia’ fatto riferimento in un blog precedente.

Trovi il video del discorso qui. E’ il miogliore che io conosca. Da non perdere. Buon ascolto.

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