FrancaMente

10/10/2012

politica

Il welfare sotto le bombe

Siamo in trincea, anzi forse dobbiamo trovare prima di tutto un rifugio antiaereo. Fare scorte, ridurre al minimo i consumi, ripensare in termini francescani il nostro stile di vita. Accontentarci dei farmaci generici anche se uno specifico medicinale, frutto di una ricerca più recente e non solo di pubblicità aziendale, potrebbe aiutarci a star meglio. Riparare con cura le carrozzine, centellinare i cateteri e i sondini, alzarsi dal letto proprio se ne abbiamo bisogno. Nascondere il denaro che abbiamo in banca sotto il mattone, altrimenti siamo tagliati fuori dai servizi. Intestare la casa al gatto. Insomma, se possibile, sparire per qualche tempo. O farsi ricoverare. Diventare poveri il più presto possibile, così almeno qualcosa forse ci verrà elargito dal solidarismo compassionevole. Non basta neppure essere non autosufficienti, è meglio essere soli al mondo, se vogliamo un minimo di assistenza personale, perché i nostri parenti adesso si vedranno dimezzate persino le ore di permesso previste dalla legge 104, a meno che non sia il marito, la moglie, o il papà o la mamma. Non ci conviene avere né figli né nipoti.

Un miliardo e mezzo di nuovi tagli ai bilanci sanitari delle Regioni. Potrebbe persino essere poco, se sapessimo dove, come e perché si taglia. Ma nel calcolo delle probabilità neppure il più azzardato dei bookmakers scommetterebbe un euro sui criteri della ripartizione dei sacrifici. Già lo sappiamo, già lo vediamo. I tagli riguardano i servizi alle fasce più deboli, agli anziani, alle persone con disabilità, a chi è in situazione di disagio sociale. Non c’è scampo, non c’è alternativa. Perché i dirigenti e i funzionari che da oggi in poi dovranno emanare circolari interpretative e regolamenti applicativi faranno di tutto per far bella figura e salvare il proprio posto ben remunerato. Non tutti certo, perché le brave persone fortunatamente ci sono ancora, e quasi quasi le conosciamo per nome, regione per regione, comune per comune. Ma è la dura legge del taglione, nel senso del taglio grosso, lineare, indiscriminato, deciso da un governo tecnico che più politico di così non potrebbe essere.

E tutto questo avviene mentre siamo bombardati dalle notizie degli arresti, delle indagini, delle ruberie, dei patti con la criminalità organizzata. Assessori, consiglieri regionali, sindaci, funzionari comunali, faccendieri. Uno spettacolo indecente, e per fortuna che esiste la magistratura, nonostante tutto. Ma al di là del doveroso garantismo (sic!), non si può non notare come oggi questo nuovo terremoto politico e giudiziario arrivi in un contesto sociale ed economico ben peggiore dei primi anni Novanta, quando comunque il Paese viaggiava allegramente, forse troppo, vivendo al di sopra delle proprie risorse, ma comunque costruendo leggi, riforme, welfare attivo, nuove forme di sussidiarietà. Oggi tutto questo non c’è più, smantellato mitridaticamente.

L’unica via di uscita non può essere una generica rifondazione della classe politica. Occorre che da subito si creino gli strumenti perché l’economia sociale, gli stanziamenti per i servizi sociali e sanitari, ma non solo, prevedano forme di controllo, se non addirittura di veto, da parte della società civile organizzata, del mondo delle associazioni, delle competenze, della tutela dei diritti dei cittadini. Occorre un commissariamento del welfare, ben prima delle nuove elezioni politiche, perché il disastro è qui e adesso. E i danni si vedono subito, casa per casa, famiglia per famiglia.

Il 31 ottobre una grande mobilitazione del welfare a Roma. Bene, speriamo di essere ancora in tempo.

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raffaele isidro parodi

10 ottobre 2012, ore 17.11

ha scandalizzato tutti Antonio Piazza che occupa il posto riservato ai disabili e poi gli taglia le gomme…MONTI FA DI PIU’ PICCHIA E UMILIA , GLI TOGLIE LE MEDICINE, L’ASSISTENZA E INSULTA CHE ACCUDISCE I DISABILI…MA NESSUNO SI SCANDALIZZA!!!
“Le sue parole” e senza patrimoniale per i grandi redditi” sono parole che vanno aldilà dell’insulto personale!!!

Pasquale Di Francesco

10 ottobre 2012, ore 17.12

Alla cassa del supermercato facevo la fila e mi invitavano a passare avanti. Poi mi hanno detto che c’erano le casse dove le persone con disabilità hanno diritto di precedenza (in effetti il passaggio era più largo e, quindi, più agevole per la carrozzina) ed ho cominciato a praticare qulle casse. Ora, quando arrivo alla cassa per persone con disabilità, molti fanno finta di non vedermi ed altri si arrabbiano perchè passo avanti.
Come è cambiato il vento! Con questa crisi in atto perchè questi privilegi? Perchè non se ne stanno a casa così non rompono più le scatole alla gente? Le protesi ortopediche, la carrozzina, l’iva al 4%, l’esenzione dal bollo e quante ne vogliamo? Ma se fanno anche le paralimpiadi e si muovono così bene perche dobbiamo continuare a mantenerli? Forse ci siamo mostrati troppo? Sarebbe opportuno tornare alle catacombe?

mauro papagni

10 ottobre 2012, ore 20.09

qui si deve solo sperare che cada il governo, ci stanno fottendo sotto ogni punto di vista anche chi in teoria dovrebbe essere dalla parte del cittadino. Poi dicono lo stato siamo noi io non mi sento parte di questo stato dove un piccola elite di politici, burocrati, tecnici, decidono per fottere i più deboli. E dire che molti di loro erano circa un mese fa a lodare e farsi intervistare sotto i riflettori della paralimpiade seconda manifestazione al mondo come numero di telespettatori e ora nel giro di una serata hanno fregato tutto il mondo della disabilità. Non ho mai visto ne potuto immaginare tanta cinicità.
E poi sui giornali finiscono i casi di parcheggi abusi e altri anche loro importanti molto ma se stiamo sullo stesso livello di qusto che dovrebbero scrivere eppure escluso il web tutti allineati …. che schifo …

Antonio Zabatta

11 ottobre 2012, ore 01.31

In un telegiornale sul primo canale del 1974 il conduttore Massimo Valentini annunciava: “Emessi dal Governo Rumor provvedimenti di austerità: aumento delle tasse, blocco della scala mobile e abolizione di alcune festività”.
A distanza di quasi 40 anni, ascoltando i vari TG attuali, sembrerebbe che l’unica cosa veramente cambiata siano il numero dei canali televisivi e il telecomando che, a quel tempo, a casa mia lo facevo io che scattavo non appena papà Giuseppe mi invitava, più o meno energicamente, ad alzarmi dalla sedia per premere il pulsante del vecchio tubo catodico targato Telefunken per passare dal secondo al primo canale.
La storia, si sa, ha i suoi corsi e ricorsi.
Oggi come allora il problema e la questione del welfare erano improntati sulle risorse … economiche, naturalmente.
Sempre e solo economiche, come se non fosse concepibile, oggi come allora, nessun altro parametro al di fuori di questo per valutare la qualità della vita di ciascuno di noi e nessun’altro sistema al di fuori di quello finanziario capace di trovare il bandolo della matassa per risolvere i vari problemi esistenziali dell’italica nazione.
I Tiggì ogni giorno diramano il bollettino dei “galantuomini” che, a vario titolo, fanno a gara a chi la fa più grossa: esponenti politici, dirigenti pubblici, illustri sportivi, soggetti privati che hanno turlupinato il prossimo a destra e a manca rischiando, in vero, anche di farla franca o, tuttalpiù, di vedersi costretti a patteggiare il rimborso di quanto indebitamente sottratto versando (in termini fiscali) o restituendo (in termini di ritorno ai legittimi proprietari) percentuali irrisorie rispetto al ladrocinio perpetrato.
Anche in questo caso la storia ha i suoi corsi e ricorsi.
Atteggiamenti odiosi (per usare un eufemismo) che trovano terreno fertile, però, in un contesto sociale che di “lindo” ha ben poco, soprattutto sotto gli aspetti culturali ed etici.
Se da un lato è sacrosanto immaginare e praticare un ridimensionamento radicale dei privilegi delle varie caste con tagli netti nelle loro spese, nei loro compensi, è altrettanto vero che, per contro, lo stile di vita generale deve allo stesso modo cambiare.
La cultura del superfluo è, a mio avviso, una concausa, se non la causa principale di una decadenza morale, culturale e, di conseguenza, anche economica dell’intero paese.
Fino a qualche decennio fa quanti telefoni avevamo in casa? Quante automobili? Come ci recavamo a scuola da bambini e da ragazzi? Quanti di noi si vedevano costretti, loro malgrado, a usare i vestiti dismessi del fratello o della sorella maggiore?
Quanti altri “quanti” si potrebbero elencare unicamente per dimostrare che la coperta oggi è particolarmente corta anche e soprattutto perché incapaci di fare a meno di quel superfluo ritenuto ormai indispensabile e sul quale basiamo buona parte della nostra esistenza?
Se mobilitazione deve esserci, questa deve trovare radici e fondamento su una decisa virata culturale che ponga quale condizione imprescindibile, in tutte le azioni conseguenti, la tutela della dignità di ciascun uomo.
Senza questi presupposti, non si va da nessuna parte.

Marco Sessa

11 ottobre 2012, ore 09.12

Ciao Franco, che amarezza . Parafrasando Stephen Hawking nel discorso di apertura delle Paralimpiadi, ha detto di guardare il cielo e le stelle e non sotto i prpri piedi. Oggi a Milano più che mai il cielo è plumbeo e se ne sente il peso sopratutto come cittadino Lombardo, come Italiano. Il titolo di questo tuo articolo mi è venuto in mente poco innanzi quando stamattina salendo in ascensore per venire al lavoro una collega commenta: ‘ci vorrebbe una guerra’. Spero vivamente che fosse solo uno sfogo ma fa riflettere.
Forse proprio per spazzare via il plumbeo e tornare a guardare le stelle, ci sta bene l’augurio dei marinai: Buon Vento a tutti!

Marco

11 ottobre 2012, ore 11.40

In bocca al lupo per la manifestazione a patto che le TV questa volta non siano occupate a seguire quelle dei terremotati,dell’ALCOA,dei dipendenti pubblici ecc. e quindi non diano nessuna notizia e visibilità. E i partiti di sinistra (sic!) che dovrebbero essere più attenti al sociale dove sono? I sindacati? Il grande capo Napo il monitatore? Con un F35 in meno quanto welfare è possibile fare? E di altri esempi se ne potrebbero fare,ma cosa aspettarsi da questa genìa di politici ed economisti da “salotti bene”,cosa vuoi che ne sappiano dei problemi veri e concreti delle persone? E magari gli “italioti” li voteranno di nuovo.

[…] Continua a leggere il post su Vita.it >>> […]

mauro montesi

12 ottobre 2012, ore 10.24

Caro Franco, temo che sia tardi; ci mobiliteremo . Serve aiuto e attenzione da tv e giornali.

carlo

13 ottobre 2012, ore 19.51

Sono da troppo tempo nausato della politica e dai media.Sempre le stesse facce e senza contraddittori.Sicurezza,legge elettorale,lavoro.Parlano i meno indicati a farlo!Guardie del corpo,poltrone in pelle,conti bancari incontrollati e incontrollabili.Noi,poverini ed ignoranti,dobbiamo solo subire.Mi piacerebbe,UNA SOLA VOLTA perchè due non lo meritano,dibattere con questi grandi politici. Non riusciamo a sfamare la famiglia? No PROBLEM! distruggiamola e diamo i nostri cari in adozione ai Gay!Non riusciamo a mangiare?No PROBLEM! Il welfare è per i clandestini!Non siamo sicuri? No PROBLEM! Svuotiamo le carceri! Non abbiamo un cent? No PROBLEM! Le banche sono solide e i banchieri,politici e parenti ,sono pieni di Soldi!Quando creeremo un’Italia che sia veramente degna degli italiani?

matteo bagnara

14 ottobre 2012, ore 20.51

Grazie Franco. Il tg5 ha appena anticipato che anche l’accompagnamento dovrebbe venire incluso nella misura che tassa le provvidenze a chi guadagni più di 15000 euro, cosìfacendo pagare la crisi ai disabili lavoratori, anche se con il diritto alla legge 104, che non utilizzano perché potrebbero magari nel caso rischiare qualche problema. A cosa serve laurearsi nonostante la disabilità se quel poco più che potresti guadagnare potrebbe penalizzarti? Era meglio dedicarti a imprese paraolimpiche? Gianni Mura su Repubblica parlava oggi di macelleria sociale. Speriamo a maggio di avere ancora il diritto di voto, anche se disabili. Che amarezza e che schifo, visto che banche, assicurazioni e lobby varie che esprimono questi ministri non vengono toccate come sempre. grazie ancora perchè sei la nostra voce.

Jack

15 ottobre 2012, ore 09.56

La cura di “rigor montis” e la mancanza di un welfare universale ci stanno portando al deserto dei diritti : i primi a cadere sotto i colpi del furore monetarista sono quelli più facili da colpire: anziani,disabili,poveri; se i disabili non si muovono contro i tecnici imposti dai poteri sovranazionali poi sarà ancora più difficile per tutti.

La tassa sulla disabilità | Invisibili

15 ottobre 2012, ore 11.19

[…] bella figura in Europa. E penso che alla fine dovranno fare marcia indietro, perché anche le “macellerie sociali”, in tempo di crisi, devono abbassare la saracinesca. Tags: famiglia, genitori, informazione, […]