Il mio augurio per l’anno che viene con le parole di Pier Paolo Pasolini
“L’occhio guarda..è l’unico che può accorgersi della bellezza…la bellezza si vede perchè è viva, e quindi reale. Diciamo meglio, che può capitar di vederla. Dipende da dove si svela. Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. forse perchè non credono che la bellezza esista. Ma, sul deserto delle nostre strade lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.” (Patrizio Barbaro: “Ah, uno sguardo”, dedicato a Pasolini)
Ecco, da oggi lasciamo salire e prendere corpo a un pensiero dominante, quello del Natale che arriva, per credenti e non credenti, in un momento in cui occorre ritrovare solide ragioni di speranza per la vita personale e quella collettiva e per guardare con disposizione positiva e aperta al cambiamento al prossimo 2012.
Ieri sono rimasto molto colpito da queste parole di Benedetto XVI (qui il testo completo): «Anche se valori come la solidarietà, l’impegno per gli altri, la responsabilità per i poveri e i sofferenti sono in gran parte indiscussi», nell’Europa di oggi, ha detto il Papa, «manca spesso la forza motivante, capace di indurre il singolo e i grandi gruppi sociali a rinunce e sacrifici». «La volontà che difende l’interesse personale oscura la conoscenza e la conoscenza indebolita non è in grado di rinfrancare la volontà». «Perciò da questa crisi emergono domande molto fondamentali: dove è la luce che possa illuminare la nostra conoscenza non soltanto di idee generali, ma di imperativi concreti? Dove è la forza che solleva in alto la nostra volontà?». E colpito da un commento di un lettore che mi scrive: «mi sembra un modo alto per porre il problema di un insufficiente livello di spirito civico medio alimentato dalla rettitudine delle istituzioni». No non c’è un modo basso o più basso perchè la rettitudine non è alimentata, non può essere alimentata dalle istituzioni. Sarebbe la galera. La rettitudine e lo spirito di sacrificio è un’energia morale interiore, è un pathos (dal greco, emozione e sacrificio) individuale. Occorre un lavoro su di sè, un’educazione all’ideale a ciò che nella vita conta. Per questo è importante, che si creda o no, lavorare sulle intime ragioni di speranza, sulla propria e interiore tavola di valore, e il Natale è occasione privilegiata per tutti.
Mi ha molto colpito un brano di Efrem il Siro regalatomi da un monaco benedettino che ho scelto come augurio per tutti i lettori di Vita e che ripropongo qui.
“Come sei sfacciato, o Bambino, che ti getti nelle braccia di tutti! A chiunque ti trova, tu sorridi; a chiunque ti vede, tu vuoi bene. È come se il tuo amore avesse fame degli uomini. Forse non sai distinguere tra i tuoi genitori e gli estranei? Tra la tua mamma E le serve? Tra colei che ti nutre col suo latte E le donne impure? Questa è la tua sfacciataggine oppure è il tuo amore? Tu, che tutto ami! Come sei irrequieto, che ti getti nelle braccia di chiunque ti vede. È lo stesso se sono ricchi O se sono poveri, tu cerchi rifugio in loro, senza bisogno che ti chiamino. Donde ti viene questo essere così affamato degli uomini?”
A me pare che abbiamo così bisogno della sfacciataggine di questo bambino perchè ce ne regali un po’. Buon Natale, qui sotto il biglietto augurale di Vita
Ovviamente, siamo grati al ministro Elsa Fornero di aver voluto spiegare le sue scelte e la sua visione del welfare dalle colonne di Vita, prima che su altri organi di stampa. È positivo il riconoscimento che da lei viene al ruolo del Terzo settore e quindi, di conseguenza, la sottolineatura sull’importanza che il 5 per mille diventi finalmente legge. C’è tuttavia un passaggio cruciale del suo ragionamento che non ci convince: quando dice che l’attenzione al terzo settore potrà essere reale solo in condizioni di ripresa economica. [...]
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Il numero di Vita che da oggi trovate in edicola, vuole segnare un punto, forse “il” solo punto possibile per una ripartenza del Paese. Una ripartenza senza la quale parlare di crescita in piena recessione è peggio di un esercizio retorico, è esercizio patetico chiunque lo faccia. Questo punto di ripartenza ha a che fare con il risveglio dell’io, di ciascuno di noi, delle comunità. È un numero che dedichiamo, alla gratuità come scintilla prima e originaria di ogni socialità, di ogni comunità. E lo facciamo, grazie anche al contributo di tanti autorevoli amici e commentatori, alla fine di un triste e vuoto Anno europeo del Volontariato e nella ricorrenza dei vent’anni della legge 266/91 che ha riconosciuto, come recita l’art. 1: “Il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo”. Vent’anni dopo, se qualcosa non cambierà – magari la stessa legge -, il rischio è che il futuro del volontariato sia tutto dietro le spalle, esattamente come il futuro di questo Paese. Non ci sarà nessuna ripartenza se non saremo in questione noi. Noi come persone capaci di gesti e di impegno. [...]
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