FrancaMente

02/09/2014

Fenomeni

Una doccia gelata

Torno da una decina di giorni di vacanza e trovo in Italia un dibattito molto articolato sul fenomeno dell’estate, l’Icebucket challenge, insomma la secchiata di acqua gelata per testimoniare a favore della raccolta fondi per la ricerca sulla Sla. Ero in Francia, dove ho visto sull’argomento solo qualche breve servizio di cronaca nei telegiornali, di taglio piuttosto neutro, senza enfasi di tipo politico. Non mi pare che nessun leader francese si sia dedicato in favore di telecamera all’esercizio della secchiata benefica, ma potrei sbagliarmi. Resta il fatto che in Italia la questione assume, ancora una volta, un taglio quasi ideologico, che mi pare del tutto fuorviante. Il tema è invece squisitamente mediatico, e tecnico, dal punto di vista delle prospettive del fund raising, e merita, fra un po’ di tempo, una riflessione accurata e non legata solo al risultato di questo primo successone mondiale, come nota giustamente Gabriella Meroni qui su Vita.it .

Personalmente ho trovato molto interessante e convincente l’analisi di Antonio Giuseppe Malafarina nel blog InVisibili di Corriere.it , ma anche la visione concreta e sostanzialmente positiva di Marco Piazza nel medesimo blog. Io non ho potuto sottopormi alla secchiata, che pure mi era stata proposta sotto forma di possibile “nomination”, perché la mia bronchite cronica penso ne avrebbe avuto un colpo decisivo. Certo, il sacrificio in diretta youtube in favore della ricerca potrebbe essere un bel modo di terminare l’esperienza terrena, ma perdonatemi se ho preferito, per il momento, soprassedere.

La questione, in verità, è abbastanza complessa. Innanzitutto è evidente che c’è un bisogno quasi disperato di trovare nuove ed efficaci forme di raccolta fondi, per il semplice e buon motivo che di fondi ce n’è un gran bisogno, visto il calo irreversibile dei finanziamenti pubblici e delle sponsorizzazioni (ammesso che ci sia mai stato un momento magico…). Le forme spettacolari come quella ideata negli Stati Uniti e propagatasi in modo virale grazie ai social network si adattano evidentemente a iniziative destinate ad aiutare cause emotivamente impattanti, come in questo caso la ricerca per sconfiggere la sclerosi laterale amiotrofica. Difficile immaginare un effetto analogo, anche a parità di testimonial, per una raccolta fondi destinata a sostenere situazioni meno condivise, o meno trasversali. Secchi d’acqua per rimpinguare il fondo nazionale per la non autosufficienza? Corsa sui carboni ardenti per finanziare la Vita Indipendente? Tuffo nelle acque gelate del mare invernale per aiutare le famiglie dei migranti? Che cosa mai potrà essere escogitato, da qui in avanti, puntando all’effetto emulazione e ripetizione? Non oso pensarlo.

Credo piuttosto che sia necessaria una riflessione etica seria, una sorta di nuovo codice applicato al web, soprattutto per educare i donatori a distinguere al volo le buone cause dai tentativi, che sicuramente fioriranno, di estorsione di denaro sotto forma di video dagli effetti subliminali. Nel web c’è davvero di tutto, e non sono soltanto le brave persone a dedicarsi ai social network. Senza demonizzare le nuove esperienze, ma trattandole con attenzione e rispetto per le persone alle quali si rivolgono: è questo il compito che ci attende, anche come comunicatori. Se c’è una nuova sfida, è quella della capacità di rendere consapevoli i donatori avvicinandoli alla causa per la quale si sono impegnati, magari con un gesto in buona misura esibizionistico. Riuscire a far diventare i donatori dei potenziali volontari sarebbe il passaggio ulteriore. Ma c’è tanto da lavorare, e forse anche da ripensare, nel nostro mondo.

 

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16/08/2014

Informazione

Il coraggio di vivere, ovvero auguri Riccardo!

Caro Riccardo,

ho controllato la tua pagina facebook: hai ricevuto in poche ore quasi 400 auguri di buon compleanno, da amici di ogni tipo, contatti personali, familiari, colleghi, persone più o meno illustri nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione, del volontariato e altro ancora. Un campione dell’umanità che hai incrociato nel tempo da quando hai deciso di declinare il tuo mestiere di giornalista verso una direzione del tutto speciale, e hai coinvolto, 20 anni fa, una piccola armata Brancaleone, della quale sono onorato di far parte. Ho aspettato il giorno dopo, e oggi, 16 agosto, ti faccio di cuore i miei auguri per i tuoi primi 60 anni. Posso farlo senza timore di irriverenza, visto che ti precedo di due anni e quindici giorni, come ben sai. [...]

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11/08/2014

disabili

In ricordo di Vincenzo Langella

Ciao Vincenzo, mi hai colto di sorpresa. Ci sono persone che non vedi e non senti spesso, ma sai che ci sono, che stanno facendo cose che ti piacciono, che condividi. Sai che puoi contare sul loro impegno, usano le medesime parole, hanno voglia di cambiare il mondo in meglio, ma con il sorriso, mai con l’arroganza e con il lamento. Tu eri una di queste persone speciali. Vincenzo Langella, ci hai lasciato a 43 anni. Te ne avrei dati 30 o poco più. L’impegno di volontario a rotelle ti ha mantenuto fuori dal tempo fino ad ora, quando sei scomparso all’improvviso, lasciando intatta e piena di allegria la tua pagina di facebook. Che ora si sta riempiendo di saluti, commossi ma non tristi. Non vorresti davvero che i tuoi amici si mettessero a piangere attorno a te. Sei sempre riuscito a farli ridere, nonostante tutto. [...]

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02/08/2014

Coscienza

62 anni e non sentirli

Quest’anno non avrei voluto scrivere a ridosso di una data che non è particolarmente densa di significato. Compiere 62 anni, di per sé, non è un traguardo memorabile. In genere l’attenzione si fissa attorno ai passaggi ritenuti fatidici: i 20 anni, poi i 30, ancor più i 40, interessanti anche i 50, mentre i 60 creano già qualche apprensione. 62 è per così dire un anno qualsiasi. Il silenzio, in certi casi, è opportuno. Non per paura o perché mi preoccupi l’anagrafe, ma per il semplice fatto che non riesco ad abbinare niente di particolarmente significativo attorno a questo genetliaco. Ecco perché sono rimasto sorpreso, molto piacevolmente, da un regalo on line di Simonetta Morelli, blogger come me di InVisibili, il blog di corriere.it dedicato appunto ai temi della disabilità. Simonetta, senza dirmi niente, ha espresso molti pensieri attorno al mio compleanno, con grande delicatezza e profondità, come le è del resto abituale. Vi consiglio vivamente la lettura, non per narcisismo personale, ma anzi, al contrario, per cogliere, nel suo ragionamento, il senso di un lavoro collettivo sulla comunicazione positiva. Un lavoro che io porto avanti anche qui, su FrancaMente, da tanto più tempo, e con lettori attenti anche se parchi di commenti. [...]

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16/07/2014

disabili

Quando il lavoro diventa disabile

Ancora una bella idea, ancora un tentativo pubblico di far capire quanto e come possano essere produttive e realizzate le persone con disabilità quando trovano e mantengono un lavoro e lo svolgono al meglio. Accade domani, giovedì, a palazzo Lombardia, l’avveniristica sede della Regione, come racconta perfettamente Carmen Morrone sul portale di Vita. “Emergendo”, ovvero bilanci e prospettive di un lungo, paziente e competente lavoro di formazione, informazione, avviamento al lavoro, svolto dalla Provincia di Milano in collaborazione con le altre istituzioni e con il mondo delle associazioni delle persone con disabilità, della cooperazione sociale, delle imprese pubbliche e private.

Pezzi di storia, battaglie vinte, perse e pareggiate. Bilanci nei quali ogni numero corrisponde a una persona, a un nome, e dunque a una famiglia. E quindi anche cinque, dieci, venti inserimenti lavorativi sono altrettante vite cambiate, migliorate, ricondotte a una dimensione di normalità. La Repubblica è fondata sul lavoro. Non sempre, non per tutti, e adesso assai meno di anni fa. E’ la dura legge della crisi, che travolge le leggi, le riduce a simulacri di legalità e di rispetto dei diritti, perché quando i licenziamenti si sostituiscono alla contrattazione non c’è legge 68/99 che tenga. Tutti a casa, solo in questo caso c’è piena inclusione sociale dei lavoratori con disabilità.

Ma proprio per questo ora più che mai occorre agganciare i primi esili e contraddittori spiragli di ripresa a comportamenti virtuosi, corretti, coerenti con un processo culturale e politico che in realtà, in modo carsico, non si è mai interrotto. Spesso per merito delle singole persone, più che degli apparati e delle istituzioni. I nomi li sanno benissimo tutti coloro che vivono da vicino questo aspetto delicato e complesso del mercato del lavoro. Non è un caso se domani in teoria sarà presente il ministro del Lavoro e del Welfare, Poletti. In teoria, perché di questi tempi sarebbe davvero un’apparizione miracolosa la sua, viste le situazioni che è chiamato a gestire in ogni angolo d’Italia, in terra, in cielo e in mare. Ma se anche non sarà presente di persona, credo che quanto accadrà nell’auditorium e nel piazzale della Regione possa servire a tutti come traccia, come indicazione operativa di quello che si può fare, partendo dai racconti e dalle esperienze – positive e negative – di chi il lavoro lo ha cercato e a volte lo ha trovato.

Sullo sfondo lo sfarinamento delle Province, che avevano larghissima parte del compito di promozione e di presidio dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. La lunga e confusa transizione verso un sistema che non si capisce quale sia, rischia di vanificare o di disperdere un patrimonio ricco di competenze (anche personali) nel quadro di una risistemazione burocratica che difficilmente – spero di sbagliarmi – metterà al centro il destino dei soggetti destinatari veri degli interventi di sostegno e di inclusione. Il nostro compito è quello di non abbassare mai la guardia, di non stancarci, di essere sempre sul pezzo. Uniti come è giusto, combattivi come è doveroso.

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07/07/2014

#noslot

Speculare sulla casa

Chissà quanto ci avranno pensato. Brainstorming, agenzie specializzate, focus group, e poi la grande scoperta: fra i sogni degli italiani, fra le aspirazioni che uniscono tutti, ricchi e poveri, c’è la casa di proprietà. Ma no? Chi l’avrebbe detto. E così nasce l’ultimo sberleffo a chi cerca, con saggezza, argomenti e buon senso, di frenare il fenomeno dei giochi e delle scommesse, anticamera (anche fisicamente) delle slot machine: la Sisal lancia “Vinci Casa”, con lo slogan “Puoi vincere la casa dei tuoi sogni”. [...]

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30/06/2014

Tendenze

Azzardo e scommesse, la droga dei più deboli

Esco per un attimo dal terreno che frequento maggiormente, anche in questo blog. E mi associo ai tanti appelli che dalle pagine di Vita cercano (con crescente e meritato successo) di arginare un fenomeno mostruoso, soprattutto nel nostro Paese, ovvero la diffusione dell’azzardo legalizzato, in tutte le forme possibili. Non lo chiamo “gioco”, perché è proprio qui l’inganno delle parole, il trucco perverso che spinge tante persone semplici a tentare la fortuna, immaginando che non si tratti di niente di speciale, solamente – appunto – un “gioco”, che si abbina alla speranza di un riscatto economico, di un improvviso rovesciamento delle sorti della propria fragile esistenza. [...]

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22/06/2014

barriere

Rottamare la sfiducia

Ci sono ricascato. Non sono riuscito a frenarmi. Ho accettato – e pure volentieri – la richiesta del Comune di Milano di svolgere un ruolo di consulenza e di supporto tecnico alla task force dell’amministrazione impegnata a garantire la migliore accessibilità possibile della città in vista di Expo 2015. L’incarico è totalmente gratuito, sia chiaro. Lo scrivo perché la formula tecnica “pro bono” magari non è di immediata comprensione per tutti. Così come gratuito è il mio impegno di volontario, nel ruolo di presidente di Ledha, la rete delle associazioni delle persone con disabilità in Lombardia. Questo significa che ho dovuto ridurre il tempo da dedicare alle collaborazioni professionali retribuite, quelle che mi consentono di vivere dignitosamente, di pagare il mutuo della casa, di fare la spesa, come tutti. Non mi basterebbe del resto la pensione di giornalista, che ho dovuto anticipare in considerazione dell’aggravamento della mia disabilità. Non sono un benefattore, però. Vi racconto tutto in piena trasparenza, cari amici di FrancaMente, solo perché di questi tempi il nemico più insidioso che incontro ogni giorno è la sfiducia. Il pregiudizio, la convinzione che chiunque si assume una responsabilità pubblica lo fa per un tornaconto personale, per acquisire potere, e magari anche denaro, in forme poco corrette. [...]

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08/06/2014

Orrori

Il Tribunale di Salute Pubblica

Ho capito.. Finalmente una parola chiara, so a chi rivolgermi. Da 61 anni non riesco a camminare per colpa dei medici che non hanno saputo curare la mia malattia genetica, l’osteogenesi imperfetta. Incapaci, inetti, legati a doppio filo agli interessi delle case farmaceutiche. Io, che avrei potuto sicuramente guarire se solo avessi incontrato per tempo il Grande Guaritore da Tutti i Mali. Ma ora basta, vado alla Farmacia del Tribunale. Sì, perché finalmente è stato istituito il Tribunale di Salute Pubblica. In ogni città. Basta andare con la tessera sanitaria dell’Asl, prenotare una visita dal magistrato di turno. [...]

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04/06/2014

politica

Vivere in un mondo parallelo

Non so che cosa stiano provando in queste ore tutte le persone per bene, e sono tantissime, che lavorano da sempre fra mille difficoltà, nel mondo che conosciamo e frequentiamo quotidianamente, fatto di progetti sociali, di cooperazione, di rapporti complessi con le istituzioni pubbliche, di ricerca di finanziamenti, anche minuti, per cose belle e giuste, delle quali siamo orgogliosi e fieri. E’ come se fossimo costretti a vivere in un modo parallelo, quasi immersi in un orrendo film di fantascienza, nel quale i detentori del potere fanno e disfano a loro piacimento, gestiscono e spartiscono enormi quantità di denaro, il tutto per anni e anni, quasi ovunque. Nel mondo parallelo gli altri cercano di non demoralizzarsi troppo, si impegnano, rispettano le regole, forniscono ingegno e lavoro praticamente in forma gratuita, specialmente se si paragonano le entità economiche. Ma girano praticamente a vuoto e tornano sempre alla casella del “via”. [...]

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