Mondi vicini

13/06/2013

Campagne

Blogging day #No Slot

Oggi 13 giugno è il blogging day contro il gioco d’azzardo legale, un’iniziativa promossa da Vita insieme ad altri blogger. Una giornata di lotta contro l’oramai sempre più invasione delle possibilità di gioco sia sul territorio sia su internet.

Da mesi Vita si è fatta promotrice di una campagna con un Manifesto al quale è possibile aderire.

In tempi di crisi sia economica che sociale, il gioco d’azzardo sta diventando una vera e propria piaga  e  una dipendenza psicologica. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa 1 milione e mezzo di italiani rientra nella categoria dei giocatori affetti da disturbi comportamentali compulsivi.

Il gioco d’azzardo non è un’attività  ludica e segna spesso l’inizio della fine per milioni di famiglie italiane.

In questo contesto diventa fondamentale prendere coscienza del  problema e sensibilizzare le istituzioni e i commercianti affinché esso possa essere arginato.

Lo Stato non può più permettersi di incentivare il gioco d’azzardo, come facile mezzo per maggiori introiti.

La burocrazia statale mette mille paletti per le aperture di attività imprenditoriali, mentre questi locali, che sono dei veri e propri luoghi per il gioco d’azzardo, crescono come funghi. Nel raggio dalla nostra sede, sita in un quartiere popolare di Torino ce ne sono ben tre.

E come spesso accade sono sempre i più deboli a pagarne le conseguenze: madri che, prese dal vizio del gioco, spendono i loro soldi lasciando i figli privi del necessario perché si illudono di poter guadagnare cos così tanto da poter vivere una vita da sogno.

Oppure madri lasciate senza alcun mezzo di sussistenza perché il loro compagno si è giocato tutto alle slot.

Sono tante le storia che potremmo narrare perché purtroppo vissute della ospiti della nostra comunità.

Anche ENZO B aderisce alla Canpagna No Slot.

Aderisci anche tu! Tutte le informazioni a questo indirizzo http://www.vita.it/noslot/index.html

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11/06/2013

genitorialità

La strana teoria del figlio unico

Qualche giorno fa ero impegnata in un colloquio con una delle nostre famiglie che mi raccontava come il giudice onorario del loro tribunale li avesse convinti che dovevano proprio adottare un solo bambino perché il bambino deve essere al centro di tutte le attenzioni e l’amore dei genitori, non va bene che da subito divida l’affetto dei suoi genitori con un altro figlio, anche se fratello, perché del resto è dimostrato che i gemelli sono un’anomalia della natura …e mi si è illuminata la mente!

Ah ecco perché alla scuola materna, quando accompagnavo i miei figli, c’era sempre un bambino che urlava e strepitava perché la mamma gli aveva messo le scarpe che non gli piacevano fra le varie paia che aveva, e che di solito – caso strano – era pure figlio unico, unico centro di interesse dei suoi genitori!

I miei invece non erano tanto unici, soprattutto la piccola, con un fratello e tre sorelle, alla quale non è mai passato per la testa di dire nemmeno ah! sulle sue scarpe e mi guardava con la faccia stranita anche perché io sibilavo: tu prova a lamentarti per vestiti e scarpe….anche perché fino all’adolescenza i miei figli hanno posseduto: un paio di scarpe estive uno invernale e uno elegante – perché non si sa mai! –

e mi sono pure impegnata a ricordare le coppie di gemelli che conosco e che a me non sono mai sembrati tanto anomali…

Ma perché un giudice onorario, in questo caso psicologo, deve lanciarsi in affermazioni così categoriche e pure un po’ surreali? forse ci siamo proprio persi il senso dell’avere figli, la gioia, l’allegria che deriva dal loro arrivo ma anche la normalità della loro presenza in una famiglia e nella società.

Certo che se il messaggio pedagogico che passa è quello espresso da quel giudice non ci si può stupire come il nostro paese abbia un tasso di natalità così basso e l’adozione sia un tortuoso percorso ad ostacoli.
I figli impegnano tanto – il giusto – hanno bisogno di attenzioni e amore come tutti i componenti della famiglia, ma hanno bisogno anche di comprendere che nessuno è il centro del mondo di nessun altro, e non si ha l’esclusiva dell’amore di nessuno, adottati o no non importa, o questi nostri figli cresceranno viziati e possessivi e pure un po’ antipatici!

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06/05/2013

terzo settore

COSA DICEVAMO SULLE PAROLE?

“Siete troppo imprenditoriali!” quante volte ho sentito questa frase, ovviamente con un sottofondo, nemmeno tanto celato, di disprezzo.

So di scrivere sulle pagine giuste! Questo giornale ha sempre difeso le imprese sociali nella buona e nella cattiva sorte.
“Ma siete un’impresa!” trasuda moralismo questa affermazione: l’impresa la fanno le persone che vogliono fare soldi (cattivi!) sennò si svolge attività di volontariato (buoni!)
Per essere chiari:  io sono presidente di un’impresa sociale che ogni anno chiude il suo bilancio in positivo con un fatica immane, un’attenzione spasmodica alle leggi, alle persone che con noi lavorano e a tutte quelle persone e istituzioni che usufruiscono dei nostri servizi, e ne sono immensamente fiera.
Ho confidato per anni che si insinuasse nelle mente dei nostri interlocutori che lavorare senza profitto personale ma in attività che pur producendo reddito, abbiano forti finalità sociali fosse una buona cosa, ma negli ultimi due anni ho visto perdersi nella nebbia della crisi economica molta parte degli sforzi fatti negli ultimi vent’anni e nella più totale confusione, per cui si continua a lavorare cercando di far quadrare tutto anche la testa di chi ti sta intorno.
Ah le parole …. definizione del Devoto Oli: “IMPRESA assunto fondato su un programma notevole, impegnativo”
Mannaggia! l’avessi letta con più attenzione da giovane andavo a lavorare in banca …

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19/02/2013

Uncategorized

Le parole sono importanti

Diceva Nanni Moretti in un suo celebre film, e quanto aveva ragione!
Giorni fa leggevo su un giornale che i “fratellastri” di Osama Bin Laden sono in vacanza in Europa. “Fratellastri”? ma dove siamo?! nella brutta copia della favola di Cenerentola? “Fratellastri” ha un che di dispregiativo che balza immediatamente agli occhi e al cuore, come quando Indro Montanelli – bontà sua – scriveva obiettori con due “b”. Lui,  che le parole le sapeva usare, in quella doppia “b” metteva tutto il suo disprezzo per coloro che sceglievano di obiettare al servizio militare.
“Fratellastri”, eppure bisognerebbe scrivere fratelli, ora che persino la legge italiana equipara i figli naturali ai figli legittimi…aspettate un po’… “naturali”? OPS perché gli altri cosa sono, “innaturali”?
Già…come quando a passeggio con la mia numerosa prole multicolore trovi sempre qualcuno che ti dice: Che belli!!! ma quali sono i figli proprio suoi?
Il primo istinto è assestare una testata in mezzo agli occhi, un po’ alla Aldo, poi mi ricordo che sono nonviolenta e spiego con pazienza che sono tutti figli proprio miei, rinunciando però a spiegazioni teologiche/educative più approfondite.
Del resto nei convegni degli “specialisti” delle adozioni, i figli che ho partorito sarebbero definiti “biologici”, i miei figli direbbero: con certificazione NO OGM.

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13/10/2012

famiglia Uncategorized

Il dono come ricchezza per lo Stato Italiano

In questi mesi la stampa è dominata dalle notizie che riguardano la crisi economica e su quanto la nostra condizione si diventata di anno anno sempre più critica.
Confesso che viaggiando per il mondo, ogni volta che ritorno faccio fatica a considerarci comunque come un Paese in cui si sta male.
Non voglio con questo minimizzare la situazione critica in cui ci troviamo e quanto sia sempre più faticoso arrivare a fine mese per tutti noi però … però continuo a sentirmi fortunata perché i miei figli vanno a scuola, se si ammalano posso curarli e non rischiano di morire perché li ha punti una zanzara, guardano la televisione, leggono libri, si fanno la doccia, accendono la luce.

Ogni volta che sei in un Paese Africano sai che non puoi dare niente di tutto questo per scontato, non lo puoi fare per te – di solito non alloggio all’Hilton – figurati se lo puoi dare per scontato per i bimbi che ti circondano.
E’ per questo che da ogni viaggio ritorno sempre decisamente arrabbiata perché faccio fatica, sempre di più, per l’impossibilità di cambiare in meglio la vita di questi bambini. E non mi dite che non possiamo cambiare il mondo! Lo so bene che non posso cambiarlo ma questa sembra sempre una buona scusa per non fare niente di più di ciò che stancamente si è fatto fino ad oggi ed anzi con il fatto che da noi c’è la crisi finiamo pure di fare il poco che facevamo!
Occorre ancora osare e non permettersi di dire che prima dobbiamo pensare a noi, perché non dimenticare il resto del mondo servirà solo a stare un po’ meglio tutti. Siamo pronti a dichiarare tutta la nostra antipatia per la signora Merkel per il suo atteggiamento sprezzante riguardo alla situazione della Grecia o della Spagna, ma non c’è alcuna differenza se poi noi voltiamo la faccia al resto del mondo perché stiamo peggio di qualche anno fa.

Allora proviamo a fare uno sforzo e non farci nemmeno sfiorare dall’idea di non agevolare fiscalmente chi adotta un bimbo o fa una donazione, incentivare tutti a donare di più agli altri in termini di tempo, volontà, risorse personali ed economiche non può impoverire uno Stato lo rende solo più ricco.

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30/07/2012

Uncategorized

MINIMAL

Quando mi occupavo – o mi appassionavo – all’obiezione di coscienza continuavo sempre a dire che noi non dovevamo scegliere gli obiettori che venivano a fare servizio civile da noi, dovevano essere loro a sceglierci e il nostro compito era accompagnarli nel loro percorso di vita al meglio possibile. E sono sempre stata convinta che non avessimo bisogno di martiri od eroi ma solo di persone che avessero voglia di camminare con noi.

Questo principio continuo a difenderlo strenuamente anche nelle adozioni: le famiglie che arrivano da noi non le scegliamo, ci scelgono,  per fare con noi il pezzo del percorso della loro vita che inizierà con l’arrivo di un figlio – o magari due – nella loro famiglia.

Non chiederemo mai loro di essere più di quello che sono ma, se ci riusciremo, daremo loro la possibilità di utilizzare al meglio gli strumenti che già hanno.

Sono una fautrice delle “virtù deboli”, lo sono sempre stata.  Sapete quelle virtù come il rispetto e la stima, la capacità di non prevaricare l’altro, essere normali senza risultare supereroi.  Oddio, forse sono virtù che tornano di moda visto che anche i supereroi sono sempre più percorsi dalla normalità (ringraziamo qui Frank Miller e Alan Moore).

Non è un gioco al ribasso ma è chiedere alle persone di esercitare virtù possibili che comunque generano un mondo migliore.

Con questo intendo che forse non è necessario essere “fantagenitori”  privi di macchia e di paura, capaci di affrontare tutte le difficoltà, pronti a tutto passando da un percorso che sembra più un’arrampicata libera in parete verticale che non una preparazione ad essere genitori; anche perché per quanto preparati i figli, biologici o adottivi, sono sempre in grado di stupirti e spiazzarti con effetti speciali, nel bene e nel male.

Beati i nonni, loro si che se la cavano! Ci sono già passati e possono utilizzare un po’ del senno di poi, che a noi poveri genitori immersi nella quotidianità non è dato avere, ma pur sapendo come va a finire magari possono anche permettersi di fare quello che con i loro figli non facevano e finiscono per essere gli alleati migliori dei loro nipoti.

 

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24/07/2012

famiglia

Colorando…

In Italia non si fanno più figli, siamo all’ultimo posto in Europa, da  tempo è così. Mi sono sempre chiesta come mai in un Paese dove la mamma è la MAMMA e i figli sono coccolati fino all’età adulta e oltre, ci  siano così pochi bambini.Del resto in un momento in cui tutto si deve tagliare, le spese superflue, le vacanze, la spesa quotidiana, fino ad arrivare qualche volta alle spese per la nostra salute, non sono i figli un costo sul quale molte coppie hanno deciso di “riflettere”  attentamente? E non c’era di sicuro bisogno che arrivasse il Governo a ricordarcelo. Sfido chiunque a dirmi che non è così.

Se il Governo sta infatti riducendo i costi solo ora, gli italiani hanno purtroppo iniziato più di dieci anni fa, iniziando perché no anche alla rinuncia di un figlio, seppur consapevoli del fatto che una società senza figli è vecchia, anche un po’ triste, e soprattutto non costruisce il futuro.

Ma i soldi non ci sono, le  certezze neppure, ed allora ecco che si rimanda di anno in anno a  mettere su famiglia per poi scoprire, una volta presa la grande decisione, un po’ tardi che i figli non  arrivano.

Ma senza figli non si è completi, questo è quello che ci hanno insegnato è questo soprattutto che ci propongono le immagini tv infarcite di famiglie felici, mi raccomando massimo 2 figli, e un bel cane a seguito!

Ma allora se non si riesce a fare questa famiglia perfetta da soli cosa  si fa? Si va dal medico e si chiede l’aiuto della medicina.

Ma la medicina non può proprio fare tutto ed ecco che allora ci si  comincia a guardare  attorno, si osserva, si chiede, si parla e si arriva a scoprire un mondo  fatto di famiglie colorate dove bianco, nero e giallo convivono serenamente e fanno felicità! E saranno tra l’altro quelle famiglie i cui figli di oggi pagheranno i contributi domani. Così anche l’INPS sarà salva, con buona pace del nostro Primo Ministro.

Ma sì l’avete capito che parliamo delle famiglie adottive! Adozione, una parola che sembra magica, la soluzione di tutto. Ma che dietro nasconde un mondo fatto di giudici,  assistenti sociali, psicologi, uomini e donne e in ultimo, ma proprio in  ultimo, di bambini. Tranquilli quindi, anche l’adozione è un mondo di stereotipi e pregiudizi e di tanta, tanta burocrazia. Quella burocrazia che ha sempre una risposta per tutto, basta che ci siano tante carte ad accompagnarla perché così nessuno possa prendersi la  responsabilità. Un figlio nasce dall’amore, un figlio è desiderato, un figlio è cercato, un figlio è voluto… in realtà ci vorrebbe il condizionale: un figlio dovrebbe nascere dall’amore, dovrebbe essere desiderato, voluto amato ma  evidentemente non sempre è così. Se no ditemelo voi perché ci sono milioni di bambini abbandonati in tutto il mondo, anche a casa nostra, magari lasciati nel cassonetto sotto casa.L’ultimo caso di 2 giorni fa.

Le risposte che vengono date sono spesso, troppo spesso semplicistiche; cercare delle ragioni più profonde e più vere è difficile, bisogna aver  voglia di farlo e non tutti hanno questa voglia per non parlare di  quanto è difficile mettersi in discussione. Sta di fatto che le famiglie italiane che percorrono la strada dell’adozione sono tante, siamo secondi nel mondo solo agli Stati Uniti, e l’Italia può vantare una sua speciale capacità di promuovere le adozioni internazionali, d’esempio al resto del mondo.

Dovrebbero darci un premio: riempiamo questo nostro Paese di bambini in gamba, svegli, attenti, dinamici: il nostro futuro. Creiamo ponti e legami con i loro Paesi, conoscenza e cultura, vera  amalgama del mondo. Diamo vita a famiglie preparate ed attente  come poche alla corretta crescita ed educazione dei loro figli. E invece … che fatica ragazzi!

Ci vuole perseveranza e fiducia per continuare a credere che ogni  bambino ha diritto ad una famiglia, perché a volte l’impressione è che  non siano poi così in tanti a crederci. Mi sa che siamo fra quelli che procedono, per dirla con De André, “…in  direzione ostinata e contraria che ogni giorno rivolgono al Signore una sorta di smisurata preghiera di avere la fortuna di essere di aiuto a chi la fortuna non sapeva e non sa nemmeno dove sta di casa…”

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