Latinos

19/03/2016

Ieri sera, quando in Italia era quasi mezzanotte, l’ex presidente Lula è arrivato nell’avenida Paulista, il centro finanziario del Brasile, ed ha fatto un discorso di fronte ai suoi supporter per galvanizzarli. Purtroppo per lui, però, ad ascoltarlo c’era molta meno gente di chi ha protestato contro di lui, la presidente Dilma Rousseff e la corruzione endemica nella vita politica brasiliana lo scorso 13 marzo.

L’analisi di Paolo Manzo, inviato di Vita a San Paolo del Brasile.

 

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Beniamino

22 marzo 2016, ore 00.38

Il PT ha rappresentato sicuramente una delusione per quanti (anche qui in Europa) forse ingenuamente, avevano visto in quel partito la possibilità di una politica che appoggiasse davvero le classi sociali più povere del Paese (e che rappresentano la maggioranza). Però Paolo, mi chiedo e ti chiedo da osservatore in prima linea quale tu sei: non credi che la magistratura brasiliana stia sfacciatamente adottando due pesi e due misure nell’investigare i politici dei due schieramenti politici? Chi grida al golpe, io credo abbia le sue buone ragioni: intercettazioni date in pasto a una stampa con la bava alla bocca, con canali televisivi (Globo e Record in testa) e gran parte della stampa (editorial Abril in primis) talmente faziose da far sembrare il tg4 di Emilio Fede un organo di informazione super-partes… E potrei aggiungere tanti altri elementi, citando ad esempio la leggiadra impunità con cui personaggi non certo cristallini come Cunha o lo stesso Aecio Neves (chi è senza peccato scagli la prima pietra) si autopromuovono a paladini della legalità senza suscitare nell’opione pubblica lo stesso sdegno che viene palesato per Lula e Rousseff. Tu cosa ne pensi?

Paolo Manzo

27 marzo 2016, ore 01.13

Beniamino, ecco in sintesi cosa penso.
1) Moro sta indagando a 360° e se mai arresteranno Lula seguiranno poi a stretto giro di posta anche Sarney, Collor, Alckmin, Aécio Neves, Cunha, Renan Calheiros, FHC, Joao Doria, Gilberto Carvalho, Ruy Falcao e forse Temer più un 450 tra deputati e senatori. Ergo un accordo tra Lula, Temer, Sarney & co. assai più probabile per:
a) Togliere dalla presidenza Dilma prima delle Olimpiadi
b) Sostituirla con Temer alla presidenza, Meirelles alla planificaçao, Serra in qualche ministero importante, forse all’Economia
Base dell’accordo: 1) Temer non si candida nel 2018, 2) Lula sì
Aggiungo che:
a) Nel 99,9% dei casi i ‘vazamentos’ della Lava Jato sono funzionali agli indagati e non agli inquirenti
b) Veja da due settimane ha sostituito il direttore di redazione antipetista E. Alcantara con il petista Petry e i primi risultati – la cover inventata di questa settimana con Lula che penserebbe a rifugiarsi in Italia, hanno persino sbagliato la foto del ns ambasciatore qui, dovranno pagare se denunciati un fracasso di soldi – si cominciano a vedere …
c) Dilma martedì prossimo sarà sfiduciata dal PMDB e, dunque, ja era, a prescindere dall’impeachment. Lula modererà i termini, la FIESP sarà soddisfatta, banche e multinazionali pure, e Moro sarà promosso o bloccato, se come penso accordo sarà fatto, per evitare arresto di massa di tutte le leadership e di gran parte dei parlamentari brasiliani.
Potrò sbagliarmi ma io la vedo così