Non profit 2.0 Comunicare nell\'era del social network

7 Feb

Se non l’avete ancora visto, vi consiglio caldamente la visione di Digital Nation su PBS Frontline. Si tratta un film che offre molti spunti di riflessione a chi è interessato alla comunicazione, ai social media e a come la rete sta cambiando la nostra vita.

Guardandolo ci si rende conto della profonda distanza che divide la generazione di noi immigrati nel mondo digitale da quella dei nostri figli che ne sono i nativi.

Il documentario mostra come ci siano molte evidenze che il multitasking a cui i social network ci hanno ormai abituati abbia molti aspetti negativi sulle nostre capacità di pensiero e di approfondimento; evidenzia anche come per la generazione dei nativi la differenza tra virtuale e reale non sia sempre chiara e come ci sia chi (per esempio l’esercito USA) si stia basando su questo per attirare ragazzi nell’esercito; ci porta a considerare gli affascinanti scenari interattivi aperti dai massive multiplayer online role playing games e ci fa considerare da vicino l’assurdità di un pilota di droni che passa la giornata come un impiegato dietro un pc a giocare ad un videogame in cui ammazza uomini veri a 4000 miglia di distanza senza che questi abbiano la minima possibilità di fargli del male.

Guardatelo.

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31 Gen

L’Open Society Institute, il network di fondazioni filantropiche fondato dal miliardario George Soros, ha sempre promosso l’accesso alle informazioni nella consapevolezza che l’informazione è un potere e che spesso gli individui che detengono posizioni di potere tentano di tenere lontani dalle informazioni coloro che non hanno potere. Tenere per sé le informazioni significa per un leader salvaguardare la propria importanza. Si tratta di un modello di comportamento più volte studiato e rappresentato in diversi contesti.

Valdis Krebs, fondatore di Orgnet.com ed esperto di social network, ha verificato molte volte che le organizzazioni più in salute e più innovative sono quelle nelle quali c’è un costante scambio di informazioni tra i diversi team, con il minor numero possibile di colli di bottiglia informativi. Quando invece gli appartenenti ad un’organizzazione vedono le propri idee filtrate verso l’alto senza altro feedback che i report trimestrali, si avviliscono e cominciano a preferire spendere le proprie giornate su Facebook (che è appunto un network non gerarchico).

Pur comprendendo sicuramente tutto ciò, L’Open Society Institute si trova di fronte alla necessità di rendere effettiva la condivisione delle informazioni non solo tra i vari progetti, ma anche tra l’enorme numero di fondazioni nazionali. Infatti, anche se le fondazioni nazionali sono state create per avere una certa autonomia dall’organizzazione capostipite, l’Open Society Institute, è fondamentale che esse collaborino l’una con l’altra. Inoltre, ci si attende che coordino con altri donatori nei propri paesi per poter supportare meglio la società civile e promuovere gli obiettivi comuni.

In una situazione di questo genere è evidente che i social media, per la loro stessa natura, possono essere uno strumento molto prezioso.

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20 Nov

Ho letto con molto interesse i commenti di Paolo Ferrara, Emma Ciceri e Francesco Quistelli al mio ultimo post e torno quindi volentieri sul tema che mi piacerebbe approfondire: l’etica nella comunicazione per il fundraising.

Provo a “riflettere a voce alta”. La mia formazione mi porta ad affrontare il tema in chiave squisitamente pragmatica: la comunicazione efficace è quella che riesce a indurre nell’interlocutore il comportamento o lo stato mentale desiderato.

Da questo punto di vista, se focalizzo l’attenzione sul gesto della donazione devo riconoscere che possono risultare efficaci anche tutti quegli approcci che fanno leva sui nostri istinti primari. Il marketing insegna e, come dice giustamente Paolo Ferrara, la brutta cultura televisiva impera. Quindi non mi possono stupire certo immagini colpevolizzanti o vippettini che fanno i benefattori.  Ancora meno dovrei stupirmi se una serissima fondazione come la Fondazione San Raffaele, cerca di invogliarmi a donare a favore della lotta contro il diabete ingolosendomi con la possibilità di vincere tramite concorso 50 PC, 100 buoni spesa o addirittura un viaggio più soggiorno all’Isola di Mauritius.

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17 Nov

Durante lo scorso week-end ho avuto il piacere di partecipare come ospite ad una tavola rotonda su “Etica e fund raising” organizzata dal VIS nell’ambito della propria assemblea straordinaria dei soci.

Per l’occasione avevo preparato, come richiestomi, una panoramica su quanto negli ultimi anni è stato prodotto nel mondo non profit in materia di autoregolamentazione.

Per questo motivo mi è capitato di rileggere la “vecchia” Carta delle Donazioni del 1998 che, in materia di regole di comportamento, contiene anche un articolo che riguarda direttamente la comunicazione:

Attendibilità, pertinenza ed equità del messaggio pubblicitario
Gli appelli di raccolta fondi dovranno conformarsi all’articolo 46 del codice di autodisciplina pubblicitaria che si basa sul principio che la pubblicità deve essere “onesta, veritiera e corretta”. Pertanto:
Gli appelli di raccolta fondi conterranno informazioni chiare, complete e facilmente comprensibili sugli scopi e sull’utilizzo delle somme raccolte.
Il messaggio promozionale sarà chiaro, essenziale, coinvolgente ma non aggressivo emozionalmente. Non conterrà, quindi, elementi colpevolizzanti nei confronti di coloro che non aderiscono all’iniziativa e le metodologie utilizzate eviteranno eccessive reiterazioni.
Il messaggio comunicazionale non sarà lesivo della dignità e del decoro della persona umana, né utilizzerà informazioni o immagini che rappresentino in modo distorto lo stato di bisogno dei beneficiari.
Il messaggio non sovrastimerà gli effetti benefici del contributo al fine di incentivare a donare.

Le affermazioni contenute in questo articolo mi hanno riportato alla mente le immagini che avevo appena visto su mailing.fundraising.it a proposito di una campagna di Fondazione Operation Smile.

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16 Set

Nella vita di un’organizzazione non profit capita molte volte di trovarsi di fronte alla necessità di presentare la propria struttura e i propri progetti ad istituzioni, aziende, potenziali sostenitori… Quasi sempre in queste occasioni si ricorre all’ormai onnipresente PowerPoint, il software per le presentazioni che ha il monopolio del settore.

PowerPoint è un software difficilissimo da utilizzare efficacemente, mentre è facilissimo farsi usare da lui e sottostare alla struttura preconfezionata nella quale i nostri pensieri finiscono per essere forzati.

Conseguenza di questa verità è l’immensa quantità di presentazioni brutte e funestate da interminabili serie di punti-elenco che tutti noi conosciamo (e produciamo).

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3 Set

Ci siamo in mezzo. Qualcuno dice che sta per passare. Altri dicono che il peggio deve ancora arrivare. La crisi in ogni caso continua ad aleggiare come cappa incombente sulle nostre teste e come sfondo delle nostre riflessioni. Ma qual è il reale impatto della crisi sul mondo delle organizzazioni non profit? E come è opportuno muoversi per il fund raising in questo contesto?

La prima considerazione da fare è che l’esito più pericoloso della crisi rischia di essere quello di portarci ad una percezione falsata della realtà.
I dati che abbiamo sull’andamento delle donazioni nell’ultimo anno sembrano infatti indicare una realtà di cui è molto importante tenere conto: anche se imprese e fondazioni hanno, come era prevedibile, diminuito improvvisamente le proprie elargizioni, le donazioni da parte dei privati sono rimaste sostanzialmente invariate ed anzi in molti  casi, come ha mostrato in una sua ricerca l’Istituto Italiano delle Donazioni, hanno registrato un incremento. Segno che l’egoismo non è necessariamente l’unica risposta al prefigurarsi di un periodo di ristrettezze economiche. Essere più attenti a come si spendono i soldi non vuole necessariamente dire diventare più ingenerosi.

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11 Lug

Bisogna riconoscerlo: i social network richiedono tempo, molto tempo, se si desidera che diano i loro frutti, per cui il problema delle risorse da dedicarvi non è certo secondario. Questo, per la verità, valeva già prima dell’era di Facebook: anche gestire un “semplice” sito web richiede grande dedizione se si vogliono vedere dei risultati tangibili. Visto che molto spesso chi si occupa della direzione di un’organizzazione non profit non ha il tempo materiale per dedicarsi alla gestione del social network, la soluzione, quasi sempre, è affidare il sito ad un giovane interno o ad uno stagista che vi dedichi un tempo sufficiente. Perché questa soluzione non si riveli un boomerang, però, sono necessarie alcune cautele.

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13 Giu


Sembra il più serio ed agguerrito concorrente di Facebook e si è appena guadagnato la copertina di TIME, secondo cui “Twitter cambierà il modo in cui viviamo”. Il sito di microblogging creato nel 2006 dalla Obvius Corporation di San Francisco sembra dunque insidiare la popolarità della creatura di Zuckerberg per quanto riguarda il social networking. Anche dai dati comunicati in aprile da Nielsen Online risulta che i minuti spesi sul sito di Twitter nell’ultimo anno sono stati 299.386 (quarto posto tra i social network dopo Facebook, Myspace e Tagged) con un incremento rispetto all’anno precedente impressionante: ben il 3.712% contro il 699% di Facebook. Il “microgiornalismo” di Twitter (140 battute per raccontare in tempo reale ai propri amici cosa succede, cosa si sta facendo, cosa si sta pensando…) parrebbe l’applicazione web 2.0 del momento.

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21 Mag

Grazie al Laboratorio per il sociale di Mediafriends ieri ho avuto la possibilità di ascoltare, tra gli altri, due preziosi interventi del prof. Marco Vecchia, docente di Teorie e culture della pubblicità allo IULM, e di Milka Pogliani, Presidente e Direttore Creativo Esecutivo McCann-Erickson, sul tema della marca nel non profit.

Le due brillanti presentazioni hanno sottolineato un tema che mi sta molto a cuore: quale che sia l’ambito, profit o non profit, le regole della comunicazione efficace non cambiano. Motivo per cui guardare all’esperienza delle grandi agenzie di pubblicità e ai grandi marchi di successo (come sempre accade in questi contesti Apple ha avuto l’onore di una menzione speciale) non può che far bene. Anzi, hanno sottolineato i relatori, buona cosa è anche rivolgersi appunto alle grandi agenzie per farsi aiutare a ripensare e sistemare il proprio marchio per renderlo più efficace. “Non conosco agenzia - ha detto Milka Pogliani - che non è disposta a dedicare dell’extra time dei propri creativi a una buona causa non profit, magari dalle 8 a mezzanotte”.

Tutto gratis, s’intende. Anche perché, come ha aggiunto Milka Pogliani, per le grandi agenzie lavorare per le non profit è comunque un fiore all’occhiello. E a questo punto entrambi i relatori hanno aggiunto: “certo, dovete lasciarvi consigliare e non insistere perché si faccia a modo vostro, visto che ve lo facciamo gratis…”.

Ecco, qui non mi son trovato d’accordo. Provo a dire perché, secondo il mio modesto punto di vista.

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7 Mag

Da stamattina a sabato, il mondo non profit italiano si riunisce a Castrocaro Terme per il Festival del Fundraising che alla sua seconda edizione si conferma già come l’evento di riferimento per chi si occupa di fundraising nel nostro paese.

Dalle oltre 50 sessioni che vedranno coinvolti i maggiori esperti italiani e stranieri del settore usciranno, tra l’altro, preziose indicazioni su come affrontare la crisi economica nel modo migliore.

Sarà interessante fare il punto sullo stato dell’arte e certo mi riservo di tornare sull’argomento a Festival concluso.

Intanto segnalo. per chi non ha fatto in tempo a essere tra i 450 fortunati iscritti,  la sessione finale del Festival, aperta a tutti, in cui Stephen Pidgeon, uno dei massimi esperti di Branding e di Direct Mail della Gran Bretagna,  terrà una conferenza dal titolo Nuovi orizzonti per il Fundraising, le opportunità per il nonprofit.

L’appuntamento è per sabato 9 maggio alle 9 presso il Grand Hotel di Castrocaro Terme

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Chi sono

Fabio Latino

Online dai tempi delle BBS, lavoro nel mondo della comunicazione dal 1989.Sono stato/sono: copywriter, direttore creativo, formatore. Nel gruppo Vita dal 2004, e attraverso Giano comunicazione srl mi occupo di consulenza, creatività e formazione per organizzazioni profit e non profit.

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