La puntina Una sveglia quotdiana (o quasi)

5 Nov

Ieri, approfittando di un viaggio a Roma ho avuto modo di leggere il testo integrale della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che esaminando il ricorso presentato dalla signora Soile Lautsi, di Abano Teme, ha stabilito che l’esposizione del crocifisso in classe è atto discriminante e violento. La sentenza la trovate qui, leggetela, vi renderete conto della pochezza intellettuale e morale delle 15 paginette firmate daSally Dollé Francoise Tulkens. Anche il dibattito che è seguito alla decisione della Corte non è stato esaltante e alto.

Perciò sono riandato a leggermi un articolo di Natalia Ginzsburg, grande scrittrice ebrea e comunista (fu eletta nel 1983 nelle liste del P.C.I.), pubblicato da L’Unità, il 22 marzo 1988 che ieri L’Eco di Bergamo ha opportunamente riproposto nella versione  integrale. Beh, ecco un ragionamento vero. Rileggiamolo e andiamo a scuola di Natalia.

“Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso. La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe. Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese. Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza. I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla. E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. (…) Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C’è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”. Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l’integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”.

Grazie Natalia.

Biografia e opere di Natalia Ginzburg qui

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • E-mail this story to a friend!
  • MySpace
  • Print this article!
  • Segnalo
  • Technorati
  • TwitThis
  • Wikio IT

Tag:, ,

Italia non profit

Lascia un tuo commento

Caratteri disponibili: 1500

agostino

5 Novembre 2009, ore 19.43

Bravo Riccardo, hai fatto bene a riproporre l’articolo. Quello che mi preoccupa non è solo il divieto di esporre il crocefisso nelle scuole ma il tentativo di negare ogni simbolo religioso (e la stessa fede) utilizzando falsamente il concetto di laicità. In nome del pluralismo si impedisce a TUTTI di professare pubblicamente la propria fede, qualunque essa sia. Più di noi sono preoccupati di questa intollerante deriva religiosa gli ebrei e i mussulmani. Si impedisce così l’esposizione del presepe e i bambini nelle scuole materne e negli asili non possono più preparare i canti di Natale per non offendere i mussulmani (che protestano e insorgono a nostra difesa). Nelle compagnie aeree britanniche è vietato alle hostess avere la croce al collo o l’anello con i segni del rosario. E’ tuttavia possibile indossare simboli religiosi dissacranti come le grandi croci ricoperte di brillantini. Ammessi e graditi anche amuleti portafortuna e cornetti di corallo rosso. E’ proibito mostrare in pubblico di credere in Dio ma si può continuare a credere al gatto nero e al venerdì 17.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Lubna Ammoune

6 Novembre 2009, ore 01.36

Che lezione! Vorrei sentire pronunciare più spesso queste parole. Da diffondere e insegnare, grazie Riccardo

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Debora

7 Novembre 2009, ore 12.19

Grazie, per la chiarezza e lucidità di giudizio: un vero lampo di luce nel buio della confusione imperante!
Grazie anche per la segnalazione dell’articolo della Ginzburg e per la pubblicazione del testo integrale della decisione (che cercavo da giorni).
L’ennesima notizia sulla battaglia (sub)culturale contro i crocefissi nelle aule mi aveva colpito e preoccupato. Sull’onda della decisione di bandire dalla Costituzione Europea ogni riferimento alle radici cristiane dell’Europa, ora se ne vuole cancellare ogni traccia, e proprio partendo dai luoghi dove si forma l’Europa di domani.
Come può la ragione di alcuni essere così miope da non capire che così si mina l’identità di un popolo e alla lunga la sopravvivenza di una civiltà?
Per capire, ora vado a leggermi la sentenza.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

ivo

9 Novembre 2009, ore 19.54

Più del bell’articolo della Ginzburg impressiona la tristezza dei commenti. Mentre l’autrice scrive ‘con’ le parole di Gesù dell’universalità e della rivoluzione del segno e del corpo di Cristo, ci si sofferma sulle miserie del dibattito politico: l’identità di un popolo, di una nazione o addirittura l’idea che questa sentenza rappresenti la volontà di umiliare e cancellare i simboli religiosi dai luoghi pubblici. Che pena pensare a Gesù come simbolo dell’identità nazionale rappresentata dalla chiacchera dei politici. Che divario, che infinita distanza tra ‘Natalia’ e i vostri commenti di cristiani deboli e stanchi alla ricerca della legittimazione del potere, anche del potere di esporre e imporre. Sentirsi offesi dal Cristo appeso al muro della classe è triste almeno quanto sentirsi legittimati ad affermare la propria identità attraverso la sua immagine appesa ad un muro. Il vostro problema non è la laicità, è lo smarrimento.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Riccardo Bonacina

9 Novembre 2009, ore 20.20

Caro Ivo (o Tonino), non penso proprio che chi ha commentato, con me, il bell’articolo della Ginzburg abbia bisogno di alcuna legittimazione di simboli appesi al muro, non essendo, alcuni autori dei commenti, neppure cristiani, ovvero chiamati con il nome di Cristo. Sul tema dello smarrimento come problema generale, sono d’accordo con lei. Un grande studioso come Lucio Lombardo Radice parlava, già qualche decenniofa, di “apocalissi culturale”. E riguarda tutti, magari anche lei.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Debora

10 Novembre 2009, ore 18.38

Non è nemmeno lontanamente mia intenzione entrare in polemica, anche perchè capisco che la sintesi (forse eccessiva) del mio pensiero poteva essere fraintesa.
Proprio per evitare fraintendimenti, preciso che esprimendo - nel mio caso da cristiana - la mia preoccupazione per la tendenza dominante a negare le radici cristiane dell’Europa, non intendevo affatto ridurre il problema ad una querelle politica, né tantomeno lamentare la mancanza di una legittimazione del potere.
La mia è una preoccupazione educativa che parte dall’io e arriva al “popolo” come insieme di tanti io. Il crocefisso, quel piccolo segno appeso ad un muro non è un’esposizione o un’imposizione, è appunto un segno, qualcosa che - per chi vuole lasciarsi interrogare - rimanda ad Altro.
Per noi cristiani, Dio si è fatto carne, ha scelto di usare di segni tangibili (piccoli e grandi) per farsi conoscere all’uomo che si interroga sul senso delle cose e della vita. Per questo motivo vivo il tentativo di bandire dai luoghi pubblici e soprattutto dai luoghi dell’educazione quel segno come un attentato alla mia identità cristiana e all’identità di un popolo.
La preoccupazione per la negazione delle radici (non solo religiose ma anche culturali) cristiane dell’Europa non deve essere un problema così estraneo alla coscienza cristiana se il Papa ne ha fatto uno dei passaggi salienti del suo discorso di qualche anno fa a Ratisbona, che a me ha fatto bene rileggere.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Nicola

11 Novembre 2009, ore 18.19

Cara Debora,
E’ bello leggere le tue parole in difesa alla tua identità cristiana, ma attenta perché esse costituiscono un’ arma a doppio taglio poiché la presenza del crocifisso in un “luogo dell’ educazione” puo’ essere interpretata da una persona di un altro credo come segno di “controllo” “supremazia” ( uso le virgolette per smorzare la forza di questi termini ) della religione cristiana su una istituzione laica come la scuola. Come puoi vedere anche la presenza di un simbolo cristiano costituisce un attentato alle varie identità religiose che si differenziano dal cristianesimo.
Detto cio’ vorrei aggiungere che nessuno impedisce, come invece sostenuto da Agostino, di professare pubblicamente la propria fede, si impedisce invece giustamente la prevaricazione di una religione rispetto alle altre.
Io sono ateo, ma penso che la fede possa essere coltivata al nostro interno senza il bisogno di crocifissi nelle scuole o madonnine negli ospedali.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

massimo serventi

11 Novembre 2009, ore 20.36

Riccardo, non scrivo sul crocefisso. C’e’ sempre stato e nessuno lo vede(va) piu’, toglierlo e metterlo nel nostro cuore sarebbe piu’ rispettoso.
Una riflessione che vorrei condividere con te e i lettori.
A Roma c’e’ un gruppo di giovani afgani che vive in una buca. Regolari o no sono dei ‘forestieri’ nel bisogno. Roma, la sede della Cristianita’.
…’ero forestiero e mi avete accolto’.
Mi sfiora la mente: ma se un vescovo, se il Papa si recasse da questi giovani, li abbracciasse e ospitasse poi in un palazzo caldo e accogliente…..che direbbe la gente?
Non sarebbe un segno di vangelo vero, un segnale a tutti (credenti e no) di cosa significa la civilta’, la coerenza con il vangelo? che grande, sincero segno di fratellanza con i mussulmani! e che segnale intenso ai nostri governanti che predicano solo di sicurezza e ordine pubblico e mai di compassione, fratellanza,umanita’.
Perche’ e’ difficile, improponibile un gesto del genere? dimmi.
Non credi che gioverebbe a tutti, al mondo intero che e’ diviso su questioni di immagine come il crocefisso e non ragiona invece come faceva Gesu’ che ci ha insegnato la com-passione, l’amore. Per tutti, per chi ci e’ prossimo e vive in una buca a due passi dai lussuosi palazzi vescovili?
Ciao
Massimo
Da Herat, Afghanistan.
Qui c’e’ tanta, tantissima difficolta’ fra la gente. Ora inizia l’inverno: molti bambini moriranno di freddo, come l’anno scorso. Ed io sono in una buona camera riscaldata…..

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Riccardo Bonacina

12 Novembre 2009, ore 23.17

Carissimi, non allontaniamoci troppo dal bel articolo di Natalia Ginsburg, e dalla sua conclusione: “È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”. Penso che il ricordo, personale ma anche pubblico sinchè ci sarà libertà di testimoniarlo, di quel Dio che ha voluto farsi uomo per dire che occorreva una nuova legge “amare il prossimo come se stessi e persino i nemici” e che per inarnarla e indicare la via ha scelto la morte più infamante, quella della croce e che prima di spirare ha detto “Padre perdonali”, non possa che ispirare pensieri buoni e non supremazie.
Riguardo al resto, è un dato di cronaca quello del crescere di un sentimento anticristiano nel mondo, in Asia, in Africa dove decine e decine di cristiani sono messi a morte per la loro fede (poi si può far finta di nulla o preferire scandalizzarsi per la foca monaca). ma anche in Europa e in Occidente. Per esempio oggi mi è arrivata una mail di una organizzazione ebraica, Gherush92, una delle 54 organizzazioni accreditate presso l’Ecosoc, Il Consiglio Economico e Sociale può compiere o promuovere studi o relazioni su questioni internazionali economiche, sociali, culturali, educative, sanitarie e simili, e può fare raccomandazioni riguardo a tali questioni all’Assemblea Generale, ai Membri delle Nazioni Unite. Si intitola “Meglio la zucca del crocifisso” e contiene affermazioni deliranti per azzeramento della dimensione della memoria e per confusione culturale. Chi se frega direte voi? Niente se non fosse una delle 50 organizzazioni accreditate all’Onu.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Riccardo Bonacina

13 Novembre 2009, ore 14.26

Il post di Massimo merita un commento. Hai perfettamente ragione, Massimo, anche se la tua domanda la rivolgerei non solo al Papa o ai vescovi, ma a chi crede a chi si dice cristiano e a cui, come giustammente noti, quel crocifisso di cui discutiamo non parla più da tempo. LA domanda a cui i cristiani dovrebbero rispondere, personalmente e senza delegarla qualcuno “preposto” è: ma c’entra quella croce che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte?

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

ivo

13 Novembre 2009, ore 19.25

Cara Debora, condivido le preoccupazioni ‘educative’ e sono deluso soprattutto dall’indifferenza con cui quel Cristo sta e stava appeso ai muri delle scuole, ma rimango perplesso all’idea che l’esperienza cristiana sia da leggere come ‘preoccupazione per le radici culturali’. E’ un’idea molto, molto politica. E certo, caro Bonacina lo smarrimento non è certo dei soli cristiani, anzi forse è molto più forte negli ‘altri’ che non riconoscono ancora Gesù e dalla sua figura esitano a farsi toccare, ma è proprio la reazione allo smarrimento che ci allontana o ci avvicina differenziandoci.

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Riccardo Bonacina

13 Novembre 2009, ore 19.39

Caro Ivao (o Tonino) questo post lo condivido dall’a alla z

Segnala un'infrazione Segnala un'infrazione

Chi sono

Riccardo Bonacina

Sono nato a Lecco nel lontano 1954, una vera passione per lo studio e la pratica teatrale sino a che nel 1985 non mi rassegno alla pratica giornalistica. Ho provato a raccontare l’Italia dei soggetti sociali in tutti i modi e ovunque, dal 1994 con Vita.

Tutti i blog di Vita.it

Fenomeni

Ma non chiamatele linee guida

 

Yalla!

Lubna, futuro ministro alle pari opportunità

 

Non profit 2.0

Visioni per immigrati digitali

 

La puntina

Umberto Veronesi? Un uomo sfortunato

 

Robe da chiodi

Giacometti, il genio fratello

 

Altramerica

Haiti, il vasetto di miele e i rischi del dopo terremoto

 

Africana

Bashir rischia accusa per genocidio, mentre in Sudan la pace è ancora un miraggio

 

FrancaMente

La pistola è scarica

 

Latinos

Maceió: la città dei bimbi senza padri

 

Pianeta Onlus

La mappa dell’associazionismo italiano