FrancaMente

31/10/2014

Razzismo

Siamo tutti filippini e cicciobelli

Certo, sono interista. E quindi potrei essere particolarmente suscettibile. Ma in realtà anche io ho qualche perplessità su questa prima fase di presidenza Thohir, ho la sensazione che si lasci condizionare in alcune scelte (a partire dalla conferma dell’allenatore), che abbia un po’ il braccino corto (chi acquista una squadra come l’Inter almeno per un paio d’anni, oltre a risanare il bilancio deve anche spendere per non compromettere qualità e prestazioni). Ma non mi è mai passato per la testa di giudicarlo negativamente perché è asiatico. Anzi, il suo arrivo a Milano conferma il patto fondante di questa squadra fondata da un gruppo di svizzeri, nel 1908: Internazionale.

Fatta questa premessa che mi mette al riparo dall’accusa legittima di conflitto d’interesse (passionale) mi domando che cosa stia succedendo. In pochi giorni Erick Thohir è stato insultato in vario modo da: Massimo Ferrero, noto industriale e presidente della Sampdoria  (lo ha definito “filippino” e poi si è scusato con i filippini), Evelina Christillin, intellettuale juventina ben collocata in una ventina di cariche (prima ha ironizzato sulla dentatura di Moratti, e poi ha definito “cicciobello a mandorla”  il tycoon indonesiano) e adesso persino da Enzo Iacchetti (“Non sa nemmeno parlare italiano”) ma in realtà ha ammesso che non gli piace perché gli ha tolto la tessera Vip e ora se vuole entrare a San Siro deve pagare (interista?). Si è aggiunto anche Matteo Salvini (“Ho riso per un’ora quando ha detto di aver ringraziato Allah per essere entrato in Europa League”). Ma almeno Salvini è coerente, oltre che milanista.

Al confronto le parole di Tavecchio sono acqua fresca. E nessuno, a dire il vero, in queste ore ai livelli più alti del calcio sta intervenendo per bloccare questa vergognosa deriva razzista. Lasciamo perdere il tifo: proviamo solo a immaginare come notizie di questo tipo possano essere lette in giro per il mondo. Il bello è che poi si cerca di ascoltare i cori, di interpretare i “buuh…”, di fotografare le banane nelle curve degli stadi. Ne parlo qui perché credo che la questione esuli completamente dal calcio, dalla passione, dal tifo.

Ho come la sensazione che ormai il calcio sia ritenuto un terreno franco, nel quale poter dare sfogo al peggio del peggio, senza rischi. I giornali registrano le notizie, ma tranne rare eccezioni (un pezzo molto forte di Mario Giordano su Libero che distrugge l’immagine patinata della Christillin) non si è vista una reazione adeguata. Forse perché in fin dei conti Thohir viene vissuto come un corpo estraneo rispetto al panorama di presidenti spesso picareschi delle nostre società di calcio; forse perché l’Inter sta comunque sulle scatole dai tempi di Calciopoli.

Per quanto mi riguarda non posso che dirmi filippino e sicuramente cicciobello. Non ho gli occhi a mandorla, ma in compenso le gambe assai storte, se può servire.

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24/10/2014

disabili

Renzi, non ce lo meritiamo

Leggo ancora una volta il solito copione e mi rattristo. Nella bozza della legge di stabilità si prevede il taglio di 100 milioni di euro al fondo nazionale per la non autosufficienza, da 350 a 250 milioni, e il congelamento del Fondo per le politiche sociali. Le associazioni, unite come non sempre avviene, non ci stanno e chiedono un incontro urgente. Vorrebbero Renzi presente, si trovano davanti due sottosegretari, animati dalle migliori intenzioni, ma evidentemente non in grado di decidere un accidente. E si torna a parlare di mobilitazione necessaria. Quasi una forma di fisioterapia di massa, una ginnastica pericolosa, specie avvicinandosi la stagione invernale. Lo abbiamo visto e fatto tante volte. Con il risultato, spesso, di vincere la battaglia, sapendo che la guerra continuerà a svilupparsi in mille trincee, tra agguati, trabocchetti e altre diavolerie previdenziali e contabili. [...]

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20/10/2014

salute

Il tempo del corpo

Sono tornato a casa dopo un ricovero d’urgenza, ho sconfitto abbastanza rapidamente il perfido trombo che si era aggrumato nei miei polmoni. Insomma non ho ancora vinto la guerra, ma le prime battaglie sì. Lo capisco perché mi ascolto. Ho imparato in questi giorni di convalescenza ad accettare la legge del corpo, i suoi tempi, i suoi messaggi, il suo linguaggio assolutamente chiaro e comprensibile. Ma faccio fatica ad adeguarmi a questo tempo del corpo. Se uno viene preso a bastonate è abbastanza semplice capire perché si sta male. Ma quando il nemico ti assale dall’interno, togliendoti letteralmente il respiro, la faccenda si complica. [...]

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10/10/2014

Orrori

Cristo si è fermato ad Ebola

Non ho argomenti né competenza. Solo gli strumenti normali di chi è abituato da anni ad osservare l’andamento delle notizie relative a epidemie, a malattie devastanti e contagiose, a vecchi e nuovi incubi globali. Resto colpito, quasi annichilito, dal cinismo con il quale negli ultimi giorni viene veicolata, in modo crescente, l’informazione sulla diffusione in Occidente del virus di Ebola. L’unica preoccupazione sembra essere quella di scongiurare il contagio qui, nei Paesi evoluti e vaccinati, ricchi e istruiti. Il tema è come isolare, come bloccare, come evitare il contagio. I singoli casi vengono trattati con cauto allarmismo, un mix orribile di detto e non detto. Poi lo stacco, ogni tanto, sulle immagini che testimoniano il vero dramma, quello che si consuma laggiù, nei Paesi dove si muore a migliaia, non a singole unità. [...]

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30/09/2014

Coscienza

Elogio del respiro

Ancora una volta sembra che il mio organismo, apparentemente fragile, stia superando i marosi di una bufera violenta e improvvisa. La paura assume l’aspetto del sudore freddo che ti invade in quegli istanti nei quali realizzi che stai effettivamente male come mai ti era capitato prima, e non per un dolore, ma per la mancanza di qualcosa di talmente immateriale da non essere quasi mai apprezzata come dovrebbe: il respiro.

Ero improvvisamente incapace di compiere qualsiasi gesto senza avere il cuore in gola e il respiro strozzato, breve, sincopato e aritmico, incontrollabile al punto da temere di non averne più a disposizione.  Di qui la decisione di affidarsi alle competenze collaudate dei servizi di urgenza. Prima l’ambulanza, poi il pronto soccorso, codice giallo, una prima visita,  la maschera,  l’ossigeno, e poi la tac: embolia polmonare. Diagnosi secca, precisa. Una fucilata nelle orecchie, perché la parola fa effetto, spaventa. Ma un secondo dopo realizzi che una spiegazione così chiara di quanto è accaduto apre subito le porte della speranza: posso guarire e tornare come prima.

E così oggi scrivo con il tablet in ospedale e organizzo i miei pensieri ascoltando con gioia il mio compagno di viaggio appena ritrovato: il respiro.  Soffio di vento interno, misterioso messaggero e ambasciatore della nostra esistenza. Prometto di ascoltarne di più i consigli che costantemente mi invia e che io, presuntuosamente ho spesso ignorato.

La vita ricomincia ogni volta e ti sorride.

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22/09/2014

diritti

Lavorare meglio, lavorare tutti (o quasi)

Ancora una volta ho scritto nella mia pagina di facebook una frase sgorgata di getto, dopo ore di telegiornali e di talk show dedicati all’articolo 18: “L’art. 18 fa parte della nostra storia civile, non c’è dubbio. Ma non ho mai visto i sindacati minacciare uno sciopero generale per chiedere l’applicazione della legge 68 del ’99 per il lavoro alle persone con disabilità. O mi sbaglio?” . A giudicare dalla valanga di “mi piace” in poche ore (circa trecento) e di condivisioni sulle bacheche personali di 45 miei “amici” di ogni tipo e tendenza politica, devo dedurne che ho toccato un nervo scoperto e ho espresso un pensiero, in modo credo del tutto civile e rispettoso, che però apre una riflessione più vasta e forse ha bisogno di qualche aggiunta, qui, dove le parole mi vengono con facilità. [...]

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15/09/2014

Fenomeni

L’Indignato Sociale

Confesso che questa volta non ho avuto coraggio. Dopo aver letto il sorprendente post di Riccardo Bonacina “Chi se ne frega di Daniza” ero tentato di cliccare “mi piace” e di condividerlo sulla mia pagina di Facebook e di Twitter. Al di là del titolo volutamente provocatorio, trovavo e trovo molto convincente larghissima parte del suo ragionamento. Io, per il mio carattere, sarei stato più sfumato, magari non cerchiobottista, ma insomma avrei tentato di non tirarmi addosso l’ira funesta degli indignati sociali. Però dentro di me e parlandone con chi mi sta vicino, avevo espresso la medesima insofferenza per l’enfasi del tutto esagerata che per alcuni giorni è stata garantita dai media di ogni genere a una vicenda sicuramente triste e sfortunata, ma comunque da ricondurre in una dimensione accettabile, senza toni minacciosi e richieste forcaiole. In realtà non ho cliccato “mi piace” e non ho condiviso il post perché ho temuto la valanga degli Indignati Sociali, che mi avrebbe travolto di sicuro (e magari lo farà adesso) e in quel momento non avevo neppure il tempo per seguire personalmente gli effetti di una semplice e umanissima solidarietà professionale con il direttore editoriale di Vita. [...]

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08/09/2014

Fenomeni

Napoli ci riguarda

Mi sono stupito quando, due giorni fa, dopo aver inserito sulla mia pagina di facebook questo semplice pensiero: “Ma perché a Napoli non si reagisce con la stessa rabbia popolare quando i morti li fa la camorra?”, ho visto schizzare a livelli impensati le condivisioni e i “like”, ossia gli apprezzamenti. Il medesimo fenomeno  in proporzione su twitter. Non mi pareva di aver espresso un pensiero così clamorosamente originale, e infatti in molti hanno commentato di aver pensato esattamente la stessa cosa, vedendo le reazioni alla tragica morte di Davide Bifolco, raggiunto da una pallottola partita dalla pistola di un carabiniere. In realtà il mio era il sincero rammarico per un’occasione perduta, ossia quella di aprire un ragionamento positivo sugli anticorpi, che pure ci sono, nel tessuto sociale partenopeo. Certo, in occasione di delitti particolarmente efferati di camorra non sono mancati i cortei, le manifestazioni, i discorsi, le veglie di preghiera. Ma il tutto in un modo assai più composto, quasi come un atto dovuto di dignità più che come una vera indignata e arrabbiata protesta contro la criminalità organizzata. [...]

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02/09/2014

Fenomeni

Una doccia gelata

Torno da una decina di giorni di vacanza e trovo in Italia un dibattito molto articolato sul fenomeno dell’estate, l’Icebucket challenge, insomma la secchiata di acqua gelata per testimoniare a favore della raccolta fondi per la ricerca sulla Sla. Ero in Francia, dove ho visto sull’argomento solo qualche breve servizio di cronaca nei telegiornali, di taglio piuttosto neutro, senza enfasi di tipo politico. Non mi pare che nessun leader francese si sia dedicato in favore di telecamera all’esercizio della secchiata benefica, ma potrei sbagliarmi. Resta il fatto che in Italia la questione assume, ancora una volta, un taglio quasi ideologico, che mi pare del tutto fuorviante. Il tema è invece squisitamente mediatico, e tecnico, dal punto di vista delle prospettive del fund raising, e merita, fra un po’ di tempo, una riflessione accurata e non legata solo al risultato di questo primo successone mondiale, come nota giustamente Gabriella Meroni qui su Vita.it . [...]

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16/08/2014

Informazione

Il coraggio di vivere, ovvero auguri Riccardo!

Caro Riccardo,

ho controllato la tua pagina facebook: hai ricevuto in poche ore quasi 400 auguri di buon compleanno, da amici di ogni tipo, contatti personali, familiari, colleghi, persone più o meno illustri nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione, del volontariato e altro ancora. Un campione dell’umanità che hai incrociato nel tempo da quando hai deciso di declinare il tuo mestiere di giornalista verso una direzione del tutto speciale, e hai coinvolto, 20 anni fa, una piccola armata Brancaleone, della quale sono onorato di far parte. Ho aspettato il giorno dopo, e oggi, 16 agosto, ti faccio di cuore i miei auguri per i tuoi primi 60 anni. Posso farlo senza timore di irriverenza, visto che ti precedo di due anni e quindici giorni, come ben sai. [...]

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