FrancaMente

13/06/2013

Fenomeni

C’era una volta il flipper… #NoSlot

C’era una volta il flipper. Mi piaceva, lo ammetto. Io in carrozzina ero comunque costretto a giocare in coppia, al bar dello spritz (ero a Rovigo negli anni dell’adolescenza). Il flipper era magico, per i suoi rumori pazzeschi, per l’abilità che si doveva comunque acquisire, sia nel lancio delle palline (rigorosamente a molla, in quegli anni, attorno al ’69) che nello sballottamento della macchina durante la discesa della bilia nelle buche che si accendevano e sparavano numeri sul contatore, oppure per impedire che la pallina ti fregasse prima del tempo, riducendo la durata del “game”. Forse pensate che io oggi stia esaltando il gioco d’azzardo. No, sto solo ricordando l’enorme differenza tra quel gioco e questi. Un abisso  morale e materiale.

Andiamo con ordine: il flipper ingoiava una moneta da 50 lire, se ricordo bene. E tra spintoni, urla, qualche parolaccia, risate e sfottò del pubblico che si appassionava alle imprese del campione di turno, si giocava almeno dieci-quindici minuti. Poi, sfiniti, ma a volte soddisfatti di aver raggiunto il proprio record di punti, si lasciava il posto ad altri. Se avanzava ancora una moneta, la si infilava nel juke-box, e si cercava la canzone del cuore, quella che ci aveva fatto innamorare in quel periodo, di quella ragazza che manco ti degnava di uno sguardo.

Altri tempi, si dirà. Nostalgia idiota di un gioco comunque stupido e ripetitivo. Certo c’è una parte di rimpianto della gioventù. Ma non è questo il punto. Il fatto è che il flipper esercitava un’attrazione accettabile per i giovani, all’uscita della scuola, o prima di tornare a casa la sera. Non ci rimettevamo la paghetta, assolutamente no. Era uno strumento utile al barista per fare un po’ di soldi, ma era anche momento di socializzazione, magari banale, ma semplice e quasi innocuo.

Il punto è che non c’era ingordigia in quell’affare. Le slot, le sale giochi ovunque, sono tutt’altra cosa. Ma anche il gioco on line, più subdolo perché consente addirittura di non farsi vedere, e dunque di evitare persino la vergogna, il pudore, che forse in qualche caso potrebbe ancora frenare questa dissennata corsa alla speranza di un arricchimento rapido, che non avviene mai, mentre di sicuro c’è solo il tunnel della dipendenza. Che cosa è cambiato nella nostra società in questi anni? Perché ci siamo ridotti così? Il gioco fa parte della vita umana, non è di per sé un demone, se gestito socialmente in modo limpido, e sorretto da anticorpi, familiari e amicali, che impediscano la deviazione verso la dipendenza.

E’ cambiato il rapporto con il denaro, con la ricchezza, in modo simmetrico rispetto al crescere del disagio e della povertà. C’è una continua esaltazione, subliminale e non, del ruolo salvifico del denaro. Parliamo sempre e solo di denaro, anche per le transazioni di welfare, anche per i servizi alla persona. Tutto si sta riducendo ad uno scambio diseguale di ricchezza. E qui forse c’è la chiave psicologica della rincorsa alla vincita facile, capace di rovesciare in un attimo un declino di reddito continuo e angoscioso.

Ma c’è un fenomeno, poco esplorato, che mi fa pensare da qualche tempo, senza però riuscire a farlo emergere in modo chiaro. Quante saranno le persone con disabilità che dissipano i propri risparmi giocando d’azzardo, magari on line, attirati da pop-up che si aprono a ogni pie’ sospinto visitando siti web normalissimi, e comunque vengono pubblicizzati da banner che hanno ormai invaso internet e i social network? Perché non viene fuori nessuna notizia relativa a persone con disabilità affette da ludopatia? Siamo sicuri che – miracolosamente – proprio questo segmento della popolazione sia esente dal virus? E perché mai? Io mi auguro che la sensibilizzazione di questi giorni, di questi mesi, lo splendido lavoro che sta facendo Vita.it e il movimento No Slot, portino a decisioni drastiche e a iniziative concrete di sensibilizzazione.

Nel frattempo ricordo che ero bravo a flipper, ma non un campione. Al massimo un discreto giocatore di doppio, con il mio compagno di banco al liceo (ora un bravissimo giornalista). Che in questi giorni sta lottando con il suo cuore che lo ha quasi abbandonato, ma ce la farà. Questa è un’altra storia, del tutto personale. Ma altrettanto vera. Forza Gerry, non è tempo di “game over”.

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02/06/2013

disabili

La nostra sfilata del 2 giugno

Le parate militari, anche se legate all’anniversario della nascita della Repubblica, mi lasciano sempre molto freddo, pur con tutta la comprensione e la stima per chi presta servizio nelle Forze Armate in modo leale ai principi di libertà e di pace che sono scolpiti nella Costituzione, ma anche nei nostri cuori. Però stamattina ho avuto per un attimo la visione di un’altra possibile sfilata, immaginando due ali di folla plaudente, la tribuna delle autorità, il sorriso del Presidente della Repubblica. [...]

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22/05/2013

disabili

Simbolo “nuovo” ma sempre rotelle sono

Ecco la trovata americana per rinfrescare il vecchio e triste simbolo internazionale delle persone con disabilità. Quell’omino stilizzato in sedia a rotelle, in posizione statica, con una ruota enorme e la testa piccola, non mi è mai piaciuto, l’ho detto e scritto tante volte. Ma adesso, di fronte alla notizia che Vita ha prontamente pubblicato, proveniente dagli Usa, resto perplesso, dopo un iniziale sorriso. [...]

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16/05/2013

diritti

Giornalista & Presidente

Ho ricevuto in queste ore tantissimi messaggi di congratulazioni e di auguri, dopo la diffusione della notizia che sono stato nominato presidente di Ledha, la Lega per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, ossia la rete delle associazioni della Lombardia, che fa parte, a livello nazionale, di Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. Mi ha colpito la quantità e la sincera gioia di molti amici veri e virtuali per un incarico di volontariato come questo, che di sicuro comporterà per me un impegno robusto e consistente, specialmente in considerazione dei tempi difficili che stiamo vivendo. [...]

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10/05/2013

disabili

Il favoloso mondo di Zerbolò

Non volevo crederci. Ho pensato all’inizio a una errata trascrizione di battute in libera uscita, da parte di un sindaco e di un assessore. E allora sono andato a riascoltarmi il servizio messo in onda mercoledì sera dal Tg regionale della Lombardia. Vi consiglio di farlo anche voi, a questo link, a partire dal minuto 14’43″ . Potrete così entrare nel favoloso mondo di Zerbolò, un comune in provincia di Pavia, meno di duemila anime. Hanno aperto una sezione di scuola materna comunale, che si aggiunge a quella statale. Tutto bene, peccato che nel regolamento della nuova struttura comunale, per fare economia, si ammettano solo bimbi in grado di pisciare da soli. Non ci volete credere? E’ vero. Il regolamento dice testualmente: «sono ammessi a frequentare esclusivamente bambini autosufficienti in tutte le loro funzioni fisiologiche». Quindi niente bambini non autosufficienti, ossia bimbi con disabilità. E’ incostituzionale, direte voi. Certo, ma questo forse è un dettaglio. [...]

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02/05/2013

politica

Disabilità? Storicamente bipartisan

Mi sorprendo in questi giorni a ragionare attorno a una considerazione storica inoppugnabile. Tutte le grandi leggi che riguardano le persone con disabilità sono state approvate con maggioranza larghissima, quasi unanime, del Parlamento. Ecco perché adesso sono curioso di fronte alle possibilità operative del Governo appena nato, e soprattutto delle due Camere che avranno il compito di varare leggi discusse – se alle parole seguiranno i fatti – con una nuova centralità del Parlamento. [...]

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25/04/2013

memoria

Il mio 25 aprile, quando i miei genitori si sposarono

25 aprile 1949: Roberto Bomprezzi e Rosalia Viola si sposano a Firenze. Sono i miei genitori. Un anno dopo, il 25 giugno, nascerà Marco, mio fratello. Il 1 agosto 1952 toccherà a me scompaginare il destino di quel sorriso dolce e carico di speranza che arriva da quella foto in bianco e nero. Mio padre aveva 25 anni, allora. Mia madre 24. Tutta la vita davanti, e un liceo frequentato insieme, pur venendo da famiglie assai diverse. Semplice e dignitosa quella di papà (mia nonna era di Fiesole, un balzo di curve sopra la mia città natale, Firenze), borghese e severa quella di mia madre (mio nonno, azionista, medico militare, mi salvò la vita, appena dopo la nascita zeppa di fratture). Erano altri tempi, ma sono figlio, in qualche modo, del 25 aprile. [...]

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22/04/2013

politica

Mettete dei fiori nei vostri cannoni (digitali)

Vedo con piacere stamattina che Vita prova già ad andare oltre, a rilanciare i temi che ci stanno a cuore, a cominciare dal servizio civile obbligatorio e dalle parole pronunciate nel tempo dal presidente Giorgio Napolitano. Andiamo avanti, dobbiamo farlo, per egoismo e per solidarietà. Egoismo come istinto di sopravvivenza morale e umana, in una fase convulsa di cedimenti, tradimenti, urla e insulti. Solidarietà nei confronti di chi sta aspettando da troppo tempo, non dico la soluzione dei problemi che angosciano milioni di cittadini e di famiglie, ma almeno un riferimento governativo autorevole e in grado di assumersi responsabilità e scelte importanti. [...]

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16/04/2013

Orrori

Dobbiamo odiare l’odio

Hanno colpito ancora, adesso, eravamo impreparati, incoscienti, presi da mille stupide cose, e improvvisamente strappati all’inutilità e precipitati nella follia di un gesto studiato meticolosamente, costruito con i mezzi che ora si trovano anche navigando in Rete. Figli dell’odio, capaci di odiare chi non conosci, chi non ti appartiene, ma pur sempre esseri umani che ti sfiorano, ti alitano accanto, sembra che condividano persino le tue passioni, il desiderio di festa, di corsa, di libertà. [...]

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09/04/2013

Informazione

A Lucca, a parlare di Abilità…

Già. Me lo hanno chiesto con garbo, dando quasi per scontato che avrei detto di sì. E aveva ragione Giulio Sensi, blogger e molto altro. Ho detto di sì. Poi mi sono reso conto dell’enormità. Chi sono io per parlare, al festival del Volontariato di Lucca, di “abilità”? Non ho titoli accademici, sono al massimo un cavaliere a rotelle, e un giornalista da tanto tempo. Poi, fra l’altro, convivo dalla nascita con una “dis-abilità”, frutto degli esiti impazziti del dna, che ha giocato al piccolo chimico, regalandomi ossa fragili e testa dura. [...]

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