La mazzata

18/06/2013

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Per aiutare basta anche la “minima”

Fatemi scrivere una cosa per me straordinaria. Le mie attività Exodus vengono aiutate da tanta brava gente. Fosse per l’ente pubblico saremmo morti, sepolti, rimorti e risepolti più volte.
Come sapete ho, in Itala e nel mondo, una quarantina di strutture e aiuto quotidianamente più di tremila persone, dai tossici ai barboni di strada, alle donne violentate, ai carcerati, agli adolescenti problematici e via così.
Il giorno 13 è stato il mio onomastico e, oltre agli auguri, mi sono arrivati “aiuti”. Un signore che mi aiuta, malato, anziano e con una pensione irrisoria (!), negli ultimi mesi, oltre a me ha aiutato altri.
Voglio farvi l’elenco per pura curiosità. Se poi, oltre ad essere curiosi, vi fate alcune domande, sarà tutto per il vostro bene. Ecco la mail che Nello mi ha spedito mercoledì 12/6.
“Don Antonio ti comunico per tua diagnosi che nell’ultimo semestre ti ho mandato cibo per circa tremila euro. Spero apprezzerai perché, oltre ad Exodus, mando pari pari cibo a Pane Quotidiano, alla mensa Cardinal Ferrari, alla mensa San Francesco e alla Ronda che assiste i clochard. Poi ho mandato duemila euro in Burundi, duemila euro al Parroco per una famiglia bolognese, ed altro – attingendo ai miei risparmi: non lavoro e ho una pensione di 600 euro al mese. Ciao!”.
Il mio amico Nello si arrabbierà per queste propaganda ma l’ho fatta per far capire a qualcuno, che si lamenta perché non ce la fa a vivere con 1000 euro al mese, che esistono persone straordinarie, nonostante una pensione di 600 euro, e fanno quello che avete letto.
Inoltre scrivo queste poche righe per incoraggiare i buoni a non lasciarsi deprimere e ai pessimisti, e per dimostrare che l’Italia è molto migliore di quanto pensiamo. Il bene non muore mai, anzi, nei momenti più cruciali e difficili è più presente e attivo che nei momenti felici e senza problemi.

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05/06/2013

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Grillo e la nuova politica

E se cominciassimo, una buona volta, noi, rispondendo alle battutacce di Grillo a dire che il deficiente è lui? Come si può permettere di offendere l’intera Italia, e quindi anche me, perché abbiamo votato in un certo modo, lasciando a lui le ragliate, le parolacce e le menate da fuori di testa?
Noi italiani, sarebbe ora che passassimo dal non voto, dai brontolamenti e dai “chi se ne frega” a rivendicazioni intelligenti, mirate. A discese nelle piazze con obiettivi pochi ma precisi: taglio delle province, fusione dei comuni, finanziamenti alle scuole, sburocratizzazione decisa e profonda, proibizione alle aziende di delocalizzare perché anche in Italia le tasse vengono decurtate del 30% come minimo, abolire gli stipendi ai politici, sanare definitivamente il cancro dell’evasione, risolvere il problema degli affitti e delle case. Le tre parole magiche sarebbero: abbasso clientele, tangenti, burocrazia!
Il Pd non può illudersi e decantare le primarie perché alle politiche queste manfrine verranno penalizzate. I vecchi imperano ancora e non mollano. Sono dietro le quinte e vedremo come riappariranno. (Sono un Renziano!)
Non preoccupatevi che riappariranno e noi saremo nuovamente a mangiarci le unghie e a friggere. La politica è cambiata, cinquecento partitini, con centinaia di migliaia di persone che vivono sulle nostre spalle (il vecchio Pc insegna) non sono più sopportabili.
Il popolo italiano sarà deficiente ma è più dignitoso, onesto e intelligente di migliaia di politici che meccanismi infernali hanno mandato a mangiare nelle greppie nazionali.
Invece di cambiare la Costituzione, ancora tra le migliori, dovremmo bruciare migliaia di codicilli approvati in Parlamento, perché portassero a casa soldi a loro. Dico loro. Con giochetti infantili, dal caffè a trentacinque centesimi, ai milioni ai giornalucoli di partito, ai rimborsi assurdi dati a chi ha già stipendi vergognosi, alle pensioni da nababbo.
E poi, se mi vengono a dire che poveretti prendono solo 3.500 euro e quindi non ce la fanno a campare, vorrei sbattere sotto il naso gli stipendi dei miei educatori con famiglia, figli e affitto: 1.250 euro!
Non si lamentano, lavorano, rieducano alcuni figli e parenti dei signori che stanno seduti  nelle sale del Parlamento. Evviva!!!

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27/05/2013

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Idraulico: mestiere del futuro

Potrebbe essere recepita come una battutaccia, addirittura come una cafonata, la provocazione di Bloomberg, miliardario Sindaco di New York. La battuta, è stata lanciata un venerdì sera in un programma radiofonico, nel quale il primo cittadino parla ai suoi concittadini-sudditi.
“Per lo studente medio diventare idraulico (io aggiungo: tapparellista, trattorista, pizzaiolo, contadino, vivaista, ecc…) potrebbe essere una soluzione migliore che frequentare l’università e rimanere disoccupati”.
Per le mammine italiane la proposta potrebbe essere addirittura scandalosa. Invece niente di più serio e più bello, con i tempi che corrono. Peccato che siano mestieri faticosi, con la tuta, poco borghesi e che declassano la famiglia. (!?!)
L’università non è la sola via per il futuro dei nostri figli. O meglio vi sono altri modi, e altri luoghi nei quali apprendere, conoscere, appassionarsi, meno tecnici e illuministici ma molto più veri, interessanti e sani.
E, per avvicinarci un po’ di più, alla proposta del Sindaco della Grande Mela l’Assessorato al lavoro della Regione Lombardia annuncia di aver pronti 600 tirocini per l’avvio alle professione delle quali c’è bisogno e per le quali non c’è disoccupazione.
Il programma si chiama “Fixo” e ha finanziato 58 progetti di placement, in accordo con un sistema di imprese, alla ricerca di qualificazioni frutto della globalizzazione, con flessibilità nel cambiamento del lavoro, con competenze certificate e professionalità eccellenti.
Certo che la moda, l’automazione, la meccanica, l’arredo, l’agro-alimentare, non antepone al cognome del nostro cicciobello il titolo di dottore, professore e via cantando. Sono sicuro che una proposta come questa mi creerà antipatie e onorificenze varie. Eppure i nostri figli devono cercarle qui le occasioni per il domani e mestieri a misura di ecosistema, autonomia organizzativa, salute e benessere.
Torno al Sindaco di New York. Tra le varie cose che ha detto, e delle quali possiamo dare non sempre ragione, ce n’è una che le batte tutte in verità e prospettiva. “Il vostro lavoro (lui parla di idraulico, io parlo di centinaia di altri mestieri) non verrà mai rimpiazzato da un computer”, non avrà disoccupazione e cassa integrazione. Cosa volete di più?

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21/05/2013

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La fede non è cosa “da salotto”

Se posso dirvelo alla mia maniera e concedetemelo, sono preoccupato per l’entusiasmo esploso attorno a Papa Francesco. Santo subito! Piace a tutti, le televisioni lo citano più di Obama, piazza San Pietro esplode ad ogni parola che dice, ilCorriere della Seraesce con una collana sui dieci comandamenti, gli italiani sono tornati a confessarsi.
Ripeto: questa vampate di entusiasmo non mi appartengono e non le sposo facilmente. La fede è una scelta di vita difficile, radicale, controcorrente. Non basta un Angelus in piazza San Pietro, piangere davanti al Papa che passa e farsi il segno della croce quando lo vediamo.
È vero che lo Spirito Santo ha dato una prova sbalorditiva di efficienza e di capacità selettiva rispetto al testimone Francesco ma la situazione della gerarchia ecclesiastica e il qualunquismo disincantato dei cosiddetti cattolici, ha fatto precipitare non soltanto la frequenza ai sacramenti, ma soprattutto la sostanza della vita cristiana: la via stretta, il servizio ad un solo padrone, la scelta privilegiata degli ultimi, l’infinita capacità di perdonare, la non dipendenza da mammona “iniquitatis” (= i soldi).
È una fissa, come è una mia fissa Medjugorje, le conversioni a gettone, le carovane a Lourdes e Fatima, le migliaia di preghiere dette davanti agli altari, ignari che il Padre di casa è là, nel tabernacolo, silenzioso, solo, dimenticato.
Perché la gente va in chiesa, accende la candela come vuole l’ignoranza cattolica e poi, via all’ipermercato. Sapranno, queste signore e questi signori, che in chiesa c’è anche Cristo?
Se saranno rose fioriranno e faranno rifiorire questa Vaticano avvitato su se stesso, perso dentro un dogmatismo patologico e capace, in contemporanea, di adorare le banche e distribuire l’otto per mille ai poveri.
Se dite che mi sbaglio, mi fate contento. Finisco citando una delle ultime frasi, energicamente pronunciate da lui, Francesco, ai diplomatici: “No, ai cristiani da salotto!”.

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14/05/2013

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La parole chiare e vere di Papa Francesco

Con la sua santa semplicità e la sua sconfinata simpatia, questo Papa Francesco dice cose e frasi che se le avessero dette altri, avrebbero scatenato o l’ilarità o lo scandalo. Ad esempio, nell’udienza di mercoledì 8 maggio u.s., a 802 Superiore delle suore di tutto il mondo, dice che la castità deve essere feconda e generare figli spirituali della chiesa.
E poi esce con una battuta straordinariamente efficace, rinfrescando una parola, ai tempi molto citata, ma oggi dimenticata e trascurata. Tra le risate e gli applausi dice, alle compassate Superiore (non so se le ha stravolte e quasi offese): “La consacrata è madre, deve essere madre e non zitella. Scusatemi se parlo così”.
Bestiale! Direbbero i nostri ragazzi. Per me, invece, prete mezzo balordo, sentire il Papa usare il mio vocabolario e le espressioni popolari, semplici ma fortemente significative, commuove e seduce.
Poi ha continuato. Immaginatevi sempre le 802 Superiore, ripeto, con l’aria autorevole delle sessantenni illuminate e scelte dallo “Spirito”: “Pensiamo al danno che arrecano al popolo di Dio gli uomini e le donne di chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che usano il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle – quelli che dovrebbero servire – come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali. Questi fanno un danno grande alla chiesa”.
Mi accusano di pensieri cattivi. Secondo voi, quelle 802 Superiore, saranno tutte sante, disinteressante, slegate dal potere e dalle ambizioni? Il dubbio è di dovere.
E Papa Francesco chiude con una battuta, degna della sua santità e tenerezza, testimoniata già la sera della elezione: “Che cosa sarebbe la chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza! Intenzione di madre”.
È proprio vero. Lo Spirito Santo non poteva scegliere di meglio.

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09/05/2013

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Un giorno senza auto

Leggevo sorridendo una filastrocca di Eduardo Galeano, che vi arrangio. Ridete anche voi, perché ne varrebbe la pena. Questa specie di filastrocca si intitola: Un giorno senza auto. Poiché qualche domenica capita stranamente anche in Italia che, per poche ore, venga vietato l’uso della macchina, ecco la filastrocca sarcastica.
“Gli ecologisti e gli irresponsabili propongono che per un giorno le automobili spariscano dal mondo. Un giorno senz’auto? E se l’esempio si propagasse e quel giorno diventasse tutti i giorni?
Dio non voglia e nemmeno il diavolo. Gli ospedali e i cimiteri perderebbero la loro clientela più numerosa. Le strade si riempirebbero di ciclisti ridicoli e di patetici pedoni. I polmoni non potrebbero più respirare il più saporito dei veleni.
I malati arriverebbero al Pronto Soccorso deceduti. Le gambe che si sono dimenticate di camminare, inciamperebbero in tutte le pietruzze. Gli italiani andrebbero a prendere il cappuccino con l’elicottero ma non ci sarebbero le piattaforme idonee.
L’italiano non può vivere senza cappuccino e brioche al mattino, preso al bancone del bar, dopo aver tentato invano il gratta-gratta… La fortuna! Non si sa mai.
Il silenzio assorderebbe le orecchie. Le autostrade si trasformerebbero in comodi bocciodromi. Le radio, le televisioni, le riviste, i giornali perderebbero gli sponsor più generosi.
I paesi petroliferi verrebbero condannati alla miseria. La Formula Uno diverrebbe la Formula Zero! Tornerebbero di moda i calessi, i carri, le bighe ma non ci sarebbero i posteggi.
In un colpo saremmo regrediti nel Medio Evo. Tutti sanno che Medio Evo significa: analfabetismo, servilismo, ignoranza, fame, freddo, e chi più ne ha più ne metta. Dimenticavo i treni.
Resterebbero i treni “operai”. Ma chi ci va nei vagoni con gli operai? Con il Frecciarossa ci hanno abituato bene. Ma con il Frecciarossa, viaggiano i signori. Gli operai, poveretti, nei treni rotti… Le tute blu hanno diritto ai treni rotti, in ritardo, con le toilette già… prima di entrare.
Il mais, la canna da zucchero e tutte le quasi invenzioni sostitutive della benzina? Crollerebbe la ricerca! Tornerebbero nel piatto degli italiani con l’insalata, i fagioli e i minestroni vari. Sai che macello? Per carità! L’automobile è vita, gioia, soldi.
Meglio morire di tumore che di sudore. Il Padreterno allora, ci aveva detto che avremmo partorito nel dolore. Poi abbiamo trovato il sistema per soffrire di meno. E adesso, non saremo mica scemi!

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23/04/2013

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La furbizia dei diciassette anni

Tutti sanno che voglio bene ai ragazzi, che quasi sempre do ragione a loro più che ai loro genitori, ma questa volta, è troppo. Intendo alludere alla diciassettenne che ha chiamato il 114, cioè il numero di emergenza per l’infanzia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità e gestito dal Telefono Azzurro.
Questa diciassettenne svampita (preferisco chiamarla così) ha scomodato la polizia perché la mamma l’ha rimproverata: “Sei una scansafatiche. Noi facciamo fatica a pagare la scuola privata e non devi saltare nessuna ora”. Invece la svampitella voleva entrare un’ora dopo a scuola, per evitare l’interrogazione.
Credo che la madre avesse tutte le ragioni, al di là dei costi della scuola privata. I doveri e gli impegni non vanno scantonati. Meno male che la polizia, dopo aver ascoltato le ragioni della madre e della figlia, abbia deciso di non procedere nei confronti della madre.
Segnali di questo tipo non vanno lasciati perdere. Brava quella madre che non si è lasciata influenzare. Sono molti, invece, i genitori che davanti ai “capricci” e ai falsi mal di testa, si lasciano intrappolare “pro bono pacis”.
L’educazione e la formazione dei nostri figli, esige scelte forti e chiare prese di posizione. La vita si matura attraverso questi momenti. Tutti noi abbiamo bigiato e spergiurato. La scuola è oggetto di schermaglie familiari e di quasi innocenti farse.
L’adolescenza, poi, ingigantisce il tutto e gioca a inventare occasioni per moltiplicare fatterelli al limite del furbesco. Cari diciassettenni, fare i furbini è donchisciottesco e banale. Infantilizza!
Cari genitori, non lasciatevi prendere per il naso. Dire sempre di sì è la cosa più diseducante. I minori sono “minori” proprio perché esigono un aiuto, in sostegno e talvolta decisioni che toccano a voi.
Lasciare ai minori tutte le decisioni non li matura, ma soprattutto, non matura voi genitori. La battuta “mia figlia sa quello che deve fare” è il più brutto segnale della vostra poca voglia di sentirvi dire dei no.

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18/04/2013

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Un manuale di educazione sessuale

Leggevo ieri su Panorama una notizia che mi butta fuori di testa. Mentre stiamo lottando con le unghie perché i nostri ragazzi capiscano che è inutile drogarsi, ubriacarsi, buttare i soldi nei giochi, correre come pazzi in moto e in macchina, assumere anfetamine a gogò, arriva dalla Germania un best-seller che spiega ai giovanissimi (sottolineo giovanissimi) tecniche, posizioni, trucchi per godere al meglio ogni tipo di gioco sessuale.
256 pagine, 16 euro e una infinità di foto-verità (si dicono così) scattate a dei ragazzi prestati all’operazione editoriale. Credo che nella prefazione, Camila Raznovich, che ben conosco, ci dirà che è meglio una sveltina che una fiutatina (tiro ad indovinare).
Torniamo su questo Make Love. “Un manuale di educazione sessuale”.
Siamo nel decennio dell’educazione e mentre noi cattolici facciamo tavole rotonde e dichiarazioni teoriche trite e ritrite, il 20 aprile esce questo serafico manualetto. In Germania in poche settimane ha venduto 200 mila copie.
Sarà una gioiosa scoperta, con sottinteso invito che le foto del libricino, potrebbero magari essere rifatte dal vivo, con più efficacia e aderenza alla realtà. Spreco, dunque, di telefonini in classe, tra fanciulli (fatemi dire così), fanciulle e animaletti vari.
Le mamme, i professori, le maestre, saranno felici!? Le edicole, le librerie, metteranno questo maledetto manualetto, in vetrina in modo che possa essere venduto e acquistato? Batterà tutte le classifiche in pochi giorni?
Piangeremo, ancora una volta, quando acqua sporca e bambini saranno buttati nel gorgo fetido del provare tutto il più presto possibile. L’indagine dice che il 53,7 per cento dei maschi e il 55,9 per cento delle femmine evitano di fare confidenze e domande di questo “tenore” ai genitori. Lo sappiamo da sempre. Ma è su questo terreno che vanno giocate le nuove metodologie famigliari e scolastiche.
Abituare fin dall’infanzia i bambini alla sincerità, alla confidenza, alla tenerezza, aiuta (anche se non risolve) e previene il periodo buio, rischioso, sempre più pericoloso della prima adolescenza.
Non è certo l’informazione quello che manca ai nostri figli, ma la formazione.
E la formazione significa: presenza, pazienza, parlare…

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10/04/2013

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Giovani e alcol

Torniamo a parlare di giovani, o meglio di ragazzi. Purtroppo anche questa volta l’allarme è serio e viene lanciato da una clinica di Milano. “C’è un pesante aumento di giovani tra i dodici e i quattordici anni che abusano dell’alcool e arrivano al pronto soccorso in condizioni preoccupanti”.
Lo scorso anno i ricoveri furono sessanta e per quest’anno si sorpasserà il centinaio. Altro allarme preoccupante: il 54% sono femmine. Arrivano in stato di incoscienza o addirittura in coma. La più consumata è vodka con limone. Oltre ad essere facile da bere, lascia meno tracce nell’alito rispetto a vino e birra.
I soliti psicologi trovano la spiegazione nel disagio giovanile. Non hanno ancora capito che la prima esplosione adolescenziale sbatterebbe nel disagio psichico anche san Luigi Gonzaga.
È l’enorme e velocissima trasformazione del corpo che stravolge i nostri dodicenni e quattordicenni. Perciò, facendo ridere gli specialisti, ritengo sia l’infanzia viziatissima e con   rapporti genitoriali quasi assenti, “sedata” soffocando il cicciobello nei ninnoli, nei giochi e nei capricci, la causa principale di questi sballi precoci e pericolosissimi.
Nell’esplosione dell’adolescenza il cicciobello anziché aspettare la mammina con le abbondanti elargizioni di porcherie, se le trova da solo. Nei pomeriggi in casa, la sera nelle festicciole di compleanno e onomastico, al posto dei pasticcini e della coca cola, apre la vetrinetta e si fa di Ballantine’s e di vodka.
Smettiamola di parlare di disagi e affrontiamo, una volta tanto, i temi più seri dell’educazione. Cioè: il tempo, la serenità familiare, la discussione pacata, la tenerezza condita con i doveri e le fatiche, le presenze autentiche al posto dei premietti, delle paghette e dei capriccetti subito compensati.
L’avventura straordinaria della giovinezza è diventata tragica, perché nessuno vuole più fare “cordata”. Ci hanno insegnato, i cattivi profeti, che la vita non è una parete rocciosa da scalare, faticosa ma che ci porterà a vivere, a fare, a vedere cose stupende, ma una specie di panna montata gigante e avvelenata. Chi se la mangia anziché vivere, crepa. Lo sappiamo tutti… eppure la tragedia aumenta e distrugge!

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03/04/2013

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La scuola, democrazia e internet

Leggo trasalito un titolo che, se fosse vero, dovrei andare, come i vecchi pellegrinanti, a Compostela a piedi. Ecco il titolo: “Senza cattedre né lavagne. Sarà così la nuova scuola”. C’è solo un neo: questa rivoluzione arriverebbe a causa di internet.
E qui il trasalimento scade di qualche decametro. Io, che scriverei e leggerei notte e giorno solo con carta, penna e calamaio, mi incavolo. La scuola, o meglio le classi, gli orari, i programmi avrebbero dovuto da secoli essere ripensati e stravolti. Le classi, i banchi, la trascuratezza, la poca pulizia, gli insegnanti per due terzi più complessati degli allievi, sono un macigno enorme e, per me, invalicabile, in tempi bevi.
Una città, una nazione che tiene la scuola in terza o quarta priorità, vuol dire che non capisce niente ma, soprattutto, che non ha prospettive future e progetti decenti. Comunque, vengano dibattiti e non lezioni, isole e non singoli banchi, cooperative learning.
Bello! Però qui si cambia solo l’architettura scolastica. Ma la “gente” che dovrebbe frequentare questa scuola, come la motiviamo? Basterà un computer, un muro pieno di numeri, banchi a forma di trapezio e pulpiti dai quali espletare l’ars oratoria, per ridare serenità ai volti dei docenti e voglia “matta” ai giovani eroi per andare, dalle ore sette del mattino alle due del pomeriggio, nelle nuove non aule?
C’è un’altra idea che mi interessa, ma lascia irrisolto il problema famiglia. Nel Michigan, il mattino,  i ragazzi a casa, o mentre sono nel parco, guardano allo smartphone i video delle lezioni e in classe (o isola), nel pomeriggio, diventano protagonisti, con i facilitatori di quanto hanno visto e sentito.
Ultimo pesante ostacolo: da noi, paese dei balocchi, la Rete è un gioco, un momento ludico. Chi farà capire ai genitori e poi ai ragazzi che la Rete offre occasioni di approfondimento, di lettura di libri, di visite virtuali in pinacoteche, invece che banalissimi scaricamenti di ricerche da allungare a qualche cretino di professore?
Sono pensieri cattivi, ma non devono assolutamente essere ritardati i tempi della rivoluzione. La scuola è il mezzo più democratico per cambiare e maturare un popolo. Non deve servire solo a spiegare lezioni ma ad approfondire, collegare esperienze, confrontare abitudini, interiorizzare i processi di socializzazione e i tanti doveri senza dei quali, anche i diritti correrebbero il rischio di tramutarsi in soprusi.

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