di Giuseppe Lanzi
Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva. – È morta, è morta – gridarono le galline. – Facciamole il funerale. Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portarono i fiori. Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.
La notizia volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò. Lasciò passare un po’ di tempo, cambiò paese, si sdraiò in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi.
Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro:
- È morta, è morta! Facciamole il funerale.
Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco.
Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentiva anche in Francia.
Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e si mangiò tutto il corteo.
La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime. Ne parlò anche la televisione, ma la volpe non si prese paura per nulla.
Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta.
E chi farà come quelle galline vuol dire che non ha capito la storia.
Gianni Rodari – Il Libro degli Errori, 1964
PS Rodari non era pratico di Giaguari…
Immagini tratte da “Microstorie” di Fabiana Canale
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di Giuseppe Lanzi
Sono molto contento che il Professor Monti abbia rispettato le aspettative che ha creato in moltissimi italiani! Io sono uno di questi e mi rallegro nel vedere il mio Paese sempre più vicino agli standard europei, sempre più attento ad una equa distribuzione dei sacrifici, particolarmente attento ai più deboli e soprattutto inesorabile tagliatore di privilegi e di spese inutili.
Lo riscontro nella mia vita quotidiana, in quella dei miei figli: ridotta drasticamente la spesa per la carta igienica nelle scuole!!!
Si sgomina quella indecente casta delle persone con disabilità (Occhio a non parlare di “diversamente abili” che il buon Franco Bomprezzi si arrabbia!) che da sempre vive di privilegi inauditi quali i “personal assistent” (che loro ipocritamente affermano essere indispensabili per la sopravvivenza), i permessi di assenza dal lavoro per i familiari (chiaro segno di nepotismo strisciante), antichi privilegi come l’assistenza domiciliare, che non mi sorprenderebbe se nascondesse retroscena sconci tipo festini o cose del genere…
Sono nate delle vere e proprie Associazioni a Delinquere che gestiscono tutta la partita: si nascondono dietro nomi seducenti quali: Cooperative Sociali (e la cooperativa non può non richiamare tristi ricordi di sovietica memoria…), Associazioni, Organizzazioni Non Governative così spudorate da confessare la loro bieca natura organizzativa… Tutto questo solo ed esclusivamente per spillare soldi dello stato e sangue dai contribuenti!
Ovvio che contro un Governo così attivo, così attento alle indicazioni dell’Europa, ci sono minuscoli gruppi di facinorosi che gridano al Governo delle Banche, alla Dittatura della Finanza, allo sfascio del Welfare (termine evidentemente intraducibile nella lingua di Dante!)… Manca ancora, ma arriva di sicuro, l’allarme per il solito complotto pluto giudaico massonico…
Questo disfattisti, per i quali il Governo dovrà prima o poi pensare a dei provvedimenti democratici come la Deportazione, hanno il coraggio di dire che le priorità sono altre… La solita demagogia sulla Diminuzione della Spesa Pubblica a partire dagli sprechi, dalla riduzione del numero dei parlamentari, dall’eliminazione dei privilegi e della discrezionalità di spesa dei partiti…
Qualcuno insiste ancora sulla eliminazione di costi assolutamente necessari in Paesi civili come l’acquisto dei bombardieri F35 o una opera indispensabile come il ponte sullo stretto di Messina…
Ancora hanno il coraggio di chiedere di investire in Green Economy quando con acciaio e petrolio andiamo alla grande.. Lo accusano di avere svenduto Alitalia e di avere subito il ricatto continuo della Fiat… falsità maligne da rigettare in toto!
Monti è il vero Uomo della Provvidenza!… Si è vero, nella storia gli uomini della Provvidenza non hanno avuto poi delle fini gloriose ma questa è la colpa dei sudditi, del popolo bue…
Il Professore è un chirurgo, e l’operazione è riuscita… Se poi il paziente è morto non sarà mica colpa sua eh???
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di Giuseppe Lanzi
Interessante la discussione nata su twitter dopo la decisione di Ferrovie dello Stato di replicare a Milano la visita al dietro le quinte del mondo ferroviario; alla prima, a Roma, ho avuto il piacere di essere invitato e partecipare.
C’è però stato un ampio risvolto “social” su Twitter: intorno all’hashtag #MeetFS è successo di tutto: dalle sacrosante lamentele degli utenti che hanno trovato un amplificatore alle loro rimostranze, alle lezioni on line di strategia “social” spicciola elargite in dosi di 140 caratteri …
Non sto a raccontarvi nei particolari in cosa consistessero queste visite, perchè sono già stati scritti ottimi report che andrò a linkare sotto… entrambe però chiudevano con una chiacchierata informale con l’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato (non Trenitalia come molti hanno scritto).
Ho provato a chiedermi perchè Ferrovie dello Stato avesse deciso di scatenare questo bagno di sangue, senza nemmeno il “paracadute” di una Agenzia di PR online sulla quale, eventualmente, scaricare tutta la responsabilità (pare sia di moda usare stagisti e agenzie come capri espiatori)… eh si perchè tutto #MeetFS come anche la gestione di @lefrecce e @fsnews_it è gestito internamente dall’Azienda… E a quanto pare nessuno del Social Media Team guidato da Elisabetta de Grimani è sotto tortura o ha ricevuto avvisi di licenziamento.
Moretti poi non è il manager verginello di primo pelo e se è vero che – come ci ha confermato – ha personalmente voluto la presenza sui social e questo tipo di aperture, un motivo deve pur esserci!
Guardiamo allora quali sono le immediate conseguenze di #MeetFS senza la pretesa di vederle tutte.
Lascio a chi è più esperto di me le analisi “social”; molto si è letto, e credo molto si leggerà ancora. Da operatore della comunicazione voglio guardarla dal mio specifico punto di vista.
Il Gruppo FS si divide in diverse società tutte partecipate al 100%; deve stare sul mercato con i treni del’Alta Velocità affrontando la concorrenza, ma deve anche garantire il cosiddetto “Servizio Universale” (leggi treni locali per pendolari) in questo settore da monopolista… Un settore però, quello del trasporto locale, non sostenibile dal punto di vista economico.
Ora però, se l’azionista di FS è il Ministero delle Finanze, e chi decide cosa investire e come organizzare il trasporto locale sono le Regioni, c’è qualcosa che non va… Inoltre il Governo – azionista al 100% di FS – ha finalmente aperto il mercato alla concorrenza, concedendo delle nuove licenze a NTV spa ma solo sulle tratte redditizie dell’AV…
Non sarebbe stato più sensato, come fatto in altri Paesi (cit Moretti) concedere Alta Velocità e Trasporto universale in pacchetto unico? Non sarebbe nata la concorrenza anche sui treni pendolari con conseguente miglioramento del servizio?
Pochi giorni prima su tutti i giornali l’annuncio di Moretti che il servizio regionale è destinato a peggiorare e forse anche a fermarsi; stante le premesse, non è che stava dicendo ai suoi clienti di identificare il bersaglio corretto per le loro lamentele incalzando le Regioni e il Governo sugli investimenti?
No, decisamente non è una verginella Moretti! Infatti nella piacevole conversazione avuta con lui nella (meravigliosa!) stazione Tiburtina a Roma, en passant lasciava cadere delle frasette pesanti come macigni:
l’aver dovuto combattere la criminalità organizzata infiltrata in vari servizi tra cui le pulizie;
che FS investe nel trasporto universale gli utili dell’Alta Velocità mentre il competitor – “giustamente” aggiungeva anche – divide gli utili tra i suoi azionisti;
che ha un debito pregresso che gli costa 400 milioni di euro l’anno di interessi e senza quelli, potrebbe investire ogni anno (cit!) 600 milioni di euro…
Non sono un tecnico ma credo che 600 milioni di euro siano una bella cifra anche per un business dai budget colossali come il trasporto ferroviario.
Non ha parlato di ingerenze della politica, ma quello mi sento di aggiungerlo serenamente io…
Non è che Moretti voleva con questa operazione far emergere tutto questo e far nascere questo tipo di legittimi dubbi? Con il linguaggio di Twitter sembrerebbe essere un #WIN
Un altro aspetto che a mio parere è uscito, sta uscendo fortemente da #MeetFS è che dietro Moretti vi sono delle persone fortemente motivate che amano il loro lavoro e la loro azienda. Ne abbiamo incontrati molti e personalmente mi ha molto colpito l’ingegnere che ci presentava la Stazione Tiburtina: sembrava parlasse di suo figlio!
Non siamo ingenui però: la galassia FS, a partire dalla mega sede in Piazza della Croce Rossa a Roma (indirizzo profetico?) è anche un carrozzone paraministeriale che necessità di essere bonificato. Non ci siamo mai illusi nemmeno per un secondo che bastasse uno o mille #MeetFS
Essendo possibile interloquire in maniera del tutto informale, mi sono permesso di fare con lui questa riflessione: siamo in un momento di forte crisi, il Governo ha necessità assoluta di fare cassa, il rischio è che vengano messi in vendita i gioielli di famiglia; non è che tra questi gioielli possano esserci anche Trenitalia o addirittura RFI (Rete Ferroviaria Italiana; i binari per capirci…)
Ha riflettuto prima di rispondere dopo di che ha detto l’unica cosa che poteva dire: questa è una decisione che compete all’Azionista…. (=Governo… =noi)
Mi è venuto in mente che aveva anche detto che ci sono temi che non riesce a far passare sui giornali…
Non è che tutto sto #MeetFS fosse un chiaro campanello d’allarme?
Io ci sto pensando…
… e buon treno a tutti!
PER APPROFONDIRE
@Pandemia “Una giornata con Trenitalia #meetFS”
@Jovanz74: #meetFS: quando le Ferrovie incontrano gli Influencer
@Cla_Gagliardini “#MeetFS, siete così sicuri che sia stato un #fail?”
@RudyBandiera: Il caso Trenitalia e #meetFS visto da fuori e a mente fredda
@Tommaso: #MeetFS. Una giornata dentro il ciclone.
@fraq su @BlitzQuotidiano “Dillo alle Ferrovie dello Stato, su Twitter: #meetFS si racconta”
Continua a leggere... | 5 Commenti | Tag: #MeetFS, @ecosofista, @fsnews_it, @lefrecce, Elisabetta de Grimani, Ferrovie dello Stato, FS, Italo, Le Frecce, Moretti, NTV, Trenitalia, twitter
di Giuseppe Lanzi
UPDATE 14,50 (sotto)
Confesso che il terremoto che ha colpito l’Emilia mi tocca personalmente per diversi motivi: prima di tutto perchè sono emiliano ma anche perchè mi sembra, almeno fino alla scossa di questa mattina, sia considerato come un terremoto di serie B rispetto ad altri sismi che hanno in passati anche recenti, sconvolto il nostro Paese.
Inoltre per un lungo periodo mi sono occupato di gestioni di emergenze ed in particolare il Terremoto dell’Umbria o il dissesto idrogeologico che distrusse Sarno in Campania. Per oltre sette mesi ho lavorato presso il centro Caritas di Nocera Umbra che lasciai solo per rimanere oltre tre mesi a Sarno.
Sono sempre stato nel primo nucleo di intervento e – a costo di non essere compreso dai terremotati – la prima azione che veniva messa in piedi, come sempre saggiamente fanno i Vigili del Fuoco, era il campo base dove appoggiare i volontari e le comunicazioni sia verso i colpiti dall’emergenza, sia verso le strutture di volontariato che desideravano rendersi utili e per farlo necessitavano di capire bene quali fossero le esigenze delle popolazioni colpite.
Allora esisteva un tavolo coordinato dalla Prefettura e dal Sindaco che veniva chiamato COM Centro Operativo Misto, dove allo stesso tavolo sedevano le Forze dell’Ordine, le autorità sanitarie, le autorità militari, il sistema del volontariato ma anche le società che gestivano le reti elettriche, telefoniche, acquedotti. Questo tavolo veniva poi integrato da chiunque fosse ritenuto utile per quella specifica emergenza. Le sinergie erano immediate al punto che per il trasporto di alcune case di legno in zone montagnose non raggiungibili da TIR, l’Esercito ci mise a disposizione degli elicotteri CH47 e con quelli potemmo raggiungere un risultato per noi irragiungibile.
Comunque la prima preoccupazione, come dicevo, era cercare di fare circolare le informazioni nel modo più efficace e rapido possibile. Gli strumenti allora erano i telefoni, se andavano, i fax se li avevamo, i cellulari se erano in zona i ponti radio.
Oggi la situazione è diversa. Nel Sisma notturno di dieci giorni fa, quando la terra tremò alle quattro del mattino, le prime informazioni le ho, le abbiamo tutti avute su twitter. Da li ho capito che l’epicentro era in Emilia ed ho iniziato, constatato che non vi era a Bassano nessuna reale minaccia al punto che i miei bimbi non si erano svegliati, ho iniziato a chiamare mia madre e i miei fratelli nel Modenese. Grazie a Dio a Fiorano non era successo nulla ma sempre da Twitter ho compreso che il problema era molto serio pochi km più in la.
Questa mattina è stato diverso: scossa percepita molto forte, telefoni e cellulari in tilt anche se per fortuna – ma forse anche per l’abilità degli operatori – il black out è durato pochissimo. Comunque sentita mia moglie e constatata l’evacuazione della scuola dei bambini, non riuscivo a contattare i miei famigliari perchè in Emilia i telefoni suonavano a vuoto…
La rete però non si è interrotta e mio fratello ha potuto twittare che la mamma era con lui e che stavano tutti bene. E lui ha compreso la portata del sisma vedendo tweet con hashtag #terremoto da Bolzano a Milano
Questo per dire l’utilità spicciola, per il singolo cittadino, per i suoi parenti e i suoi amici….
Proviamo invece a ragionare cosa potrebbe fare la struttura di Protezione Civile se avesse un account certificato e potesse fornire informazioni raccolte attraverso la sua capillare presenza sul territorio attraverso la struttura centrale, quelle regionali decentrate e le strutture di volontariato sul territorio.
Per non ripetere, vado di copia incolla da Terremoti: a cosa serve Twitter di Alessio Jacona ( su twitter @alessiojacona )
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Quando ci fu il terremoto in Abruzzo il fatto che le prime notizie e richieste d’aiuto fossero arrivate via Twitter era considerato una novità, una grossa cesura informativa rispetto al passato. Stiamo parlando, in fondo, solo di tre anni fa. Per le scosse in Emilia, invece, tutti hanno considerato “normale” che i social network abbiano iniziato a segnalare quel che stava accadendo prima della tivù, delle agenzie, dei siti di informazione. «Enorme scossa di #terremoto ORA #modena #sanfelice. pare che le case siano ok, interni case distrutti. gente in strada», scrive su twitter alle 4,13 del mattino il blogger ed esperto di Web Gianluca Diegoli, neanche dieci minuti dopo la prima scossa
«Per quasi 40 minuti Twitter è stata la sola fonte informativa disponibile. La televisione dava altro, il sito dell’Ansa non forniva nessuna notizia su quanto stava accadendo», spiega Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei new media alla “Carlo Bo” di Urbino. Ma il sito di microblogging, dice Artieri, quella notte non è stato solo luogo di condivisione di paura o immagini: «Le prime informazioni su epicentro e magnitudo sono comparse da chi ha twittato i dati dei sismografi, i primi consigli sono stati dati da profili di persone che si occupano di sicurezza. Molti hanno messo a frutto la loro creatività e competenza per mappare gli eventi restituendo una sintesi efficace e geolocalizzata, un’informazione costruita collettivamente dai cittadini».
In tutto questo scambio di informazioni on line, nota ancora Boccia Artieri, è mancata la Protezione Civile, che in Italia non ha ancora creato un sistema per la rielaborazione e l’utilizzo dei tweet sulle emergenze. Un compito non facile, peraltro: le segnalazioni sui social network non sempre rispecchiano la reale ubicazione delle maggiori urgenze, e nel giro di poche decine di minuti lo stesso hashtag #terremoto è stato invaso di commenti inutili e fuffa variegata, inquinando così gravemente l’utilità del mezzo.
Eppure l’idea di sfruttare i siti sociali per una gestione più rapida ed efficiente dei disastri non è peregrina. Anzi, in America stanno già cercando di farlo attraverso un’iniziativa chiamata Smem, Social Media Emergency Management: «Molte organizzazioni hanno compreso l’importanza dei media sociali per coinvolgere le comunità di riferimento in un dialogo continuo», spiega Kim Stephens, esperta di gestione delle emergenze e leader del blog iDisaster 2.0. «Lo Smem punta a incrementare la capacità delle istituzioni di comunicare pericoli o emergenze in tempo reale ma anche di raccogliere e filtrare le informazioni fornite “dal basso”, migliorando la risposta e l’uso delle risorse». Lo Smem propone quindi «un nuovo modello di comunicazione social per i rischi e l’emergenza», perché se i cittadini sono “sensori” sul territorio, le informazioni che rilevano in caso di necessità devono essere attendibili, verificate e utilizzate al meglio.
Qualche precedente positivo del resto lo abbiamo avuto anche in Italia: già nel 2010 il Comune di Monza aveva fatto bene su Facebook per l’esondazione del fiume Lambro. A Bologna, durante la nevicata eccezionale di inizio febbraio 2012, si è presentato uno scenario degno di attenzione: come racconta Michele D’Alena, referente per l’Agenda Digitale dell’Amministrazione comunale, molti cittadini armati di tablet e smartphone si sono trasformati in “sensori” sul territorio e hanno iniziato a “trasmettere” sotto la bufera, twittando e condividendo su Facebook informazioni, lamentele e richieste associate all’hashtag (parola chiave preceduta dal simbolo del cancelletto) #boneve. E a differenza dei romani, che di lì a poche ore sarebbero sprofondati nel caos rimanendo abbandonati a se stessi, gli emiliani non erano soli. Qualcuno li ascoltava conversare sui social, sperimentava, provava a dare risposte: «C’è chi ha chiesto e ottenuto via Twitter l’intervento degli spazzaneve in strade secondarie – conferma D’Alena – divenute rilevanti per l’alto numero di segnalazioni georeferenziate pervenute».
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Tralascio gli sciacalli che approfittano di queste disgrazie per farsi vedere… a quelli ci pensa la rete a punirli come dice bene Roberta Milano (su twitter @robertamilano) nel suo blog: “Groupalia: come inventarsi una crisi – Groupalia e lo squallido sfruttamento della paura, inqualificabile.“
Ma per un imbecille in rete, tanti altri che, coordinati dalla Protezione Civile, potrebbero essere molto utili per tanti; un esempio su tutti: l’account ufficiale della Rete Civica Iperbole (Comune di Bologna) su twitter @Twiperbole: informazione locale precisa e puntuale.
Aggiungo che sono tantissimi i professionisti che sarebbero prontissimi a mettersi a disposizione con il loro know how… cosa si aspetta?
Io continuo a usare #ProCivTw…
UPDATE 14,50
mi fanno notare su twitter che la Protezione Civile è malmessa e che twitter è l’ultimo dei problemi… capiamoci: gli scandali di Bertolasi, festini e mignotte NON è la Protezione Civile! E’ vero che il sistema proprio in conseguenza degli scandali, ma anche per evitare che diventasse una SPA (e qui possiamo giocare sui doppisensi!) è stata quasi demolita ma la protezione civile per me è quell’enorme patrimonio di Associazioni e persone che si mettono gratuitamente a disposizione. Perfetto? No di certo ma la soluzione non è certo quella di buttare il bambino con l’acqua sporca! Detto questo, cosa c’entra tutto ciò con l’utilizzo di twitter per migliorare l’operatività?
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di Giuseppe Lanzi
Caro Ministro Passera
ho avuto il privilegio di essere stato selezionato tra i “fabbricatori di idee” e di ricevere ieri, alla Sua presenza, il simbolico “Premio Città Impresa” presso la Fiera di Vicenza.
Si un simbolo, che però ha avuto il grande pregio di fare rendere conto a me e a tanti altri, che siamo in tanti a tirare il carretto… con fatica, ogni giorno ci rimbocchiamo le maniche, non abbiamo istinti suicidi (detto con molto rispetto e nessuna ironia!) e assieme ai nostri collaboratori andiamo avanti e ci permettiamo anche il lusso di provare ad ipotizzare degli scenari di futuro anche migliori.
Ieri ci siamo resi conto che non siamo soli! Solo guardandomi intorno ho visto Andrea Gava che con la sua azienda sta rileggendo l’utilizzo del legno da imballaggio trasformandolo in arredi rispettosi dell’ambiente (e fa anche il Sindaco!) ; ho conosciuto Paolo Contò del Consorzio Intercomunale Priula che è la dimostrazione vivente che i rifiuti possono essere una risorsa; ho visto Carlo Alberto Baesso della Eurven che è forse l’unica azienda metalmeccanica che non piange perchè produce le fantastiche macchine per il riciclo che ormai gli chiedono in tutto il mondo… Ma anche Marco De Ponte di Action Aid dimostrazione che anche il non profit, il Terzo Settore, può e deve dire la sua su idee e innovazione
Sul grande schermo intanto scorrevano le foto degli altri innovatori non meno importanti: Michele Vianello del Parco Scientifico di Venezia, Ugo Biggeri di Banca Etica, Andrea Nicolello Rossi di Fairtrade Italia, Claudia Lubrano di Ecogeco… impossibile citarli tutti! Quello che però mi ha colpito di più è Federico Morello! La sua bio in twitter dice tutto: “17 anni, guarda, ascolta, legge e scrive. Non aveva la banda larga e ora ce l’ha. Nel frattempo ha fondato friuliadd e panedigitale.“
Interessante la lectio magistralis di Oded Shenkar: imitare per innovare… Non sono certo che la sua immovation mi abbia convinto…
Poi è arrivato lei che doveva essere il pezzo forte che stavamo tutti aspettando.
Come prima cosa ci ha detto che non avrebbe parlato di politica perchè tanto queste cose le leggiamo sui giornali; mentre il mio vicino iniziava già a “muggire”, mi sono detto che forse avrebbe avuto molto altro da dirci su innovazione, start up, sviluppo ed ho continuato ad ascoltare con attenzione.
Non ho capito bene cosa volesse dire quando ci ha detto che ora che ha tempo sarebbe venuto spesso nel Nord Est… ma come ha tempo? Ha un Ministero che dovrebbe far tremare le vene ai polsi e lei “ha tempo”? Ma posso avere capito male io…
Quello che invece ho capito certamente bene è la solita retorica che vuole l’Italia il Paese migliore del mondo, che il Nord Est è la parte più virtuosa, che è meglio produrre in Italia…
Al che mi sono chiesto dove lei viva… Quando lavoravo in Sud Africa, un mio caro amico bellunese che importava mobili italiani nel Paese dell’Arcobaleno (nemmeno la retorica è solo italiana) aveva stampato sulle maglie dei suoi collaboratori la scritta: “Italians do it better“… Se come promozione all’estero poteva anche essere simpatica, detta ieri alla Fiera di Vicenza poteva essere al massimo della Captatio benevolentiæ… e su quello, devo dire, non le è secondo nessuno.
E’ certamente simpatico, devo presumere anche competente, ed è il ministro sul quale avevo le aspettative maggiori che – almeno fino ad oggi – vedo non realizzate… per questo sono arrabbiato.
Arrabbiato da padre di famiglia, arrabbiato da imprenditore ed arrabbiato da cittadino… quest’ultima “qualifica” la considero di pari dignità ed importanza delle prime due anche se l’Italia mi sembra essere diventata un Paese di sudditi…
La cronaca arriva subito a fare da contraltare al positivo di ieri a Vicenza: altri suicidi ed una presa di ostaggi ad una sede dell’Agenzia delle Entrate.
Lo so; nemmeno lei ha tutte le soluzioni ma qualcuna, qualche idea almeno dopo tutti questi mesi avremmo voluto vederla. Va bene la commissione, va bene che dia in pubblico la sua mail (a proposito, questo link io lo mando al suo mail… veda lei se rispondere) ma abbiamo bisogno di risultati concreti!
Per chi è in crisi e per chi ha potenzialità di sviluppo ed è frenato dal sistema Paese…
… altrimenti non ci resta che chiudere gli occhi e cantare: con Giuseppe Di Stefano….. (clicca!)
Continua a leggere... | 2 Commenti | Tag: Action Aid, Andrea Gava, Andrea Nicolello Rossi, Banca Etica, Banca Popolare Etica, Biggeri, BPE, Carlo Alberto Baesso, Claudia Lubrano, Consorzio Priula, Ecogeco, Eurven, Fairtrade Italia, Federico Morello, Friuliadd, Gava, Gava Imballaggi, Innovazione, Marco De Ponte, Michele Vianello, Oded Shenkar, panedigitale, Paolo Contò, Parco Scientifico di Venezia, Passera, Terzo Settore
di Giuseppe Lanzi
Dopo il mio post su #nonconimieisoldi diversi amici mi hanno chiesto di conoscere meglio la cosa. Siccome a Fa la cosa giusta! ho avuto modo di registrare una lunga conversazione con Ugo Biggeri – presidente sia di Banca Popolare Etica che di Etica SGR dove si parla anche di questo, ho estrapolato alcuni brani che vi ripropongo in questa Conversazione Sostenibile in video:
Conversazioni Sostenibili: Ugo Biggeri e Giuseppe Lanzi
PS il buon Ugo è allergico a Facebook ma potete seguirlo sul suo Blog in Zoes “zona equosostenibile” o su Twitter
Per conoscerlo da vicino puoi approfittare del Convegno che si terrà a Milano in Bocconi il 20 Aprile dal titolo IMPACT INVESTING: cambiare la Società attraverso i mercati.
Continua a leggere... | Nessun Commento | Tag: @eticasgr, @ncims, @ubiggeri, Banca Etica, Banca Popolare Etica, Biggeri, Etica SGR, non con i miei soldi, nonconimieisoldi, Ugo Biggeri
di Giuseppe Lanzi
NON CON I MIEI SOLDI è il titolo dell’iniziativa lanciata da Banca Popolare Etica che sta avendo molto successo sulla rete al punto che si parla di vero e proprio movimento.
Basta cercare su twitter l’hastag #NONCONIMIEISOLDI per trovare le numerosissime interazioni. Certamente non è la principale, ma uno dei motivi del successo è rappresentato dalla SLOT MACHINE DELLA FINANZA dove puoi fingere di speculare con la finanza. Lanciata però la macchina virtuale, il sistema ti restituisce informazioni su come la finanza potrebbe utilizzare i tuoi soldi obbligandoti a riflettere…
Stasera ho “investito” 29.000 € e, passato all’incasso ho ricevuto due messaggi:
“I TUOI RISPARMI HANNO APPENA FRUTTATO UN BEL 5%; LA SOMMA AMMONTA A 1450€”
e subito dopo:
“COME USEREMO I TUOI SOLDI? FACILE: INVESTIREMO NEL NUCLEARE E NELLE ARMI. Hai visto che tasso? Noi sì che sappiamo far fruttare i tuoi risparmi: armi, centrali nucleari, deforestazione, aziende che sanno sfruttare i lavoratori e utilizzano bambini ci garantiscono utili ben sopra la media. Ma l’importante è il tuo futuro, no?“
Non si poteva chiudere senza un messaggio positivo ed un invito a farsi artefici del cambiamento:
“Ci hanno spiegato i motivi della crisi, ci hanno detto che è colpa della speculazione, ci hanno imposto sacrifici. Quello che non ci hanno raccontato è il grande gioco della finanza e con quali soldi si alimenta. Scoprilo giocando i tuoi risparmi, o fai subito qualcosa per cambiare le regole del gioco.“
Bello, mi sono detto, ed anche io ho rilanciato su Facebook e Twitter continuando l’effetto virale dell’iniziativa…
Bello perchè aiuta a riflettere su temi scottanti e non scontati, ma bello anche perchè Andrea Tracanzan e Gianluca Diegoli (@andreatracanzan e @gluca su twitter) hanno certamente usato al meglio i social dove si può si scherzare, ma si può anche contribuire al cambiamento.
Proprio il giorno di Pasqua, Massimo Mantellini twitta questo banner… “Alberto ha guadagnato 2000 euro in un’ora durante l’ultimo crollo del mercato. Fate come lui (banner su corriere.it)“
Confesso che ci ho messo un po a riprendermi e alcuni dubbi mi son frullati nella testa:
1) I miei colleghi che si occupano di comunicazione sono arrivati alla frutta?
2) E’ il mercato che chiede questo tipo di messaggi aberranti?
O entrambe le cose?
Non è questa sorta di plagio a #NONCONIMIEI SOLDI che condanno; non voglio nemmeno pensare che qualcuno abbia imitato in negativo una iniziativa così positiva! Almeno mi auguro ci siano arrivati da un altro percorso!
Mi scandalizza che qualcuno possa incitare i peggiori istinti umani spingendo non solo a godere delle disgrazie altrui, ma addirittura a cercare di guadagnarci sopra! Con i tempi che corrono è un gioco pericoloso…
E per favore non venite a dirmi che è l’Europa che ce lo chiede!!!
Continua a leggere... | 2 Commenti | Tag: @andreatracanzan, @gluca, @mante, andrea tracanzan, Banca Etica, Banca Popolare Etica, BPE, comunicazione, gianluca diegoli, Massimo Mantellini, non con i miei soldi, nonconimieisoldi
di Giuseppe Lanzi
A volte bastano poche immagini per rendersi conto di realtà così evidenti, così davanti ai nostri occhi, che non riusciamo a vederle.
Questo video del Post Carbon Institute ci aiuta a capire che siamo al “giro finale sulle montagne russe” e come i combustibili fossili siano al capolinea.
Capolinea non senza colpi di coda; vediamo e vedremo ancora molti conflitti per l’oro nero… perchè allora non iniziare subito a ridurre la nostra dipendenza personale dal petrolio?
Buona visione
Continua a leggere... | 2 Commenti | Tag: combustibili fossili, dipendenza, guerra, Petrolio
di Giuseppe Lanzi
UPDATE 16:04
Si legge sulle agenzie che la Rai “RINUNCIA” al canone per smart phones, pc e tablets; non è così! E’ il Ministero dello Sviluppo Economico che ha dato una interpretazione diversa del Regio Decreto escludendo quegli strumenti.
Ora ci dicono che la Rai non ha mai chiesto il pagamento del canone “per il mero possesso di un computer collegato alla rete, di tablet e smartphone” e che il balzello deve essere ”pagato solo per il possesso di un televisore“… e se visto che ci siamo mettessimo in discussione anche questo? E se iniziassimo a parlare di una vera privatizzazione di RAISET? Ah… non si chiama così?….
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L’imprenditore che è in me vorrebbe iniziare con una frase ad effetto tipo: “per farmi pagare questa tassa iniqua dovranno mandare l’esercito“… in effetti la rabbia è tanta soprattutto a leggere che ci sia appiglia ad un Regio Decreto del 1938 per vantare questa richiesta che io non esito a definire assurda ed iniqua…
Mi chiedo poi a cosa sia servito il “Ministero della Semplificazione” e come mai questo Regio Decreto non sia finito nel rogo delle trecentomila leggi abolite e tanto decantate da Calderoli; possibile che non si capisca che in questo momento dove le aziende non riescono a reperire liquidità, dove non riescono ad incassare i loro crediti – anche dallo stato che invece esige i suoi al 15 del mese! – dove anche a fronte di commesse estere, non riescono ad acquistare le materie prime, di tutto c’è bisogno meno che di un ulteriore balzello?
Ma poi perchè una azienda dovrebbe pagare il canone Rai? Solo pechè “POTENZIALMENTE” computer, tablet e smart POTREBBERO ricevere il segnale?
Ma sono sole le aziende a dovere pagare questo iniquo balzello? Stando alla nota di Viale Mazzini potrebbe esserci posta anche per ONG, Onlus ed Associazioni in gerene; infatti spiegano che “le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioè quello relativo a chiunque detenga – fuori dall’ambito familiare (es. imprese, società, uffici) – uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive. Ciò in attesa di una più puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio”.
Ergo? Tutti pronti con il portafogli in mano… Ma se è necessario attendere una “più puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio” perchè dovremmo pagare subito?
Non so voi ma io mi opporrò con tutte le mie forze a questo abuso! E anche in rete sono in tanti che si lamentano… che si ribellano ad una ingiustizia…
Presidente – o se preferisce – Professor Monti, se c’è, batta un colpo!
Continua a leggere... | Nessun Commento | Tag: Balzello, Canone, Rai
di Giuseppe Lanzi
Sono 23 anni che si tiene a Norimberga la fiera che è diventata il punto di riferimento mondiale per l’intero comparto del biologico. Oltre 2500 gli espositori al Biofach ai quali si aggiungono i 200 di Vivaness, area dedicata al biologico nonfood e alla cosmesi naturale.
I 45.000 visitatori dello scorso anno, provenienti da 131 Paesi, sono considerati dagli organizzatori un traguardo superabile quest’anno.
Ogni anno un Paese viene messo sotto i riflettori e quest’anno si parla di India presentato come “fornitore bio autentico e attendibile”. Interessante a questo proposito l’intervista a Sanjay Dave, direttore dell’Agricultural & Processed Food Products Export Development Authority (APEDA)
Quest’anno l’International Federation of Organic Agriculture Movements (IFOAM) e l’Unione tedesca degli operatori economici del settore ecologico alimentare “Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft” (BÖLW), pongono l’attenzione sulla sostenibilità ecologica, sociale ed economica del biologico.
“La sostenibilità è un concetto che, in questi giorni, l’intera economia vorrebbe eleggere a proprio vessillo – afferma Felix Prinz zu Löwenstein, presidente del consiglio direttivo del BÖLW - Però il tutto viene poi gestito effettivamente in modo tale da assicurare alle prossime generazioni un futuro degno di essere vissuto? Si sfruttano le risorse soltanto in misura tale da restare disponibili a lungo andare?” In altre parole, è vera sostenibilità o siamo di fronte a nuovi casi di Green Washing?
Jan Plagge, presidente di Bioland aggiunge che ”l’agricoltura ecologica, con le sue molteplici prestazioni, offre un sistema sostenibile olistico e attendibile. Essa non si lascia appunto ridurre all’impronta CO2 di un comparto merceologico e, tanto meno, è idonea a “inverdire” gli assortimenti o le catene commerciali. In sostanza si tratta fondamentalmente del seguente quesito: di quale agricoltura abbiamo bisogno per la sopravvivenza del nostro pianeta? La sfida centrale sarà quella di comunicare quale alternativa attendibile contrappone il settore bio alle campagne dei grandi gruppi industriali, greenwashing compreso“.
E che l’impronta di CO2 non possa essere l’unico parametro per misurare la sostenibilità è questione sulla quale è necessario approfondire, altrimenti il rischio è quello di fornire informazioni distorte ai consumatori… ma su questo tema tornerò presto.
Mi ha sempre impressionato la partecipazione massiccia degli italiani a questo evento, sia in termini di espositori che in termini di visitatori; mi ha sempre sorpreso che un evento di questo tipo non sia in Italia ma probabilmente anche in questo caso vale il detto “nemo propheta in patria“ … Quello che è certo che per incontrare il biologico italiano nella sua interezza è necessario passare da Norimberga.
Le eccellenze ci sono tutte sia grandi che piccole; infatti grazie a molteplici stand collettivi, anche dei piccoli e medi produttori possono permettersi questa fiera che altrimenti avrebbe dei costi improponibili per questi operatori. Diverse Regioni italiane – Marche, Sicilia ed Emilia Romagna per citarne alcune, gli enti certificatori come ICEA e le associazioni di categoria come AIAB sono sicuramente realtà da visitare.
Non le uniche; quasi impossibile riuscire a conoscere tutte le realtà – anche solo limitandosi a quelle italiane – presenti a Biofach Vivaness. (elenco espositori)
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