
Ecco la trovata americana per rinfrescare il vecchio e triste simbolo internazionale delle persone con disabilità. Quell’omino stilizzato in sedia a rotelle, in posizione statica, con una ruota enorme e la testa piccola, non mi è mai piaciuto, l’ho detto e scritto tante volte. Ma adesso, di fronte alla notizia che Vita ha prontamente pubblicato, proveniente dagli Usa, resto perplesso, dopo un iniziale sorriso.
Come si vede dalla foto, gli studenti del Gordon College, nel Massachusetts, si sono messi d’impegno e hanno partorito questo altro omino, più slanciato, in movimento, quasi un fotogramma stilizzato del classico gesto che compie una persona paraplegica ben riabilitata quando con le braccia ad angolo sta per piazzare la spinta sulle due ruote grandi della sedia a rotelle manuale, e per mantenere ben bilanciato il peso del corpo si piega leggermente in avanti, compensando così lo slancio del movimento. C’è una bella intuizione, in tutto ciò: e cioè che oggi le persone con disabilità motoria non sono più passive e “spinte” da altri, ma si muovono in modo autonomo e decidono da sole come spostarsi. Idea divertente e simpatica, certo ma pur sempre una variazione sul tema, obsoleto, della parte per il tutto. La disabilità, anche in questo caso, coincide con la sedia a rotelle.
Mi stupisce la celerità con la quale, forse per ragioni di condivisione personale, Victor Calise, responsabile delle politiche per la disabilità della città di New York, ha dichiarato di voler adottare entro l’anno questo nuovo simbolo al posto del vecchio, sostituendolo ovunque. Calise è infatti in sedia a rotelle per un incidente, e dunque è proprio una persona con paraplegia da trauma, sicuramente attivo e dinamico, visto il ruolo che ricopre. Ma se neppure tutte le associazioni del mondo, riunite per il varo della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, hanno pensato di modificare il simbolo ideato tanti anni fa in Svezia, all’inizio delle battaglie per l’accessibilità degli spazi urbani, un motivo ci sarà.
E la spiegazione è semplice: siamo tutti ormai consapevoli che quell’omino stilizzato in sedia a rotelle ha fatto il suo tempo, non corrisponde se non in minima parte all’attuale concezione della disabilità in tutte le sue manifestazioni, fisiche, sensoriali, intellettive. E’ rimasto appunto un simbolo, una convenzione per riconoscere al volo un diritto ben preciso, quello alla mobilità e all’accessibilità. Ma modificarlo solo nell’atteggiamento, nella postura, nell’azione che compie il famoso omino, non cambia la sua parzialità, anzi, in qualche modo la amplifica, la rende più evidente e quasi ingiusta. Perché a questo punto sembra escludere persino quella parte di persone che si muovono in carrozzina, ma hanno bisogno di essere aiutate perché non autosufficienti, oppure utilizzano una carrozzina elettronica, altro che spinta atletica delle braccia.
C’è insomma molta fretta, buona volontà, ma anche superficialità, nell’affrontare un tema simbolico universale assai complesso, che richiede, oggi, ben altra cultura, magari un diverso livello di condivisione ideale. Prendiamolo per quello che è: un tentativo simpatico di animare e rinfrescare un vecchio logo. Ma penso che tutto sommato, oggi, qui in Italia, è già importante riuscire finalmente ad adottare almeno il simbolo internazionale in vigore in tutta Europa. Ci abbiamo messo un sacco di tempo, ora è finalmente una nuova norma obbligatoria per i Comuni, che sia pure lentamente si stanno adeguando. Ci manca solo che a qualche benpensante, magari seguace del pensiero sui “diversamente abili”, venga in mente di imitare gli americani. Fermiamoli in tempo. C’è ben altro da fare, a dire il vero, in tema di riconoscibilità dei diritti delle persone con disabilità. E non tutti, anzi relativamente pochi, sono atleti in sedia a rotelle.
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Ho ricevuto in queste ore tantissimi messaggi di congratulazioni e di auguri, dopo la diffusione della notizia che sono stato nominato presidente di Ledha, la Lega per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, ossia la rete delle associazioni della Lombardia, che fa parte, a livello nazionale, di Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. Mi ha colpito la quantità e la sincera gioia di molti amici veri e virtuali per un incarico di volontariato come questo, che di sicuro comporterà per me un impegno robusto e consistente, specialmente in considerazione dei tempi difficili che stiamo vivendo. [...]
Continua a leggere... | 8 Commenti | Tag: accessibilità, associazioni, diritti, discriminazione, Informazione, Milano, persone con disabilità, Welfare
Non volevo crederci. Ho pensato all’inizio a una errata trascrizione di battute in libera uscita, da parte di un sindaco e di un assessore. E allora sono andato a riascoltarmi il servizio messo in onda mercoledì sera dal Tg regionale della Lombardia. Vi consiglio di farlo anche voi, a questo link, a partire dal minuto 14’43″ . Potrete così entrare nel favoloso mondo di Zerbolò, un comune in provincia di Pavia, meno di duemila anime. Hanno aperto una sezione di scuola materna comunale, che si aggiunge a quella statale. Tutto bene, peccato che nel regolamento della nuova struttura comunale, per fare economia, si ammettano solo bimbi in grado di pisciare da soli. Non ci volete credere? E’ vero. Il regolamento dice testualmente: «sono ammessi a frequentare esclusivamente bambini autosufficienti in tutte le loro funzioni fisiologiche». Quindi niente bambini non autosufficienti, ossia bimbi con disabilità. E’ incostituzionale, direte voi. Certo, ma questo forse è un dettaglio. [...]
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Mi sorprendo in questi giorni a ragionare attorno a una considerazione storica inoppugnabile. Tutte le grandi leggi che riguardano le persone con disabilità sono state approvate con maggioranza larghissima, quasi unanime, del Parlamento. Ecco perché adesso sono curioso di fronte alle possibilità operative del Governo appena nato, e soprattutto delle due Camere che avranno il compito di varare leggi discusse – se alle parole seguiranno i fatti – con una nuova centralità del Parlamento. [...]
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25 aprile 1949: Roberto Bomprezzi e Rosalia Viola si sposano a Firenze. Sono i miei genitori. Un anno dopo, il 25 giugno, nascerà Marco, mio fratello. Il 1 agosto 1952 toccherà a me scompaginare il destino di quel sorriso dolce e carico di speranza che arriva da quella foto in bianco e nero. Mio padre aveva 25 anni, allora. Mia madre 24. Tutta la vita davanti, e un liceo frequentato insieme, pur venendo da famiglie assai diverse. Semplice e dignitosa quella di papà (mia nonna era di Fiesole, un balzo di curve sopra la mia città natale, Firenze), borghese e severa quella di mia madre (mio nonno, azionista, medico militare, mi salvò la vita, appena dopo la nascita zeppa di fratture). Erano altri tempi, ma sono figlio, in qualche modo, del 25 aprile. [...]
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Vedo con piacere stamattina che Vita prova già ad andare oltre, a rilanciare i temi che ci stanno a cuore, a cominciare dal servizio civile obbligatorio e dalle parole pronunciate nel tempo dal presidente Giorgio Napolitano. Andiamo avanti, dobbiamo farlo, per egoismo e per solidarietà. Egoismo come istinto di sopravvivenza morale e umana, in una fase convulsa di cedimenti, tradimenti, urla e insulti. Solidarietà nei confronti di chi sta aspettando da troppo tempo, non dico la soluzione dei problemi che angosciano milioni di cittadini e di famiglie, ma almeno un riferimento governativo autorevole e in grado di assumersi responsabilità e scelte importanti. [...]
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Hanno colpito ancora, adesso, eravamo impreparati, incoscienti, presi da mille stupide cose, e improvvisamente strappati all’inutilità e precipitati nella follia di un gesto studiato meticolosamente, costruito con i mezzi che ora si trovano anche navigando in Rete. Figli dell’odio, capaci di odiare chi non conosci, chi non ti appartiene, ma pur sempre esseri umani che ti sfiorano, ti alitano accanto, sembra che condividano persino le tue passioni, il desiderio di festa, di corsa, di libertà. [...]
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Già. Me lo hanno chiesto con garbo, dando quasi per scontato che avrei detto di sì. E aveva ragione Giulio Sensi, blogger e molto altro. Ho detto di sì. Poi mi sono reso conto dell’enormità. Chi sono io per parlare, al festival del Volontariato di Lucca, di “abilità”? Non ho titoli accademici, sono al massimo un cavaliere a rotelle, e un giornalista da tanto tempo. Poi, fra l’altro, convivo dalla nascita con una “dis-abilità”, frutto degli esiti impazziti del dna, che ha giocato al piccolo chimico, regalandomi ossa fragili e testa dura. [...]
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Le convulsioni nelle quali si dibatte il Parlamento alle prese con la lunga fase di gestazione del nuovo Governo, che prima o poi vedrà la luce, stanno comportando danni collaterali ingenti. Uno di questi è la sparizione dei temi riguardanti, fra l’altro, la disabilità. Proviamo a leggere con attenzione l’appello dell’Anffas a partecipare alla settima giornata nazionale dedicata alla disabilità intellettiva e/o relazionale: “Durante la Giornata tutte le Associazioni Anffas renderanno partecipe l’opinione pubblica delle tante attività svolte sul territorio nazionale, dimostrando come le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, nonostante gli stereotipi, i pregiudizi e le discriminazioni, possano essere cittadini attivi in tutto e per tutto, sfatando così il terribile e negativo stigma di “peso per la comunità””. [...]
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E’ stridente, forte, quasi inaccettabile, in queste ore, il contrasto, per noi italiani, fra due situazioni, contemporanee, delle giornate pasquali. Da un lato la gioiosa macchina comunicativa di Papa Francesco, che risveglia le coscienze rattrappite e quasi rassegnate di molti cristiani più o meno tiepidi. Dall’altro la cupa sensazione di disastro incombente che accompagna le convulse fasi delle consultazioni per la formazione di un nuovo governo. [...]
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