FrancaMente

08/12/2014

Coscienza

Liberi di volare

Sì, c’è anche il numero del letto: 15. Un piccolo progresso dal letto 14 dell’Unità Spinale di Niguarda, da dove vi ho scritto qualche anno fa piccole cronache di degenza e di umanità. Questa volta mi trovo al Centro Clinico Nemo, sempre a Niguarda. Ho scelto di ricoverarmi qui per capire bene che cosa stesse succedendo al mio organismo, che non sta funzionando a dovere, e non solo per le conseguenze di un’embolia polmonare. Avevo ragione, c’era altro, problemi per così dire di funzionamento nientemeno che del pancreas e del fegato. Lo hanno capito in poche ore di day-hospital e quindi non mi hanno lasciato andare a casa, ma sono stato accolto subito in questo reparto luminoso, caldo, dai colori pastello della speranza e della serenità: i colori del pesciolino Nemo. Perché qui c’è una rete che spinge verso l’alto, con affiatamento e competenze elevatissime. Dicevo del numero del letto. In realtà la camera nella quale mi trovo ha un nome: “Liberi di volare”, e dentro è piena di fumetti che rappresentano aerei in volo, e persino sul pavimento sono tracciati aeroplanini color arancio.

E’ un centro specializzato nato dall’incrocio di tante volontà e di personaggi tenaci: Alberto Fontana, Mario Melazzini, Renato Pocaterra, come dire Uildm e Telethon, Aisla, Famiglie Sma (atrofia muscolare spinale). Il tutto convergente nella Fondazione Serena, un modo concreto di coniugare ricerca e assistenza, e offrire un servizio di eccellenza a tante famiglie che non avevano fino a pochi anni fa un riferimento unico al quale rivolgersi con fiducia.

Ecco, è qui che sto combattendo una nuova battaglia per ritrovare salute e qualità della vita. Coccolato dalle Oss e dagli infermieri, curato con attenzione certosina dall’équipe medica, sento già i primi segni della riscossa. Ma sono anche giorni nei quali il pensiero è davvero libero di volare. Il pensiero di ciò che ho fatto sino ad ora, di ciò che vorrei continuare a fare a lungo, l’analisi serena dei progetti che mi spingono a guarire in fretta, perché c’è tanto da fare.

In un Paese nel quale sembra che nulla funzioni, ho trovato la conferma che non è vero, non c’è da disperarsi. Volevo per ora condividere con voi questa mia sensazione di serenità. Ne scriverò ancora.

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claudia

8 dicembre 2014, ore 16.03

Carissimo, da tempo, direi da sempre leggo a i tuoi scritti, in modo discontinuo, ma frequente. Mi piace il sapore che hanno, il colore che emanano. Ho avuto occasione di incontrare i tuoi “nipotini” pelosi ultimamente (figli di Ibra) e in qualche modo mi sento più vicina a te. Anni fa ci eravamo incontrati nella redazione di Agr. Ora ci incontriamo sull’Web. Le tue battaglie mi appassionano. Anche se mi pare di avvertire in te più che una lotta, una ricerca della via che forse si avvicina paradossalmente ad una accettazione di ciò che è, dietro l’apparente mal funzionamento del corpo. Recentemente, un mese e mezzo fa, la mia figliola di 18 anni ha deciso che il suo corpo, sano, bello e perfettamente funzionante, le era di peso, di impiccio, era una gabbia che non reggeva più ed è “volata” via: si è lanciata da una finestra del nono piano di un palazzo in Via Famagosta. E’ letteralmente volata via, dopo che in tanti (circa 17 persone) avevano assistito al suo primo tentativo di suicidio, l’avevano salvata, per così dire. Immediatamente dopo ha beffato tutti e si è lanciata. Di nuovo equesta volta non ha fallito. Non so perché ti racconto questo. Forse per sottolineare che la libertà di volare ha sapori e colori diversi, che mai si può giudicare la scelta dell’essere, che l’Essere è molto altro oltre corpo e mente. Sono con te nella tua “battaglia” . Claudia p.s. grazie per le tue condivisioni

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Marco - Padova

8 dicembre 2014, ore 16.30

Innanzitutto auguri di guarigione.
Poi un grazie per porre in evidenza che non è vero che nulla funzioni nella nostra Italia;forse,come sempre,ciò che funziona e che rappresenta buone pratiche,impegno,positività non fa notizia. Non ci permette di autoassolverci come quando (con la grancassa dei media in genere ) vediamo storie di disagio,ruberie,corruzione ed allora possiamo puntare l’indice sugli “altri” e gridare più forte.
Non che si debbano tacere storture e malaffare ma nemmeno rassegnarci e disperarci;credo che ognuno di noi conosca persone perbene e ambienti positivi. Parliamone.

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Franco Bomprezzi

8 dicembre 2014, ore 17.16

Non ho parole. Ti abbraccio e ti ringrazio. Sono qui, se serve.

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Laura

8 dicembre 2014, ore 17.27

Le scrivo perché so cosa vuol dire trascorrere giorni e settimane in un letto d’ospedale.
Nel tempo che si ferma, quello delle cose, si ha tempo per pensare e per vedere. Per accorgersi che il posto dove stiamo è abitato anche da persone giuste che sanno cosa fanno, che possiedono etica e umanità. Il web moltiplica in modo esponenziale la percezione del male intorno a noi. Facciamo in modo che il bene abbia il suo spazio. Grazie per questo suo intervento.

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GerAnchemano Turin

8 dicembre 2014, ore 23.54

Eh no, caro Franco,
non è ancora il tempo di consuntivi: pausa di riflessione (fisiologica) si, consuntivo no. C’è ancora troppo da fare, siamo rimasti solo io e te a lavorare e non posso continuare all’infinito a fare tutto da solo.
Non è vero che in Italia non funzioni più niente: è invece vero che “anche” in l’Italia, come in gran parte del mondo, è in atto una crisi epocale alla quale ogni Paese cerca di fare fronte. Peccato che si cerchi di venire fuori da questa crisi “in ordine sparso”, cioè col classico sistema “ognuno per se e Dio per tutti” mentre, almeno in Europa, bisognerebbe cercare di salvarsi “tutti insieme”.
Per tornare a te capisco benissimo che il ritrovarsi soli coi propri pensieri per molte ore al giorno possa portare anche a pensieri negativi: non lasciarti scivolare dentro questi pensieri , non serve a niente. Anche se questa volta è più dura sappi che, mano a mano che andiamo avanti con l’età (parlo per me), a parità di gravità di problemi la reazione del corpo è sempre più debole, quindi dobbiamo cercare le energie per uscire in modo diverso da come fatto fino ad ora. Anche a costo di cercare nuovi stimoli. Lo so, non è facile, ma nemmeno impossibile e, per una pellaccia come te, ci vuol altro.
Buona notte e non illuderti: ti scriverò ancora anche se non mi risponderai.
Germano Turin – Torino

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Franco Bomprezzi

9 dicembre 2014, ore 11.40

Scrivimi… Ma i miei pensieri non sono negativi! Anzi. Un abbraccio.

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Fulvio

11 dicembre 2014, ore 13.58

che dire… “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a lottare”
Buona lotta fratello… sai di non essere solo 😉
Fulvio

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