FrancaMente

24/10/2014

disabili

Renzi, non ce lo meritiamo

Leggo ancora una volta il solito copione e mi rattristo. Nella bozza della legge di stabilità si prevede il taglio di 100 milioni di euro al fondo nazionale per la non autosufficienza, da 350 a 250 milioni, e il congelamento del Fondo per le politiche sociali. Le associazioni, unite come non sempre avviene, non ci stanno e chiedono un incontro urgente. Vorrebbero Renzi presente, si trovano davanti due sottosegretari, animati dalle migliori intenzioni, ma evidentemente non in grado di decidere un accidente. E si torna a parlare di mobilitazione necessaria. Quasi una forma di fisioterapia di massa, una ginnastica pericolosa, specie avvicinandosi la stagione invernale. Lo abbiamo visto e fatto tante volte. Con il risultato, spesso, di vincere la battaglia, sapendo che la guerra continuerà a svilupparsi in mille trincee, tra agguati, trabocchetti e altre diavolerie previdenziali e contabili.

Il mondo della disabilità non merita questo trattamento. Non lo ha mai meritato, anche quando è stato ripetutamente messo in un angolo con campagne furbe e detestabili che hanno inutilmente cercato di dimostrare l’indimostrabile, ossia che in Italia si spende troppo per chi non è produttivo: “ISTAT certifica che in Italia la spesa sociale per la disabilità è inferiore di mezzo punto di PIL rispetto alla media UE di 2,1% – documenta il sito della Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – In Italia la spesa pro capite è di 423 euro l’anno: la media UE è di 536. In Germania se ne spendono 277 in più, in Croazia 100. Il divario rispetto alla UE è di circa 8 miliardi di euro. Se osserviamo gli effetti pratici ciò significa esclusione sociale, marginalità, impoverimento progressivo delle persone con disabilità e dei loro familiari che spesso sono gli unici caregiver, in un’assenza di politiche certe e strutturate”.

Caro Renzi, non tutte le donne con disabilità potranno mettere al mondo un bebè dal prossimo gennaio, anzi credo che in questa situazione saranno ben poche a poterselo permettere, perciò a loro quel bonus di 80 euro non fa né caldo né freddo. Non tutte le persone con disabilità hanno un lavoro che permetta loro di accedere agli 80 euro di bonus in busta paga o al tfr, per il semplice motivo che oltre due terzi sono strutturalmente disoccupati e dunque devono, necessariamente, avere accesso a servizi, a risorse, a progetti di vita indipendente, se non vogliono finire, come unica e ultima scelta, in una struttura protetta.

Pensavo sinceramente che indietro, almeno rispetto all’esiguo bilancio degli ultimi anni, fosse impossibile tornare, e invece, almeno in prima battuta, ci risiamo. Almeno ci fosse un segnale di serietà e di trasparenza, una proposta di approfondimento e di riforma strutturale del complesso meccanismo procedurale che rende difficile costruire progetti concreti attorno alle persone, come vuole la Convenzione Onu. Niente di tutto questo, il Piano d’azione nazionale è fermo tra i buoni propositi, i tagli alle Regioni e ai Comuni sono l’unica certezza conclamata.

Parlare di delusione, al momento, è pure poco. Caro Renzi, c’è solo una cosa da fare. Tra un tweet e l’altro, durante la Leopolda o subito dopo, manda un segnale forte: “Mi sono sbagliato, sulla disabilità non si taglia #statesereni “. Che comunque, a dirla tutta, sereni non stiamo di sicuro.

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20/10/2014

salute

Il tempo del corpo

Sono tornato a casa dopo un ricovero d’urgenza, ho sconfitto abbastanza rapidamente il perfido trombo che si era aggrumato nei miei polmoni. Insomma non ho ancora vinto la guerra, ma le prime battaglie sì. Lo capisco perché mi ascolto. Ho imparato in questi giorni di convalescenza ad accettare la legge del corpo, i suoi tempi, i suoi messaggi, il suo linguaggio assolutamente chiaro e comprensibile. Ma faccio fatica ad adeguarmi a questo tempo del corpo. Se uno viene preso a bastonate è abbastanza semplice capire perché si sta male. Ma quando il nemico ti assale dall’interno, togliendoti letteralmente il respiro, la faccenda si complica. [...]

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10/10/2014

Orrori

Cristo si è fermato ad Ebola

Non ho argomenti né competenza. Solo gli strumenti normali di chi è abituato da anni ad osservare l’andamento delle notizie relative a epidemie, a malattie devastanti e contagiose, a vecchi e nuovi incubi globali. Resto colpito, quasi annichilito, dal cinismo con il quale negli ultimi giorni viene veicolata, in modo crescente, l’informazione sulla diffusione in Occidente del virus di Ebola. L’unica preoccupazione sembra essere quella di scongiurare il contagio qui, nei Paesi evoluti e vaccinati, ricchi e istruiti. Il tema è come isolare, come bloccare, come evitare il contagio. I singoli casi vengono trattati con cauto allarmismo, un mix orribile di detto e non detto. Poi lo stacco, ogni tanto, sulle immagini che testimoniano il vero dramma, quello che si consuma laggiù, nei Paesi dove si muore a migliaia, non a singole unità. [...]

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30/09/2014

Coscienza

Elogio del respiro

Ancora una volta sembra che il mio organismo, apparentemente fragile, stia superando i marosi di una bufera violenta e improvvisa. La paura assume l’aspetto del sudore freddo che ti invade in quegli istanti nei quali realizzi che stai effettivamente male come mai ti era capitato prima, e non per un dolore, ma per la mancanza di qualcosa di talmente immateriale da non essere quasi mai apprezzata come dovrebbe: il respiro.

Ero improvvisamente incapace di compiere qualsiasi gesto senza avere il cuore in gola e il respiro strozzato, breve, sincopato e aritmico, incontrollabile al punto da temere di non averne più a disposizione.  Di qui la decisione di affidarsi alle competenze collaudate dei servizi di urgenza. Prima l’ambulanza, poi il pronto soccorso, codice giallo, una prima visita,  la maschera,  l’ossigeno, e poi la tac: embolia polmonare. Diagnosi secca, precisa. Una fucilata nelle orecchie, perché la parola fa effetto, spaventa. Ma un secondo dopo realizzi che una spiegazione così chiara di quanto è accaduto apre subito le porte della speranza: posso guarire e tornare come prima.

E così oggi scrivo con il tablet in ospedale e organizzo i miei pensieri ascoltando con gioia il mio compagno di viaggio appena ritrovato: il respiro.  Soffio di vento interno, misterioso messaggero e ambasciatore della nostra esistenza. Prometto di ascoltarne di più i consigli che costantemente mi invia e che io, presuntuosamente ho spesso ignorato.

La vita ricomincia ogni volta e ti sorride.

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22/09/2014

diritti

Lavorare meglio, lavorare tutti (o quasi)

Ancora una volta ho scritto nella mia pagina di facebook una frase sgorgata di getto, dopo ore di telegiornali e di talk show dedicati all’articolo 18: “L’art. 18 fa parte della nostra storia civile, non c’è dubbio. Ma non ho mai visto i sindacati minacciare uno sciopero generale per chiedere l’applicazione della legge 68 del ’99 per il lavoro alle persone con disabilità. O mi sbaglio?” . A giudicare dalla valanga di “mi piace” in poche ore (circa trecento) e di condivisioni sulle bacheche personali di 45 miei “amici” di ogni tipo e tendenza politica, devo dedurne che ho toccato un nervo scoperto e ho espresso un pensiero, in modo credo del tutto civile e rispettoso, che però apre una riflessione più vasta e forse ha bisogno di qualche aggiunta, qui, dove le parole mi vengono con facilità. [...]

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15/09/2014

Fenomeni

L’Indignato Sociale

Confesso che questa volta non ho avuto coraggio. Dopo aver letto il sorprendente post di Riccardo Bonacina “Chi se ne frega di Daniza” ero tentato di cliccare “mi piace” e di condividerlo sulla mia pagina di Facebook e di Twitter. Al di là del titolo volutamente provocatorio, trovavo e trovo molto convincente larghissima parte del suo ragionamento. Io, per il mio carattere, sarei stato più sfumato, magari non cerchiobottista, ma insomma avrei tentato di non tirarmi addosso l’ira funesta degli indignati sociali. Però dentro di me e parlandone con chi mi sta vicino, avevo espresso la medesima insofferenza per l’enfasi del tutto esagerata che per alcuni giorni è stata garantita dai media di ogni genere a una vicenda sicuramente triste e sfortunata, ma comunque da ricondurre in una dimensione accettabile, senza toni minacciosi e richieste forcaiole. In realtà non ho cliccato “mi piace” e non ho condiviso il post perché ho temuto la valanga degli Indignati Sociali, che mi avrebbe travolto di sicuro (e magari lo farà adesso) e in quel momento non avevo neppure il tempo per seguire personalmente gli effetti di una semplice e umanissima solidarietà professionale con il direttore editoriale di Vita. [...]

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08/09/2014

Fenomeni

Napoli ci riguarda

Mi sono stupito quando, due giorni fa, dopo aver inserito sulla mia pagina di facebook questo semplice pensiero: “Ma perché a Napoli non si reagisce con la stessa rabbia popolare quando i morti li fa la camorra?”, ho visto schizzare a livelli impensati le condivisioni e i “like”, ossia gli apprezzamenti. Il medesimo fenomeno  in proporzione su twitter. Non mi pareva di aver espresso un pensiero così clamorosamente originale, e infatti in molti hanno commentato di aver pensato esattamente la stessa cosa, vedendo le reazioni alla tragica morte di Davide Bifolco, raggiunto da una pallottola partita dalla pistola di un carabiniere. In realtà il mio era il sincero rammarico per un’occasione perduta, ossia quella di aprire un ragionamento positivo sugli anticorpi, che pure ci sono, nel tessuto sociale partenopeo. Certo, in occasione di delitti particolarmente efferati di camorra non sono mancati i cortei, le manifestazioni, i discorsi, le veglie di preghiera. Ma il tutto in un modo assai più composto, quasi come un atto dovuto di dignità più che come una vera indignata e arrabbiata protesta contro la criminalità organizzata. [...]

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02/09/2014

Fenomeni

Una doccia gelata

Torno da una decina di giorni di vacanza e trovo in Italia un dibattito molto articolato sul fenomeno dell’estate, l’Icebucket challenge, insomma la secchiata di acqua gelata per testimoniare a favore della raccolta fondi per la ricerca sulla Sla. Ero in Francia, dove ho visto sull’argomento solo qualche breve servizio di cronaca nei telegiornali, di taglio piuttosto neutro, senza enfasi di tipo politico. Non mi pare che nessun leader francese si sia dedicato in favore di telecamera all’esercizio della secchiata benefica, ma potrei sbagliarmi. Resta il fatto che in Italia la questione assume, ancora una volta, un taglio quasi ideologico, che mi pare del tutto fuorviante. Il tema è invece squisitamente mediatico, e tecnico, dal punto di vista delle prospettive del fund raising, e merita, fra un po’ di tempo, una riflessione accurata e non legata solo al risultato di questo primo successone mondiale, come nota giustamente Gabriella Meroni qui su Vita.it . [...]

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16/08/2014

Informazione

Il coraggio di vivere, ovvero auguri Riccardo!

Caro Riccardo,

ho controllato la tua pagina facebook: hai ricevuto in poche ore quasi 400 auguri di buon compleanno, da amici di ogni tipo, contatti personali, familiari, colleghi, persone più o meno illustri nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione, del volontariato e altro ancora. Un campione dell’umanità che hai incrociato nel tempo da quando hai deciso di declinare il tuo mestiere di giornalista verso una direzione del tutto speciale, e hai coinvolto, 20 anni fa, una piccola armata Brancaleone, della quale sono onorato di far parte. Ho aspettato il giorno dopo, e oggi, 16 agosto, ti faccio di cuore i miei auguri per i tuoi primi 60 anni. Posso farlo senza timore di irriverenza, visto che ti precedo di due anni e quindici giorni, come ben sai. [...]

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11/08/2014

disabili

In ricordo di Vincenzo Langella

Ciao Vincenzo, mi hai colto di sorpresa. Ci sono persone che non vedi e non senti spesso, ma sai che ci sono, che stanno facendo cose che ti piacciono, che condividi. Sai che puoi contare sul loro impegno, usano le medesime parole, hanno voglia di cambiare il mondo in meglio, ma con il sorriso, mai con l’arroganza e con il lamento. Tu eri una di queste persone speciali. Vincenzo Langella, ci hai lasciato a 43 anni. Te ne avrei dati 30 o poco più. L’impegno di volontario a rotelle ti ha mantenuto fuori dal tempo fino ad ora, quando sei scomparso all’improvviso, lasciando intatta e piena di allegria la tua pagina di facebook. Che ora si sta riempiendo di saluti, commossi ma non tristi. Non vorresti davvero che i tuoi amici si mettessero a piangere attorno a te. Sei sempre riuscito a farli ridere, nonostante tutto. [...]

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