FrancaMente

15/04/2014

sport

Fenomenologia di Icardi

Ho seguito prima distrattamente poi con crescente interesse la vicenda di Mauro Icardi, giovane talento calcistico, oggi fra i migliori dell’Inter, la squadra per la quale, come è noto anche ai lettori di questo blog, io faccio il tifo molto intensamente, al punto da essermi creato persino un piccolo spazio personale, nel quale scrivo quando posso, in genere pochi minuti dopo il termine della partita (quasi un esercizio rilassante). Ma ho deciso di scriverne qui, dove assai raramente parlo di calcio, con qualche eccezione, dedicata a Mario Balotelli, e alla finale della Champions a Madrid. Sono infatti convinto che l’ondata di moralismo esplosa sui media e allo stadio, e anche nei commenti dei tifosi, sia del tutto sproporzionata rispetto all’entità della vicenda, se non per un piccolo aspetto, sul quale mi soffermo subito.

L’unica cosa che mi sento sinceramente di rimproverare al giovane argentino è l’uso, su twitter, delle immagini che lo ritraggono con i bambini, figli della sua attuale compagna Wanda Nara. Lo dico anche da giornalista, i bambini vanno lasciati stare. Certo che si possono fotografare, ed è bello vedere che si sta creando un legame, un affetto anche con una nuova figura genitoriale (perché questo, in fin dei conti, accade in tantissime situazioni della vita reale), ma questa cosa deve rimanere privata, nell’album di famiglia, se mai ancora ne esistesse uno. La generazione di twitter e facebook fa fatica, tanta fatica, a comprendere la questione dell’uso corretto delle immagini. Perché l’immagine ormai è tutto, e ci invade sotto ogni forma, sostituendosi spesso alle parole, che si riducono a battute in 140 caratteri. I giornalisti, non per moralismo, ma per tutela della dignità dei minori, hanno elaborato ormai molto tempo fa la Carta di Treviso, dove si raccomanda appunto di non usare in modo sconsiderato le immagini dei bambini.

Perciò a Icardi e a Wanda Nara chiederei di pensarci bene, perché questo aspetto nulla ha a che vedere con tutti gli argomenti, usati a sproposito e in funzione dell’appartenenza del tifo, nei loro confronti. Il fatto che la vicenda personale di tre adulti, per quanto noti a milioni di appassionati di calcio e di gossip, diventi così rilevante da condizionare palesemente persino lo svolgimento di una partita di campionato, e da scomodare un parroco di fede (sic!) sampdoriana a polemizzare con il giovane giocatore dell’Inter è un fenomeno che sicuramente sta interessando i sociologi e gli antropologi.

A me dà enormemente fastidio il moralismo applicato al calcio. Lo abbiamo vissuto, poco tempo fa, proprio nei riguardi di Balotelli (che in ogni caso conduce una vita assai vivace, e dunque non si fa mancare quasi nulla del repertorio del bad boy, come ben si sa). Ora sta succedendo con Icardi, poco più che ventenne, il quale peraltro conduce vita tranquilla, tutto casa e campo di calcio. Certo, in casa si dedica (almeno così pare dalle ripetute millanterie mediatiche) ad una robusta attività sessuale con una donna che è la moglie (in via di separazione) di un suo amico, Maxi Lopez. Tutti o quasi si affannano a ripetere (basta leggere i giornali e seguire qualche commento televisivo) che questi sono fatti loro, fatti privatissimi. Salvo poi aggiungere, spesso non richiesti, un ben preciso giudizio morale. Come ho letto acutamente in un blog interista, Bauscia Cafè, è quanto mai opportuna la citazione di “Bocca di Rosa” di Fabrizio De Andrè: “Si sa che la gente dà buoni consigli, se non può più dare il cattivo esempio”.

Mi hanno stupito, anche in programmi di commento della Rai (la Domenica Sportiva) vedere giornalisti sportivi ammiccare divertiti all’idea che in fondo sarebbe stato giusto che Icardi, durante la partita di Genova, venisse raggiunto da qualche fallo punitivo, senza fargli troppo male, naturalmente. Moralisti e ipocriti si sono incontrati alla perfezione, senza curarsi minimamente del messaggio che ne deriva. Hanno preso le parti di un uomo, Maxi Lopez, del cui comportamento nei confronti della ex moglie forse sarebbe altrettanto interessante coglierne i tratti a dir poco maschilisti. Fatti loro anche questi, certo. Ma il tutto ha assunto un tono surreale, come se si fosse improvvisamente nel salotto di Maria De Filippi, con un paio di tronisti e una bella donna prosperosa e di indubbia vivacità comunicativa.

Non so se la situazione si placherà rapidamente, me lo auguro di tutto cuore. Per parte mia spero che il giovane talento continui a giocare bene e a segnare splendidi gol, dimostrando con questo un comportamento professionale, l’unico parametro in base al quale, come calciatore, può essere valutato dai tifosi e dagli avversari. Mi auguro che i bambini vengano lasciati in pace e protetti da questa notorietà del tutto ingiustificabile. Penso che il calcio, ancora una volta, si dimostra un grande romanzo popolare, e anche chi in modo snobistico ritiene che si tratti di un fenomeno minore dovrebbe riflettere sui messaggi, anche culturali, che vengono lanciati con troppa facilità. Moralismo bacchettone e tifo settario si sommano e fanno danni. Troppo facile prendersela con Icardi, e magari, nello stesso giorno, trascurare la notizia delle percosse subite dalla moglie di un altro calciatore, di un’altra squadra. Forse è il caso di fermarsi. E di riderci sopra, con ironia e leggerezza.

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13/04/2014

politica

Populismo senza solidarietà

Ho letto con attenzione le riflessioni contenute nell’editoriale domenicale di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera, “La sindrome della nostalgia”. Come spesso accade, nella foga iconoclasta, i grandi opinionisti esagerano un po’, forti del loro ruolo di abitanti dell’Iperuranio, dal quale osservano le vicende umane con saggezza e acume senza pari. Ma qualcosa di vero, e di impietoso, nell’analisi della sinistra borghese e benpensante del nostro Paese, c’è eccome. Soprattutto quella sottolineatura dell’incapacità, oggi, di leggere correttamente i bisogni e le urgenze di chi sta pagando gli effetti di una crisi lunghissima ed estenuante. [...]

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07/04/2014

diritti

Isee, ovvero l’evasione equivalente

Diciamolo francamente: uno dei temi di angoscia in molte famiglie italiane, soprattutto in quelle che vedono nel proprio nucleo una persona con disabilità non autosufficiente, o un anziano nella medesima situazione di necessità di accedere a servizi sociosanitari, è rappresentato dall’entrata in vigore dell’Isee, ovvero il famoso o famigerato Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Il regolamento di attuazione è stato di recente approvato dal Governo e sia pure lentamente la macchina della sua possibile applicazione a livello territoriale si è messa in moto. In molti ci stanno mettendo la testa e le competenze, spesso con grande buona volontà, almeno per cercare di limitare le conseguenze più dannose rispetto alle effettive esigenze delle persone e delle famiglie, convinte (spesso non a torto) che andranno incontro a più spesa familiare e meno servizi garantiti dal welfare pubblico. [...]

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25/03/2014

diritti

I diritti sono importanti come le pietre

Una campagna di raccolta fondi attraverso l’sms solidale, il classico 455o2, è attiva in questi giorni, dal 24 al 30 marzo: 2 euro non per mettere su mattoni, o sostenere comunque una causa materiale, come avviene quasi sempre. Ma per difendere i diritti delle persone con disabilità. Il coraggio ce lo ha messo la Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. Tutte le informazioni, anche sulle possibilità di donazione, si trovano nel bel sito www.personenonpesi.it   . Certo, ne parlo bene perché conosco Fish sin dal suo primo giorno di vita, e ne faccio parte, come presidente di Ledha, la rete delle associazioni lombarde. Ma spendo questo appello a tutti coloro che lo leggeranno e, spero, lo diffonderanno, perché considero questa campagna a colpi di sms solidale quasi come un referendum popolare in favore di una seria e rinnovata attenzione alla realtà delle famiglie e delle persone con disabilità. [...]

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17/03/2014

barriere

Vittorio Sgarbi e le capre disabili

Non volevo scriverne, davvero. Ma alla fine penso che sia giusto rendere conto ai miei affezionati (?) lettori di FrancaMente di una intervista elettorale a Vittorio Sgarbi, personaggio che non necessita di particolari presentazioni, questa volta nei panni di candidato per i Verdi (sic!) a sindaco di Urbino. L’intervista è stata pubblicata, assieme a quelle con gli altri candidati, su “Il Ducato online”, ossia il giornale dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino, e i virgolettati abbondano, come è giusto quando si vuol riportare fedelmente il pensiero dell’intervistato. Il punto in questione è il giudizio del Grande Critico rispetto alla proposta urbanistica che sembra affascinare i cittadini di Urbino, ossia la realizzazione di scale mobili e di ascensori gratuiti per rendere accessibile il centro storico, attualmente impraticabile non solo per chi si muove in sedia a rotelle, ma anche per chiunque faccia fatica a inerpicarsi nel cuore di una città splendida quanto sicuramente preziosa e delicata. Questa mia lunga premessa per cercare di essere sereno e obiettivo, e non pregiudizialmente pronto a insultare con un ripetuto “Capra! Capra! Capra!” il nostro showman dell’arte e della politica. [...]

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11/03/2014

diritti

Accompagnamento, non provateci

Conosco da troppo tempo Pietro Vittorio Barbieri, le sue idee, il suo modo di fare interlocuzione politica e sociale, prima come presidente di Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, poi, da qualche tempo, come portavoce del Forum del Terzo Settore, per non allarmarmi seriamente leggendo oggi un suo comunicato estremamente duro, anche se basato su “rumors” e non su notizie definitive. “Non si tocchino le indennità di accompagnamento!” scrive il presidente della Fish, rivolgendosi evidentemente al nuovo Governo. [...]

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05/03/2014

Coscienza

Auguri Francesco, un altro anno da Papa

Un anno e non sentirlo, volato con la freschezza della novità e del carisma. Papa Francesco è sicuramente una delle poche buone notizie degli ultimi 365 giorni, e lo è non solo per i credenti, ma per tutti, comprese le persone come me, che un po’ di fede ce l’hanno, ma si sono allontanate da molto tempo da una Chiesa difficile da amare, e a volte persino da capire. [...]

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21/02/2014

Orrori

Eutanasia per i bambini? Filippo, non firmare quella legge

Ho appena firmato un appello internazionale per chiedere a Filippo, re del Belgio, di non firmare la legge, approvata dal Parlamento, che consente il ricorso all’eutanasia infantile. Forse è tardi, ed è comunque assai difficile che il sovrano decida di utilizzare questo strumento estremo per fermare un provvedimento che viene da lontano, sorretto e sospinto persino dal consenso di un’ampia parte della popolazione, stando ai sondaggi. Ma è giusto alzare la voce, ovunque possibile, contro un’aberrazione inaccettabile, che si basa su una serie di pregiudizi e di stereotipi dei quali, inutile dirlo, siamo impregnati anche noi, qui in Italia, e non solo. [...]

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13/02/2014

politica

Il futuro secondo Matteo

Provo a mettere in fila adesso, mentre i giochi si stanno compiendo, le mie sensazioni di persona che della politica ha vissuto sempre e solo la dimensione della passione, dell’impegno, del servizio, del rapporto fra società civile e rappresentanza istituzionale. Sono passato attraverso i momenti bui di questa Repubblica, quando si poteva ragionevolmente temere una svolta autoritaria, sotto la spinta eversiva di un terrorismo spesso teleguidato da menti che agivano nell’ombra. Oggi, di fronte all’atteggiamento strano, per certi versi sorprendente, della direzione nazionale del Pd, ho la sensazione che qualcuno, là dentro, abbia davvero paura che siamo vicini all’ultima spiaggia della democrazia così come in qualche modo si è dipanata negli ultimi decenni. [...]

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03/02/2014

barriere

Sordi, in un mondo che non sa ascoltare

Travolto dalle notizie di cronaca ho trascurato un impegno, quello di ragionare attorno a un convegno, non uno dei tanti appuntamenti, pure lodevoli. Ma un incontro speciale, costruito con sapienza da Martina Gerosa, a Milano, in gennaio, dal titolo che è tutto un programma: “Sentiamoci! Riflessioni sulla disabilità uditiva”. Una bella sede, l’auditorium San Vittore dove ha sede la cooperativa “La cordata”, un programma denso e coinvolgente, aperto dal film “Sento l’aria” di Mirco Locatelli. Un pubblico composito, nel quale non erano certo prevalenti i sordi, e comunque sarebbe stato difficile distinguere chi sentiva con le proprie orecchie, chi con l’ausilio degli impianti cocleari, chi seguendo il labiale, chi la sottotitolazione, chi la lingua dei segni. Ognuno poteva scegliere e sentirsi incluso, come è giusto, o meglio, come sarebbe giusto sempre. Mi è tornato in mente questo incontro splendido, al quale ho avuto l’onore di partecipare e di dire la mia, assieme ad altre persone assai preparate, leggendo lo splendido post di Claudio Arrigoni su InVisibili di corriere.it, dedicato a Derrick Coleman, il primo giocatore di rugby americano riuscito ad arrivare fino al mitico Superbowl, la finale stellare diffusa in tutto il mondo, pur essendo sordo, in uno sport nel quale la comunicazione verbale, spesso urlata, è fondamentale per chiamare gli schemi di gioco.

Una storia di normalità, in un mondo in cui questa risulta comunque una impresa enorme, resa possibile dalla tenacia di un campione, ma anche dall’ottima relazione con il contesto della propria squadra, e dall’uso di tecnologie compensative in grado di ridurre il deficit uditivo, che pure rimane e pesa. Derrick, per la cronaca, ha pure vinto il Superbowl con i suoi Seattle Seahawks. Sarebbe stato un argomento in più, nel nostro incontro di gennaio. Ma non avrebbe aggiunto molto alla sostanza di un ragionamento “a più voci”, che partiva da esperienze di vita vera, con storie di generazioni diverse, ragazzi, adulti, professionisti, artisti, aspiranti genitori. Un dialogo importante che mi ha aiutato a conoscere meglio un punto di osservazione della realtà che naturalmente conosco meno, e che mi incuriosisce non poco.

Rispetto alla sordità, infatti, continuano a sopravvivere gli stereotipi peggiori, basati sul pregiudizio. Innanzitutto si tratta di una disabilità non evidente come tante altre, e che dunque spesso comporta un impatto ruvido quando si tratta di stabilire un qualsiasi tipo di dialogo: allo sportello di un ufficio pubblico, in una coda, su un mezzo di trasporto, in un ambiente affollato e rumoroso, in un cinema o in un teatro, in un palazzetto dello sport o in uno stadio. I sordi hanno scelto storicamente la strada dell’identità, della comunità, del gruppo autosufficiente grazie all’abitudine, nel passato ma anche oggi, di ricorrere all’uso della lingua dei segni che però ha comportato la conseguenza, quasi inevitabile, di un isolamento rispetto alla generalità delle persone, che non conoscono tale lingua e non hanno, salvo eccezioni, alcun obbligo di apprenderla.

La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità spiega correttamente come sia doveroso utilizzare qualsiasi strumento per consentire la comunicazione libera delle persone sorde. E fra questi strumenti c’è sicuramente anche la lingua dei segni, diversa peraltro da Paese a Paese. Lo sviluppo tecnologico ha favorito negli ultimi decenni la crescita di soluzioni basate sulle protesi acustiche, sugli impianti cocleari, ma anche la diffusione della sottotitolazione, delle applicazioni per smartphone, l’uso di internet. E’ paradossale come, in realtà, il mondo di chi sente benissimo sia invece totalmente sordo rispetto alla realtà dei non udenti. E’ come se ci passassero accanto senza sfiorarci. E invece dalle loro vite, dai desideri normali e spesso complicati dal deficit, dalle abilità sviluppate nel lavoro, dalle realtà di famiglie splendide, dalla capacità di autoironia e di ironia, si apprende una lezione di umanità concreta che arricchisce e ci riguarda, ci stimola, ci coinvolge, ci interroga.

E’ il paradosso della società della comunicazione. Solo il silenzio, a volte, ci permette di ascoltare davvero.

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