Non profit 2.0 Comunicare nell\'era del social network

13 Giu


Sembra il più serio ed agguerrito concorrente di Facebook e si è appena guadagnato la copertina di TIME, secondo cui “Twitter cambierà il modo in cui viviamo”. Il sito di microblogging creato nel 2006 dalla Obvius Corporation di San Francisco sembra dunque insidiare la popolarità della creatura di Zuckerberg per quanto riguarda il social networking. Anche dai dati comunicati in aprile da Nielsen Online risulta che i minuti spesi sul sito di Twitter nell’ultimo anno sono stati 299.386 (quarto posto tra i social network dopo Facebook, Myspace e Tagged) con un incremento rispetto all’anno precedente impressionante: ben il 3.712% contro il 699% di Facebook. Il “microgiornalismo” di Twitter (140 battute per raccontare in tempo reale ai propri amici cosa succede, cosa si sta facendo, cosa si sta pensando…) parrebbe l’applicazione web 2.0 del momento.

A contribuire alla popolarità di Twitter, soprattutto negli Stati Uniti, è stata la sua possibilità di utilizzo in moltissime occasioni della vita di tutti i giorni. Gli aneddoti a questo proposito non si contano, come quello raccontato dalla CNN sul consigliere di Atlanta Kwanza Hall che dovendo soccorrere una donna in difficoltà e trovandosi con le batterie del Blackeberry troppo scariche per chiamare il 911, ha deciso di twittare questo messaggio: Need a paramedic on corner of John Wesley Dobbs and Jackson st. Woman on the ground unconscious. Pls ReTweet. Dopo 11 minuti è arrivata un’ambulanza.

Per citare un esempio nostrano (anche se da noi l’utilizzo di Twitter non è ancora così capillare come negli USA), Benjamin Wiederkehr ha registrato su una mappa i circa 3000 messaggi su Twitter lanciati in occasione del terremoto de L’Aquila:

Naturalmente la potenza di Twitter non poteva essere ignorata dal mondo non profit. Beth Kanter ne fa uso e ne ha parlato più volte, mentre in pagine su Twitter come questa si trovano raccolte centinaia di organizzazioni non profit che utilizzano il microblogging per sostenere le proprie cause.

Vale allora la pena di puntare su Twitter per costruire e tenere viva una comunità intorno alla propria organizzazione?

In realtà “non è tutto oro quello che luccica”, come dimostra una recente ricerca dell’Harvard Business Review.

La ricerca di HBR ha mostrato che oltre il 90% dei messaggi su Twitter viene mandato dal 10% degli iscritti, con un rapporto che è ancora più asimmetrico di quello di Wikipedia, dove il 15% degli autori produce il 90% dei contenuti. Questo a differenza di quello che accade normalmente negli altri social network, dove il 10% degli utenti produce solo il 30% dei contenuti.

Il dato, come ha scritto l’autore della ricerca Mikolaj Piskorski, significa che Twitter ricorda più un sistema editoriale a senso unico e da uno a molti che un network di comunicazione “peer to peer”.

Un altro dato importante emerge da una ricerca della Nielsen: oltre il 60% degli utenti di Twitter smette di utilizzarlo dopo un mese, il che rende il livello di fedeltà degli utenti Twitter nettamente inferiore a quello di MySpace e di Facebook.

Per finire, un dato presentato agli stessi fondatori di Twitter, Biz Stone ed Ev Williams durante una recente conferenza: il 51% degli utenti non usa Twitter nemmeno una volta al mese. Ev Williams ha risposto che il dato solleva una domanda alla quale l’azienda sa di dover rispondere: come Twitter può passare dall’essere una cosa di cui ognuno ha sentito parlare a una cosa che ognuno usa quotidianamente?

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Italia non profit

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Chi sono

Fabio Latino

Online dai tempi delle BBS, lavoro nel mondo della comunicazione dal 1989.Sono stato/sono: copywriter, direttore creativo, formatore. Nel gruppo Vita dal 2004, e attraverso Giano comunicazione srl mi occupo di consulenza, creatività e formazione per organizzazioni profit e non profit.

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