FrancaMente

15/09/2014

Fenomeni

L’Indignato Sociale

Confesso che questa volta non ho avuto coraggio. Dopo aver letto il sorprendente post di Riccardo Bonacina “Chi se ne frega di Daniza” ero tentato di cliccare “mi piace” e di condividerlo sulla mia pagina di Facebook e di Twitter. Al di là del titolo volutamente provocatorio, trovavo e trovo molto convincente larghissima parte del suo ragionamento. Io, per il mio carattere, sarei stato più sfumato, magari non cerchiobottista, ma insomma avrei tentato di non tirarmi addosso l’ira funesta degli indignati sociali. Però dentro di me e parlandone con chi mi sta vicino, avevo espresso la medesima insofferenza per l’enfasi del tutto esagerata che per alcuni giorni è stata garantita dai media di ogni genere a una vicenda sicuramente triste e sfortunata, ma comunque da ricondurre in una dimensione accettabile, senza toni minacciosi e richieste forcaiole. In realtà non ho cliccato “mi piace” e non ho condiviso il post perché ho temuto la valanga degli Indignati Sociali, che mi avrebbe travolto di sicuro (e magari lo farà adesso) e in quel momento non avevo neppure il tempo per seguire personalmente gli effetti di una semplice e umanissima solidarietà professionale con il direttore editoriale di Vita.

Non voglio entrare adesso nel merito della questione che in effetti, come ampiamente previsto, è già in parte scesa di peso e di attenzione. Personalmente mi sono fatto l’idea che siano stati commessi tanti piccoli e grandi errori, distribuiti nel tempo e nello spazio, nella gestione assai complessa di un equilibrio ecologico ed etologico difficile ovunque, Trentino compreso. Ma da qui a chiedere, ad esempio, le dimissioni del ministro dell’Ambiente ce ne corre. Minacciare il fungaiolo spaventato è al di là di ogni ragionevole dubbio un esempio di totale idiozia e inciviltà. Discutere seriamente del caso è certo possibile, protestare anche, ma non in questo modo. E qui vengo alla mia considerazione e al titolo del mio post: l’Indignato Sociale.

Ho l’impressione che ormai stia diventando quasi un’occupazione stabile. A colpi di hashtag si combattono ogni giorno battaglie e guerre planetarie per i motivi più disparati, e quasi sempre per sostenere cause delle quali si conosce poco o niente, mossi solo da un video, da una foto, da una frase, da una catena di Sant’Antonio alla quale non si riesce a sottrarsi pena la perdita inconsolabile di amicizie virtuali e magari persino reali. Il flusso costante di richieste di firme per le petizioni più incredibili è un fenomeno che si alimenta come un Moloch insaziabile. Facebook e Twitter agiscono a tenaglia e colpiscono senza tregua, di giorno e di notte. Occorre molto sangue freddo, contare fino a dieci e anche oltre, per riuscire a rimanere indenni, e non cadere nelle trappole disseminate ovunque. L’indignato sociale sa come farti sentire in colpa, o in ritardo. Invia il medesimo messaggio a una lista lunghissima di contatti, tecnicamente li “tagga” in modo tale che tutti possano vedere chi è stato coinvolto (in barba a qualsiasi rispetto della privacy…). Nei flussi di messaggi privati su facebook si è costretti spesso ad “abbandonare la conversazione” ben sapendo che così si viene smascherati ed esposti al pubblico ludibrio. L’ingresso di “messenger” come strumento di gestione dei messaggi di facebook sugli smartphone ha se possibile peggiorato le cose, rendendo insopportabile l’applicazione (che infatti ho disinstallato immediatamente).

Il meccanismo dell’Indignato Sociale è potente e violento: chiunque si dissoci o almeno prenda le distanze da cause che forse all’origine potrebbero anche essere condivise, ma non in termini spesso arroganti o addirittura palesemente volgari, è sotto scacco e sa già che subirà l’anatema e l’aggressiva protesta dei Difensori Della Causa Giusta. Il fatto è che quasi mai questo spropositato spiegamento di mezzi virtuali di convincimento, questa coscrizione di massa, ha un esito pratico e risolutivo rispetto al tema che di volta in volta viene messo in campo. Non riesco, ad esempio, a immaginare le modalità concrete di boicottaggio del Trentino. Niente più speck sulle nostre tavole? E lo strudel? I vini friulani sì, quelli della Val d’Adige no? Niente vacanze in montagna? E poi se in tanti, magari animalisti convinti, perdono il lavoro, che si fa? Insomma, io scusate ma non me la sento. Mi spiace moltissimo per la sorte di Daniza, a differenza di Riccardo Bonacina. E spero che i suoi piccoli se la cavino e crescano sani e felici. Ma non ce la faccio ad occuparmi seriamente anche di questo.

E neppure voglio costringermi, per richiamare l’attenzione su temi a me più consoni (magari, per dire, i diritti negati delle persone con disabilità) a gesti clamorosi o a raccontare storie tremende e commoventi. Vorrei un mondo nel quale, ogni tanto, anche gli Indignati Sociali si riposino e vadano in vacanza. Abbassiamo l’hashtag, per favore. Restiamo umani. La partecipazione è una cosa ben diversa. Ma non si spiega in 140 caratteri.

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08/09/2014

Fenomeni

Napoli ci riguarda

Mi sono stupito quando, due giorni fa, dopo aver inserito sulla mia pagina di facebook questo semplice pensiero: “Ma perché a Napoli non si reagisce con la stessa rabbia popolare quando i morti li fa la camorra?”, ho visto schizzare a livelli impensati le condivisioni e i “like”, ossia gli apprezzamenti. Il medesimo fenomeno  in proporzione su twitter. Non mi pareva di aver espresso un pensiero così clamorosamente originale, e infatti in molti hanno commentato di aver pensato esattamente la stessa cosa, vedendo le reazioni alla tragica morte di Davide Bifolco, raggiunto da una pallottola partita dalla pistola di un carabiniere. In realtà il mio era il sincero rammarico per un’occasione perduta, ossia quella di aprire un ragionamento positivo sugli anticorpi, che pure ci sono, nel tessuto sociale partenopeo. Certo, in occasione di delitti particolarmente efferati di camorra non sono mancati i cortei, le manifestazioni, i discorsi, le veglie di preghiera. Ma il tutto in un modo assai più composto, quasi come un atto dovuto di dignità più che come una vera indignata e arrabbiata protesta contro la criminalità organizzata. [...]

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02/09/2014

Fenomeni

Una doccia gelata

Torno da una decina di giorni di vacanza e trovo in Italia un dibattito molto articolato sul fenomeno dell’estate, l’Icebucket challenge, insomma la secchiata di acqua gelata per testimoniare a favore della raccolta fondi per la ricerca sulla Sla. Ero in Francia, dove ho visto sull’argomento solo qualche breve servizio di cronaca nei telegiornali, di taglio piuttosto neutro, senza enfasi di tipo politico. Non mi pare che nessun leader francese si sia dedicato in favore di telecamera all’esercizio della secchiata benefica, ma potrei sbagliarmi. Resta il fatto che in Italia la questione assume, ancora una volta, un taglio quasi ideologico, che mi pare del tutto fuorviante. Il tema è invece squisitamente mediatico, e tecnico, dal punto di vista delle prospettive del fund raising, e merita, fra un po’ di tempo, una riflessione accurata e non legata solo al risultato di questo primo successone mondiale, come nota giustamente Gabriella Meroni qui su Vita.it . [...]

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16/08/2014

Informazione

Il coraggio di vivere, ovvero auguri Riccardo!

Caro Riccardo,

ho controllato la tua pagina facebook: hai ricevuto in poche ore quasi 400 auguri di buon compleanno, da amici di ogni tipo, contatti personali, familiari, colleghi, persone più o meno illustri nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione, del volontariato e altro ancora. Un campione dell’umanità che hai incrociato nel tempo da quando hai deciso di declinare il tuo mestiere di giornalista verso una direzione del tutto speciale, e hai coinvolto, 20 anni fa, una piccola armata Brancaleone, della quale sono onorato di far parte. Ho aspettato il giorno dopo, e oggi, 16 agosto, ti faccio di cuore i miei auguri per i tuoi primi 60 anni. Posso farlo senza timore di irriverenza, visto che ti precedo di due anni e quindici giorni, come ben sai. [...]

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11/08/2014

disabili

In ricordo di Vincenzo Langella

Ciao Vincenzo, mi hai colto di sorpresa. Ci sono persone che non vedi e non senti spesso, ma sai che ci sono, che stanno facendo cose che ti piacciono, che condividi. Sai che puoi contare sul loro impegno, usano le medesime parole, hanno voglia di cambiare il mondo in meglio, ma con il sorriso, mai con l’arroganza e con il lamento. Tu eri una di queste persone speciali. Vincenzo Langella, ci hai lasciato a 43 anni. Te ne avrei dati 30 o poco più. L’impegno di volontario a rotelle ti ha mantenuto fuori dal tempo fino ad ora, quando sei scomparso all’improvviso, lasciando intatta e piena di allegria la tua pagina di facebook. Che ora si sta riempiendo di saluti, commossi ma non tristi. Non vorresti davvero che i tuoi amici si mettessero a piangere attorno a te. Sei sempre riuscito a farli ridere, nonostante tutto. [...]

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02/08/2014

Coscienza

62 anni e non sentirli

Quest’anno non avrei voluto scrivere a ridosso di una data che non è particolarmente densa di significato. Compiere 62 anni, di per sé, non è un traguardo memorabile. In genere l’attenzione si fissa attorno ai passaggi ritenuti fatidici: i 20 anni, poi i 30, ancor più i 40, interessanti anche i 50, mentre i 60 creano già qualche apprensione. 62 è per così dire un anno qualsiasi. Il silenzio, in certi casi, è opportuno. Non per paura o perché mi preoccupi l’anagrafe, ma per il semplice fatto che non riesco ad abbinare niente di particolarmente significativo attorno a questo genetliaco. Ecco perché sono rimasto sorpreso, molto piacevolmente, da un regalo on line di Simonetta Morelli, blogger come me di InVisibili, il blog di corriere.it dedicato appunto ai temi della disabilità. Simonetta, senza dirmi niente, ha espresso molti pensieri attorno al mio compleanno, con grande delicatezza e profondità, come le è del resto abituale. Vi consiglio vivamente la lettura, non per narcisismo personale, ma anzi, al contrario, per cogliere, nel suo ragionamento, il senso di un lavoro collettivo sulla comunicazione positiva. Un lavoro che io porto avanti anche qui, su FrancaMente, da tanto più tempo, e con lettori attenti anche se parchi di commenti. [...]

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16/07/2014

disabili

Quando il lavoro diventa disabile

Ancora una bella idea, ancora un tentativo pubblico di far capire quanto e come possano essere produttive e realizzate le persone con disabilità quando trovano e mantengono un lavoro e lo svolgono al meglio. Accade domani, giovedì, a palazzo Lombardia, l’avveniristica sede della Regione, come racconta perfettamente Carmen Morrone sul portale di Vita. “Emergendo”, ovvero bilanci e prospettive di un lungo, paziente e competente lavoro di formazione, informazione, avviamento al lavoro, svolto dalla Provincia di Milano in collaborazione con le altre istituzioni e con il mondo delle associazioni delle persone con disabilità, della cooperazione sociale, delle imprese pubbliche e private.

Pezzi di storia, battaglie vinte, perse e pareggiate. Bilanci nei quali ogni numero corrisponde a una persona, a un nome, e dunque a una famiglia. E quindi anche cinque, dieci, venti inserimenti lavorativi sono altrettante vite cambiate, migliorate, ricondotte a una dimensione di normalità. La Repubblica è fondata sul lavoro. Non sempre, non per tutti, e adesso assai meno di anni fa. E’ la dura legge della crisi, che travolge le leggi, le riduce a simulacri di legalità e di rispetto dei diritti, perché quando i licenziamenti si sostituiscono alla contrattazione non c’è legge 68/99 che tenga. Tutti a casa, solo in questo caso c’è piena inclusione sociale dei lavoratori con disabilità.

Ma proprio per questo ora più che mai occorre agganciare i primi esili e contraddittori spiragli di ripresa a comportamenti virtuosi, corretti, coerenti con un processo culturale e politico che in realtà, in modo carsico, non si è mai interrotto. Spesso per merito delle singole persone, più che degli apparati e delle istituzioni. I nomi li sanno benissimo tutti coloro che vivono da vicino questo aspetto delicato e complesso del mercato del lavoro. Non è un caso se domani in teoria sarà presente il ministro del Lavoro e del Welfare, Poletti. In teoria, perché di questi tempi sarebbe davvero un’apparizione miracolosa la sua, viste le situazioni che è chiamato a gestire in ogni angolo d’Italia, in terra, in cielo e in mare. Ma se anche non sarà presente di persona, credo che quanto accadrà nell’auditorium e nel piazzale della Regione possa servire a tutti come traccia, come indicazione operativa di quello che si può fare, partendo dai racconti e dalle esperienze – positive e negative – di chi il lavoro lo ha cercato e a volte lo ha trovato.

Sullo sfondo lo sfarinamento delle Province, che avevano larghissima parte del compito di promozione e di presidio dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. La lunga e confusa transizione verso un sistema che non si capisce quale sia, rischia di vanificare o di disperdere un patrimonio ricco di competenze (anche personali) nel quadro di una risistemazione burocratica che difficilmente – spero di sbagliarmi – metterà al centro il destino dei soggetti destinatari veri degli interventi di sostegno e di inclusione. Il nostro compito è quello di non abbassare mai la guardia, di non stancarci, di essere sempre sul pezzo. Uniti come è giusto, combattivi come è doveroso.

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07/07/2014

#noslot

Speculare sulla casa

Chissà quanto ci avranno pensato. Brainstorming, agenzie specializzate, focus group, e poi la grande scoperta: fra i sogni degli italiani, fra le aspirazioni che uniscono tutti, ricchi e poveri, c’è la casa di proprietà. Ma no? Chi l’avrebbe detto. E così nasce l’ultimo sberleffo a chi cerca, con saggezza, argomenti e buon senso, di frenare il fenomeno dei giochi e delle scommesse, anticamera (anche fisicamente) delle slot machine: la Sisal lancia “Vinci Casa”, con lo slogan “Puoi vincere la casa dei tuoi sogni”. [...]

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30/06/2014

Tendenze

Azzardo e scommesse, la droga dei più deboli

Esco per un attimo dal terreno che frequento maggiormente, anche in questo blog. E mi associo ai tanti appelli che dalle pagine di Vita cercano (con crescente e meritato successo) di arginare un fenomeno mostruoso, soprattutto nel nostro Paese, ovvero la diffusione dell’azzardo legalizzato, in tutte le forme possibili. Non lo chiamo “gioco”, perché è proprio qui l’inganno delle parole, il trucco perverso che spinge tante persone semplici a tentare la fortuna, immaginando che non si tratti di niente di speciale, solamente – appunto – un “gioco”, che si abbina alla speranza di un riscatto economico, di un improvviso rovesciamento delle sorti della propria fragile esistenza. [...]

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22/06/2014

barriere

Rottamare la sfiducia

Ci sono ricascato. Non sono riuscito a frenarmi. Ho accettato – e pure volentieri – la richiesta del Comune di Milano di svolgere un ruolo di consulenza e di supporto tecnico alla task force dell’amministrazione impegnata a garantire la migliore accessibilità possibile della città in vista di Expo 2015. L’incarico è totalmente gratuito, sia chiaro. Lo scrivo perché la formula tecnica “pro bono” magari non è di immediata comprensione per tutti. Così come gratuito è il mio impegno di volontario, nel ruolo di presidente di Ledha, la rete delle associazioni delle persone con disabilità in Lombardia. Questo significa che ho dovuto ridurre il tempo da dedicare alle collaborazioni professionali retribuite, quelle che mi consentono di vivere dignitosamente, di pagare il mutuo della casa, di fare la spesa, come tutti. Non mi basterebbe del resto la pensione di giornalista, che ho dovuto anticipare in considerazione dell’aggravamento della mia disabilità. Non sono un benefattore, però. Vi racconto tutto in piena trasparenza, cari amici di FrancaMente, solo perché di questi tempi il nemico più insidioso che incontro ogni giorno è la sfiducia. Il pregiudizio, la convinzione che chiunque si assume una responsabilità pubblica lo fa per un tornaconto personale, per acquisire potere, e magari anche denaro, in forme poco corrette. [...]

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