l’involontario

09/10/2012

Mi ha inizialmente sorpreso ascoltare sabato scorso, durante la riunione di un tavolo di lavoro della Conferenza Nazionale del Volontariato in Piazza del Duomo all’Aquila, il Direttore generale del ministero del lavoro e delle politiche sociali Danilo Giovanni Festa che rispondeva alle domande di alcuni dirigenti delle Organizzazioni di Volontariato. La questione era relativa al fatto che la Conferenza Nazionale fosse stata ignorata dai grandi media.

Il ministro non poteva certo stare tutto il tempo”, diceva Festa, giustificando la sua frase con l’evidenza che la presenza di Elsa Fornero avesse acceso per un attimo, e massicciamente, le telecamere sulla Conferenza venerdì pomeriggio. Peccato che la notizia più importante data dalla Fornero nel suo discorso non riguardasse il volontariato, ma il lavoro. Si riferiva allo stanziamento di circa 235 milioni di euro per il lavoro giovanile.

Poniamoci un paio di domande: senza la presenza di Ministri tecnici o politici, il volontariato non può fare notizia? Se il Ministro fosse stato presente tutto il tempo sarebbe stato diverso? A giudicare dal suo discorso direi proprio di no, a meno che non avesse riproposto una delle uscite a cui ci ha abituato, di quelle che generano strascichi infiniti di polemiche. Almeno a quello il volontariato è stato risparmiato.

Anche perchè di notizie, diciamolo serenamente, dalla Conferenza Nazionale del Volontariato ne sono uscite ben poche. Di contenuti, e anche interessanti, molti di più. Ma non tutti i contenuti sono notizie e non è colpa della Fornero, almeno stavolta.

E non è nemmeno vero che che l’informazione non si sia occupata della Conferenza dell’Aquila: erano presenti diversi giornalisti e comunicatori di varie testate di settore (vale a dire che si occupano di temi sociali e dei temi cari al terzo settore: a cominciare dal gruppo editoriale che ospita questo blog, Vita, così come Redattore Sociale e Volontariato Oggi), ma prevale il lamento per le notizie che non si sono viste sui media mainstream piuttosto che l’incoraggiamento e l’apprezzamento a chi dà megafono al volontariato. Pure questo ormai è normale: molti, anche all’interno del mondo del volontariato, guardano solo “in alto”, all’informazione mainstream, ignorando o sapendo poco di quella vicina a loro.

Diciamo la verità: questa volta il lamento dei “media che ci ignorano” è abbastanza fuorviante: le notizie uscite dalla conferenza, alcune rilevanti, si trovano tranquillamente sui media di settore ed è irrealistico credere che potessero sfondare nel “mainstream”. Come se la patente di “volontari brava gente” bastasse ad essere considerati dai grandi media. E l’investimento in comunicazione per la Conferenza è stato evidentemente insufficiente.

Il volontariato ha sempre innovato ed è stato attore importante ed autorevole del nostro Paese quando alla denuncia ha accompagnato l’azione e la presenza coraggiosa nei posti di frontiera. Oggi la comunicazione è un luogo di frontiera perchè è il “luogo” in cui la gente comune sviluppa la propria idea di società e di cittadinanza. Gli strumenti per agire, anche a buon mercato, ce ne sono molti. Se intanto questi luoghi venissero popolati bene (voglio dire: se il volontariato fosse più capace di stare in mezzo alla società con un linguaggio comune e comprensibile e un chiaro messaggio di cambiamento), sicuramente al lamento per la distrazione dei media non si accompagnerebbe la frustrazione per non essere compresi.

O forse, addirittura, ci accorgeremmo che dell’attenzione elemosinata dei grandi media se ne potrebbe fare benissimo anche a meno.

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riccardo

9 October 2012, ore 20.57

Parole sante, caro Giulio. Non so se sia segno di entropia congenita o stupidità. Riguardo all’investimento in comunicazione della Conferenza, diciamolo, è stato pari a 0! Ti ringrazio per aver dato evidenza a un punto vero

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Luisa Armenia

10 October 2012, ore 11.14

Condivido la tua analisi, Giulio.
Vivo in prima persona la problematica che poni. Noto spesso, e mi scontro con, la tendenza ad un “fare” senza comunicare o nel lamento della “distrazione-lontananza dei media”. Non si comprende il potenziale degli strumenti che si potrebbero utilizzare – e che sto cercando, tra molte difficoltà, di attivare e rendere efficaci – . Ma spesso neanche si comprende il potenziale della comunicazione in generale, e non la si affida a nessuno, oppure la si affida, ma con poco convincimento e poca disponibilità a capire davvero a cosa serva, come sfruttarla, come farla, come aiutarla.

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Claudia Farallo

10 October 2012, ore 16.05

Fantastico, la tua conclusione va a braccetto con una riflessione un po’ provocatoria che ho buttato giù durante la seconda giornata della Conferenza. Ne riporto alcune parti:
“I volontari lottano tutti i giorni per l’inclusione e l’accessibilità. Ma anche loro discriminano, eccome. Con la comunicazione. Non lo fanno di proposito, anzi spendono gran parte delle loro energie a farsi domande e ragionare su come far arrivare i propri messaggi all’esterno. Ma quasi regolarmente, quando comunicano, ecco che sono proprio i volontari ad usare termini e linguaggi assolutamente tecnici e quindi elitari, accessibili solo a un ristretto gruppo di persone.
Non è che proprio chi professa l’inclusione e l’andare incontro all’altro sta peccando nell’escludere tanti dalla comprensione dei suoi messaggi? A volte si è così immersi nelle proprie attività che si rischia di dare molte cose per scontate.
Una suggestione conclusiva: la comunicazione è un mezzo di trasporto. Una comunicazione popolare è un mezzo capace di accogliere la maggior parte delle persone. Be’, vi ricordate quando per salire sugli autobus si dovevano fare un paio di gradini? Cos’è successo dopo, quando l’entrata è diventata piatta? Forse l’autobus ha perso la sua funzione o la sua autenticità? Semplicemente si è permesso a tante persone di salire in modo più semplice, e questo senza alcun danno per gli altri passeggeri. Quindi, volontariato: leva lo scalino! L’accessibilità non è forse uno dei tuoi cavalli di battaglia?”

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Cristiana Guccinelli

10 October 2012, ore 16.49

Giulio ciao, come ben sai sono d’accordo con la tua analisi sincera e puntuale. Ma questa volta devo dire che c’è un piccolo fatto che anche a me, come ai tanti volontari presenti alla Conferenza, mi ha resa perplessa. Il Ministero ha voluto curare direttamente il rapporto con i media ccupandosi, però, di “coprire” soltanto la presenza della Ministro. Ciò sarebbe stato corretto se la Ministra Fornero fosse stata un’ospite che si portava il suo uff stampa e buonanotte. Ma, nel caso specifico, la Conferenza è indetta dal Ministero che avrebbe dovuto perciò mettere cura affinchè avesse una copertura decorosa. Si, sui media generalisti, gli stessi ben sensibilizzati per seguire la sua apertura. Sappiamo infatti che non solo la presenza di notizie scatena l’attenzione, ma anche, molto più prosaicamente, la forza ed il “peso” degli organizzatori. Se avessero voluto, dunque, avrebbero ben potuto “far accendere” i riflettori anche sui lavori e sulle proposte emerse.
In ultimo: poche ore dopo la chiusura della Conferenza il Presidente della Repubblica era a L’Aquila, accompagnato da Benigni…..Era così difficile pensare ad un “gancio” con questo evento? io, sinceramente non credo.
Un abbraccio

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