Su Castellucci e il suo spettacolo “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, in tanti mi chiedono, bene ora che l’hai visto che dici? Provo a restituirvi qualcosa in breve, com’è giusto e come ho promesso. Dico, innanzitutto che è incredibile quello che è successo prima e fuori del teatro. Un dibattito sul nulla, pre-testuoso, il cui ultimo segno erano i nullafacenti carabinieri, agenti Digos e camionette intorno al Franco Parenti. Perciò, ho voluto insistere, nel dibattito post spettacolo con le domanda nel merito a Castellucci sul suo spettacolo. Spettacolo, ecco, non è una vera e propria pièce teatrale, è qualcosa di più simile a una performance/installazione. [...]
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Tempo fa, era l’epoca dell’affermazione della corrente neocon ai tempi di Bush junior impegnato nell’insensata guerra del Golfo (sembra un secolo fa, e invece…), un collega ed amico, Lucio Brunelli, vaticanista del Tg2, coniò il termine “cristianisti” per indicare tutti coloro per cui Gesù Cristo è non già una presenza reale, presente, contemporanea, viva e soggetto di una relazione personale e di conseguenza comunitaria, ma un simbolo, un’idea, una millenaria tavola della legge, perciò, alla fine non un incontro personale, ma un’ideologia. Ecco perchè il neologismo fotografa bene una delle corruzioni possibili dell’essere cristiani, che è sempre ed ogni giorno un dono sorprendente e un’adesione a una presenza e mai un vessillo, un affidarsi, e mai un’idea. Cristianista posso essere io o un vescovo o un cancelliere porporato del Vaticano, ovviamente.
Queste considerazioni ritornano alla mente di fronte alla mobilitazione di alcuni gruppi cattolici (il neo costituito Comitato San Carlo, e siti come “Riscossa cristiana”, “Messa in latino”, “Basta cristianofobia”, “La bussola quotidiana”, ect ) che chiamano alla “reazione”, fatta di preghiere riparatorie e di proteste pacifiche (speriamo), di fronte a uno spettacolo accusato di blasfemia soprattutto sulla scorta di cattive informazioni. Lo spettacolo è quello di un nervosissimo, e forse per questo autore di qualche improvvida uscita in conferenza stampa, Romeo Castellucci intitolato Sul concetto di volto nel figlio di Dio, uno spettacolo che si intreccia sulla relazione tra un figlio e il suo vecchio e oramai inavalido padre “guardati” dallo straordinario e bellissimo volto di Cristo Salvatore (Salvator mundi) di Antonello da Messina. Un volto icona che guarda le miserie umane e le fatiche di un padre e di suo figlio. [...]
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Poco fa nella mia pagina Facebook a fronte dell’ennesimo morto provocato da un Suv a Milano, un vigile urbano travolto perchè lo voleva fermare, ho scritto: “Sarò esagerato ma io vieterei i Suv, o in alternativa li perseguiterei prevedendo anche il carcere preventivo per i proprietari e le proprietarie”. Due righe che hanno suscitato molte reazioni pro e contro. Io sono del tutto convinto, vietiamo i Suv in città, oppure perseguitiamo con le tasse i proprietari. Suv è un acronimoche sta per Sport Utility Vehicle, traducibile come Veicolo Utilitario Sportivo, veicolo nato per terreni di guerra o per i fuoristrada. Basta una veloce ricerca su Google per rendersi conto di una contabilità pazzesca riguardo i morti provocati dai Suv, in città.
Un amico mi ha mandato questa riflessione di un grande della cinematografia francese ed europea, Luc Dardenne: Aumentano le 4×4 sulle strade e nelle vie cittadine. Arnesi alti sulle ruote, con paraurti d’acciaio e fari schermati da una grata. Sono l’espressione della nuova posizione del ricco: protezione e aggressività. Viaggiano protetti nel loro mezzo militarizzato. Loro non sanno dove vanno, ma il loro veicolo sì. Vanno allo scontro. Le loro automobili sono carri armati di una guerra civile latente. Un giorno, i cosiddetti esclusi, rovesceranno questi mezzi e gli appiccheranno il fuoco. I ricchi penseranno di essere vittime di un’improvvisa esplosione di barbarie. Vedendo i figli coperti di sangue sul sedile posteriore, di colpo saranno presi dalla rabbia omicida e scopriranno che sui roll bar di protezione della loro auto c’era una torretta con una mitraglia pronta all’uso. Spareranno senza tregua, percorreranno in lungo e in largo la città e la campagna, in cerca del nemico. Saranno spietati. E lo stesso i loro nemici.
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Sarà perchè il suo responsabile comunicazione, Maurizio Beretta, è a part time con la Lega calcio (dove, anche lì, davvero non brilla), sarà per una profonda crisi identitaria del dopo Profumo (il precedente Ad), fatto sta che la campagna pubblicitaria di UniCredit è stata pensata male, congegnata peggio e realizzata in modo osceno. Senza contare che i costi della campagna (che sono al momento oscuri) suonano come uno schiaffo in faccia ai piccoli risparmiatori che dal 1 gennaio 2011 ad oggi hanno perso, se possessori delle azioni UniCredit, l’80% dei propri risparmi. Il valore dell’azione UniCredit, infatti, è sceso da 12 euro del 15 gennaio di un anno fa ai 2,55 di oggi!
Poche ma chiare domande ai “geni” che hanno pensato la campagna:
1) Ma l’aumento di capitale di 7,5 miliardi, questi signori pensano sia sottoscritto dalla signora Maria di Treviso o dal ragionier Rossi di Milano? Dopo che è chiaro a tutti, forse non a Consob, che dal giorno in cui è stato chiamato l’aumento di capitale le azioni, “stranamente”, sono scese dai 4,20 euro del 4 gennaio 2012 ai 2,55 di oggi. Ma sono matti? Non sono stati neppure stati capaci di portare uniti i grandi azionisti all’appuntamento, chiamato tra l’altro con molto in ritardo, lasciando che i panni sporchi e le polemiche avessero un affaccio pubblico. Maddai.
2) Il claim della campagna pubbliciaria recita “Investite in una grande banca per far crescere insieme un grande Paese”. Con sventolio di bandiere, in primo piano quella di Unicredit, che a me è sempre sembrata quella di un villaggio Valtour di serie B, e in secondo piano quella italiana. Cavolo, ma sembra una pagina pubblicitaria pensata per un edizione speciale de Il Male! Se poi leggiamo interamente il messaggio si insiste su questo punto “Non sentite anche voi il bisogno di azioni concrete?” Certo che sì, ma andate in un qualsiasi sportello UniCredit a chiedere un mutuo se siete una giovane coppia o un prestito se siete un artigiano. Queste sarebbero azioni concrete no? Ma che pensano costoro che siamo tutti deficienti?
Il comunicato sulla campagna è poi incommentabile [in-com-men-tà-bi-le], ve ne riporto qualche passaggio: “Un grande sforzo di comunicazione per spiegare al pubblico il significato dell’aumento di capitale. La campagna è stata preceduta da un’intensa attività sulla stampa italiana (sic), attività che ha visto come protagonisti, in prima persona, i vertici del Gruppo. La campagna pubblicitaria è stata ideata e gestita da ConsorzioCreativi, in co-sharing con Publicis Italia. Sulla stampa, la bandiera UniCredit è affiancata alla bandiera italiana. Esse garriscono insieme e, sventolando in alto nel cielo, si rivolgono ai lettori per riaffermare che UniCredit è una grande banca al servizio del made in Italy nel mondo: la partecipazione all’aumento di capitale è una azione concreta, che rafforza e valorizza le capacità dell’intero sistema Paese”. No comment!
Oggi stesso nella mia casella mail è arrivata questa comunicazione: Class-action contro Unicredit, Ti invitiamo altresì a intervenire, sabato 4 febbraio 2012, alle ore 11.30, al teatro Quirino, in Roma, via delle Vergini 7, dove terremo un incontro operativo del quale pubblicheremo i dettagli con una nuova circolare e nel quale tratteremo anche delle iniziative da assumere nelle azioni contro l’Unicredit.
Certo che quelli di UniCredit ce la mettono tutta per far incazzare la gente e farsi spaccare le vetrine!
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Un suicidio al giorno tra i disoccupati: una ricerca dell’Eures, istituto di ricerche economiche e sociali, relativa al 2009 e resa nota il 3 gennaio scorso, già delineava un aumento record dei suicidi per motivi economici con dati impressionanti. A pagare questo prezzo sono sempre più gli uomini, più fragili rispetto alla perdita di ruolo determinata dal licenziamento o dai debiti. Come è stato anche evidenziato dai fatti di cronaca di questo inizio 2012, che hanno visto piccoli imprenditori, ma anche un pensionato, in crisi economica decidere di togliersi la vita. Se il trend dei suicidi seguirà il trend della crisi dovremo aspettarci dati ancor più impressionanti nel 2010 e 2011. [...]
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