No Slot

16/06/2016

Gambling Testimonianze

Ora sono tornata a vivere

Ho frequentato per 14 mesi puntualmente ogni venerdì sera i gruppi per giocatori d’azzardo presso la Casa del Giovane di Pavia. Mi sono rivolta a loro perché volevo smettere di giocare alle slot, da sola avevo provato molte volte, ma i risultati erano sempre negativi, ci ricadevo sempre! Mi sono fatta coraggio (molto!) e ho affrontato questo problema, inizialmente difficile da capire!

Ogni venerdì mi chiedevano come avevo affrontato la settimana, se avevo trovato delle fatiche o meno. A volte rispondevo che in sette giorni avevo avuto difficoltà mentre altre no, ma realmente non capivo a cosa potesse servire tutto ciò.

Frequentando costantemente il gruppo ho iniziato a prendere sempre più consapevolezza del mio problema, ad avere sempre più voglia di ritornare ad essere la persona con i valori che mi ha insegnato la mia famiglia.

Oggi non solo ho capito che avevo un problema, una persona che sta bene non va in quei posti a farsi del male, ma fa altro nella vita: ero malata di gioco d’azzardo. Ho capito che quello non era un gioco pulito, ma un AZZARDARE con la propria vita e quella delle persone care.

Ora vivo serenamente, sono meno nervosa, ho molti interessi, mi sono innamorata della vita! Ho degli obiettivi e non c’è cosa più bella che riprendere la propria vita in mano.

Ho sconfitto quel demone che si era impadronito di me stessa, non mi sento una vincente, mi sento ARIANNA, sento che ora nella mia vita decido io! E per prima cosa, per rispetto di me stessa e di tutti gli ex giocatori, ho deciso che non mi avvicinerò mai più a quei posti.

Ringrazio tutta la Casa del Giovane di Pavia, accompagnatori ed ex giocatori, senza di loro da sola non ce l’avrei mai fatta. Mi hanno rieducato al valore dei soldi e ad impegnare il mio tempo libero in altro, mi hanno aiutato a capire e ad affrontare i problemi senza andare a rifugiarmi in una slot, mi hanno insegnato ad ascoltare il mio io! Ora sono guarita!!!  

ARIANNA ex giocatrice

Guarire è possibile, sconfiggere l’azzardo si può! Il cammino passa però attraverso grandi fatiche e importanti consapevolezze che vanno ben oltre a quella del ‘semplice’ legame a doppio filo con questo inganno. Il percorso di rinascita passa attraverso le relazioni, fondamentali per staccarsi dalla maledetta macchinetta e per aiutare il giocatore a vedersi e sentirsi in modo diverso. Non lasciamoli soli! L’azzardo va sconfitto insieme e solo con il contributo di tutti sarà possibile farlo!

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18/05/2016

Bambini Gambling speranza

I bambini e l’azzardo

Il gioco è vietato ai minori di 18 anni… da quando? Perché? ‘Ma questo non è gioco!!’ Ecco cosa rispondono a gran voce i bambini quando sono interpellati su questa spaventosa realtà dell’azzardo. È giusto e doveroso, specialmente con le nuove generazioni, aiutarli a riprendersi in mano le parole, a non farsi prendere in giro, a non farsi confondere da messaggi sbagliati e fuorvianti.

I piccoli vedono e osservano tutto e tutti, sono loro che ci hanno raccontato, quanto sentono i loro territori invasi dall’azzardo attraverso i loro scritti che saranno messi in scena domani 19 maggio alle h.21 presso il Teatro Mastroianni di S. Martino Siccomario a Pavia, in uno spettacolo rivolto alla cittadinanza intera.

Il progetto ha coinvolto quattro classi dell’Istituto Comprensivo di S. Martino Siccomario (PV) (una quarta e tre quinte) in un percorso alla scoperta del gioco e delle differenze con ciò che gioco non è.

Insieme abbiamo discusso, analizzato, raccontato quello che ogni giorno vedono dal vivo e in televisione, ormai l’azzardo è parte integrante del loro mondo, è normalità, è quotidiano, ma è anche e in modo insindacabile male e pericolo. Hanno le idee ben chiare loro, sanno benissimo distinguere il gioco all’aperto, con gli amici, che richiede la loro abilità personale, dall’azzardo affidato solo alla fortuna e a quei luoghi bui e solitari.

Le loro intuizioni sono pazzesche, parlando della storia di Pinocchio descrivono il Gatto e la Volpe come le slot machine che illudono e rubano solo i soldi, Lucignolo è invece la pubblicità  ingannevole che descrive pericolosi paesi dei balocchi, il burattinaio Mangiafuoco è invece la voglia di vincere che con dei fili invisibili lega il giocatore alla macchina…

Ancora una volta è la dimostrazione di quanto sia preziosa e illuminante la loro voce, non smettiamo di interrogarli e, attraverso le loro risposte, interrogarci su quanto ci sta accadendo intorno, loro hanno le vere risposte, noi ci crediamo!

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27/03/2016

Gambling Società

Intossicati d’azzardo

È capitato tutto sotto i nostri occhi, lentamente ma in modo progressivo e paradossalmente ‘invisibile’. Eppure eravamo tutti presenti, eppure non si sono nascosti, eppure hanno messo cartelloni, insegne luminose e pubblicità… eppure ce ne siamo accorti solo quando ormai era troppo tardi.

La conquista è stata semplice, così come la progressiva espansione attraverso i luoghi di passaggio, di incontro, di relazione,  là dove si costruiva la storia, la nostra memoria, dove i più giovani venivano allenati e istruiti per affrontare le fatiche della vita, dove si incontravano le generazioni e si creava quella necessaria cultura comune tramandata da padre in figlio e da nonno a nipote…

L’azzardo ha invaso e avvelenato i nostri territori, rendendoli terre di conquista sotto gli occhi ciechi delle persone che assistevano, senza rendersene conto, a questa irrefrenabile usurpazione.

Ed è stato semplice, cavalcando la fretta e l’indifferenza che rende ciechi e irresponsabili verso i propri contesti e le persone che li abitano. Una cultura dell’egoismo, dove ognuno pensa solo a sé e fatica ad alzare gli occhi ed accorgersi dell’invasione di luci ad intermittenza e cartelloni colorati che hanno stravolto i contesti architettonici trasformando le nostre città in casinò a cielo aperto!

Lo spettro allarmante della crisi economica e del tracollo imminente è stato un efficace cavallo di Troia per insinuare nelle menti di persone alla ricerca di sicurezze e ‘miracoli’ il pensiero che il proprio successo dovese essere legato, non alla fatica del vivere e alle conquiste progressive, ma ad uno sguardo benevolo della dea Bendata. Una prospettiva comoda, immediata e, a voce di spot e pubblicità, raggiungibile da tutti. La sana tradizione italiana fatta di impegno e fatica, di accoglienza e calore, di dialogo e memoria, è stata intaccata da chi, incurante di tutto ciò, ha come unico obiettivo l’arricchimento personale passando sopra ogni cosa.

L’azzardo ha costi che tutti dovremo pagare, il conto arriverà, sta già arrivando e sarà salatissimo.

I nostri contesti saranno incubatrici per i nuovi gambler di domani. Non possiamo permetterlo!

Le grandi rivolte sono sempre partite dal basso, da una presa di consapevolezza di situazioni diventate insostenibili e che hanno aiutato la massa a trovare la forza di alzare la voce. Impariamo dalla storia, dal passato, dai nostri antenati, è fondamentale tenere alta l’attenzione e non lasciarsi incantare da chi ha in mente solo i propri interessi.

Questa è la spinta che deve portarci a portare avanti la diffusione di una cultura differente, che valorizzi ciò che è patrimonio della nostra nazione e ci aiuti a riprendere in mano i nostri preziosi territori!

@simonefeder

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09/03/2016

Gambling sofferenza

Prima Conferenza Nazionale #Noslot

Oggi ha avuto luogo a Milano la prima conferenza nazionale sul contrasto al gioco d’azzardo.

Come Movimento No Slot abbiamo voluto portare la voce di tutte quelle persone che hanno e stanno contribuendo a salvaguardare il bene della gente e dei propri territori.

La voce di chi stando vicino ai propri cari malati d’azzardo rischia di ammalarsi a sua volta e, sommerso dalla fatica della sofferenza si dispera, arrivando purtroppo sempre più frequentemente a pensieri suicidari. La voce dei tanti bambini che vivono conflitti tra mamma e papà all’interno della loro famiglia a causa dell’azzardo. Bambini che dovranno fare i conti tutta la vita con il fantasma azzardo che sarà sempre nei loro occhi anche a distanza di anni, anche quando papà sarà guarito. La voce di quei tanti giovani che ci chiedevano e ci chiedono aiuto per i loro genitori e per i loro amici. Giovani incontrati all’interno delle scuole che hanno ben chiaro che tutto ciò che noi ci ostiniamo a chiamare gioco, gioco non è, che pensano all’azzardo come pericolo, rischio, dipendenza, malattia, illegalità. Giovani che ci interrogano con le domande e gli interrogativi, una su tutte: “se fa così male perché è legale?”

Il movimento noslot è nato anni fa, da un’esigenza avvertita dal basso, non con l’obiettivo di ragionare per capire se sia giusto proibire o meglio liberalizzare, ma con uno scopo culturale. Il movimento ragiona ad un altro livello, per preservare i nostri territori, per prendersi cura di chi li abita e garantire un futuro ai nostri figli, per cercare di dare una risposta a tutti questi perché!!!

Ecco perché abbiamo sottolineato il nostro No secco ad ogni forma di pubblicità diretta ed indiretta (40 milioni di euro investiti nel 2015 in pubblicità sui canali televisivi) e chiedendo il divieto assoluto dell’utilizzo in ogni spot del termine gioco sostituendolo con la giusta parola: azzardo (l’azzardo può causare dipendenza patologica, non il gioco; l’azzardo è vietato ai minori di 18 anni, non il gioco)

Ed è per lo stesso motivo che abbiamo insistito sulla necessità di separare l’azzardo dal resto della vita quotidiana. Oggi purtroppo i bar, i centri commerciali e tutti gli spazi di passaggio, sale d’attesa di bus e treni, dove la gente spesso si incontra, sono puri centri dove l’azzardo la fa da padrone condizionando chi vive quel contesto attraverso suoni, colori, scarico di monete, eccitazione, estasi… che attirano primi fra tutti i bambini che vivono la vincita con frutto di abilità e non dettata da un algoritmo, da un software.

Il rapporto uomo/slot machine è fortemente condizionante, sono macchine studiate da numerose e differenti scienze allo scopo di renderle sempre più appetibili, confortevoli, attraenti… come possiamo ancora invitare al gioco responsabile, sapendo che tali strumenti sono costruiti e progettati appositamente per coinvolgere chi vi si avvicina facendo perdere il senso del tempo e della realtà?

Non dimentichiamo poi il mondo dell’azzardo on line che corre ad una velocità spaventosa. Bisogna porre un freno. C’è una proliferazione di offerta azzardo in rete che ha del vergognoso. Ce lo ricordano gli stessi giovani, preoccupati per i loro pari e soprattutto per i loro fratellini che hanno costantemente in mano strumenti e veicoli di azzardo, nonostante la minore età. Chi pensa a tutto ciò?

In conclusione dell’intervento abbiamo regalato ai rappresentanti delle nostre regioni, quelle che hanno sottoscritto il manifesto contro l’azzardo, un orologio, un orologio NO SLOT per ricordare loro che questa è l’unica ora esatta, l’ora di dire il nostro deciso NO a tutto questo!

@simonefeder

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29/02/2016

disagio Educazione lettera

Giovani oltre il buio

Ieri mi ha scritto Giulia, 20 anni, una ragazza incontrata alcuni mesi fa…

‘… fino a circa un mese e mezzo fa ho fatto parte del gruppo di giovani che io definisco “zombie-viventi”. Viviamo ormai in un’epoca in cui tra i ragazzi regna il totale distacco da ogni attività vitale e in cui serva un minimo di impegno, che io chiamerei anche mancanza di passione nella vita.

In passato gli adolescenti spesso non avevano nemmeno il tempo per dedicarsi ai propri interessi, e proprio per questo avevano dentro di sé maggiori aspirazioni, obiettivi e passioni, perché davano a tutte queste cose il vero peso e valore che hanno. Al giorno d’oggi, viviamo in una società che accetta e permette a noi giovani, i genitori in primo luogo, di sopravvivere evitando di vivere: si va a ballare e si torna tardi, la mattina successiva: “poverino, è stanco, ha sonno, lasciamolo restare a casa da scuola”, oppure non si ha voglia di studiare, tanto meno di lavorare, e non c’è problema: “del resto è sempre mio figlio, lo terrò sotto il mio tetto finché campo”. E il messaggio che passa è quello che intanto, anche senza rimboccarsi le maniche, si può continuare ad avere una vita normale e dignitosa. Non siamo nemmeno più in grado di renderci conto di quanto la vita che stiamo vivendo faccia “schifo”, sia vuota, inutile e manchi delle cose essenziali e fondamentali che dovrebbero caratterizzare un’esistenza.

Se ci si abitua a vivere perennemente in una stanza buia, da quando si è venuti al mondo, sicuramente ci si adatterà al buio e non ci si renderà nemmeno conto della totale oscurità con cui ogni giorno si convive; il giorno in cui qualcuno deciderà di tirar su le tapparelle e aprire le finestre, allora si che quel raggio di sole che entrerà ci accecherà e ci farà accorgere di che misera vita avevamo condotto fino a quel giorno. La luce a parer mio è il più grande dono che sia stato fatto all’uomo, e per luce non intendo solo quella solare o di una lampadina, intendo proprio il “concetto” di lucentezza. Ci hanno abituati a vivere al buio, senza più prendersi la briga di aprirci le finestre e metterci di fronte alla realtà, probabilmente per timore di traumatizzarci, non accorgendosi che quella sarebbe per noi l’unica via di salvezza. Io ho avuto una madre che ha avuto il coraggio di farmi vedere ogni giorno un raggio di sole, di farmi capire quanto io vivessi nell’oscurità più totale. Non ha mai avuto paura di spaventarmi, ha avuto paura di vedermi un domani arrivare in fondo alla mia esistenza trovandomi davanti la luce, quando ormai sarebbe stato troppo tardi per viverla! E mai smetterò di ringraziarla per avermi dato modo di conoscere questo dono cosi grande ora che ho tutto il tempo necessario per gustarmela e gioirne. Auguro a qualunque persona di aprire la sua finestra ancora in tempo, e suggerisco ad ogni genitore di far aprire gli occhi ai propri figli, perché è l’unico modo per vederli vivere davvero; solo cosi li avrete messi al mondo per un motivo!”

 

Noi adulti cosa stiamo aspettando? Alziamo le tapparelle, le nostre prima di tutto, e aiutiamo questi giovani a riscoprire la loro preziosa lucentezza! Sono loro che ce lo chiedono, prima che sia troppo tardi,  prima che si trovino loro, tra qualche anno, a pagare il nostro poco coraggio e la nostra assenza. Per fare tutto questo è però necessario scegliere di essere testimoni credibili, presenze educative costanti e, a volte, scomode. Siamo disposti a farlo per regalare loro un futuro splendente e degno di questo nome? Lo dobbiamo a Giulia e a tutti i nostri ragazzi che, come lei, reclamano la nostra presenza attiva e illuminante.

@simonefeder

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14/01/2016

disagio Gambling

Lottare fino in fondo

Se ad uno tsunami aggiungo altri litri di acqua ne cambio forse gli effetti distruttivi?

Il vero problema dell’azzardo non è nell’aumento dell’offerta all’interno dei nostri territori già devastati e degradati, ma nell’aumento della sofferenza della gente che sempre più disperata ci travolge con le richieste di aiuto.

Si raccolgono situazioni di vita ed attenzioni a bisogni sempre più irreversibili, persone sole e senza speranza che portano sulle spalle macigni pesanti carichi di sensi di colpa, vergogna e fallimenti. E dopo la prima telefonata, dopo il primo incontro, non sai se li rivedrai perché sono ad un passo dal compiere gesti estremi e disperati. Persone che vendono il proprio corpo e i propri affetti perché ammalati di una malattia che brucia qualsiasi barlume di speranza.

Come persone attente a questa problematica, spesso si lotta con un sistema che strumentalizza la sofferenza, sepolcri imbiancati che utilizzano le storie di chi una storia rischia di non avere più per farsi porta bandiere di una battaglia da cui ricavare prestigio, visibilità e audience.

Ci si trova inoltre a lottare con chi fa della causa ‘no slot’ un contenitore vuoto di parole e progetti senza scopo e senza cuore, in cui le teorie soppiantano lo sporcarsi le mani.

Non possiamo fare a meno di chiederci quindi cosa vuole dire essere oggi portatori della filosofia ‘no slot’.

Significa agire in prima linea, aprire prima di tutto la porta e il cuore alle sofferenze, interrogarsi quando si vedono le persone spegnersi davanti ad una macchinetta e avere il coraggio di avvicinarsi a loro per primi, di staccarli da quei demoni ipnotici.

Quando incontri il disagio dell’altro non puoi rimanere quello di prima, le preoccupazioni verso chi soffre ti entrano dentro e non ti lasciano dormire, non possono lasciarci indifferenti e seduti nei nostri comodi salotti.

Sono sempre più convinto che la vera azione va fatta partire dal basso, facendo prevenzione e coinvolgendo i giovani, senza dimenticare però la continua necessità di ascoltare, accogliere e sostenere chi nel baratro è già caduto o chi ci è stato trascinato da un proprio caro.

Questo richiede un dispendio di forze e di energie costante e quotidiano, niente può essere lasciato al caso, niente può essere ignorato, niente può essere fatto senza quell’attenzione e quella motivazione che sente in primo piano la vera sofferenza.

Dobbiamo continuare questa lotta, forti dell’incoraggiamento del Santo Padre che ci spinge a farlo senza tregua, senza arretrare e con tutte le nostre forze.

Credo fermamente la vera ribellione davanti all’ingiustizia deve essere fatta con passione e per amore, non con superficialità e per conformismo, solo così potremo veramente definirci uomini civili.

@simonefeder

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23/12/2015

lettera speranza

Lettera aperta a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Natale si avvicina, tempo di feste e luci, di gioia e di famiglia, di canti e di armonia, di calore e di accoglienza… non posso però fare a meno di pensare a chi passerà anche questa giornata cercando di sopravvivere al freddo delle strade deserte, alla fame dello stomaco che si lamenta, ma soprattutto alla solitudine dell’anima che sempre più pesante, schiaccia e rende tutto insopportabile.

Sai, esiste nella città di Pavia un luogo dove queste persone possono trovare per qualche ora un po’ di quel calore che, non solo a Natale, aiuta a sentirsi umani. Al centro ‘In & out’ della Casa del Giovane, molte persone, trovano uno spazio per lavarsi e lavare i propri vestiti, fare colazione e, soprattutto, sentirsi ascoltati ed accolti.

Pensa che in un anno sono state offerte 5400 colazioni, 1080 lavaggi di vestiti e 2040 docce… per chi vive la strada sono regali importanti e non solo a Natale.

Caro Babbo Natale, però questo Centro ha bisogno dell’aiuto di tutti. Le richieste sono tante e piange il cuore quando non si riesce a soddisfarle, specialmente quando si tratta di esigenze primarie, necessarie per rendere dignitosa una vita umana.

C’è bisogno di qualcosa per poter offrire una colazione calda al mattino, dopo una notte passata al freddo girovagando per strada, c’è bisogno di biancheria intima che possa permettere di togliersi dalla pelle tutto lo sporco che una vita disastrata lascia addosso e potersi così prendere cura di se stessi, c’è bisogno di indumenti caldi che proteggano dal gelo che entra nelle ossa…

C’è bisogno soprattutto di carità, quella sana che arriva dal cuore, che fa sentire le persone protagoniste e non assistite, che trasmette sincero interesse e non menefreghismo…

Cosa dici Babbo Natale posso permettermi di esprimere questo desiderio a nome di tutti gli operatori del Centro per questo Natale?

Grazie a te e a tutti quelli che ci aiuteranno portando in via Lomonaco 43 a Pavia presso il Centro In&Out quanto riusciranno.

@simonefeder

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20/11/2015

Bambini Educazione Giovani

Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Giorno dopo giorno incontro giovani privi dei mezzi necessari per essere tenaci, determinati, combattivi, disposti a reagire alle ingiustizie.

Sono giovani cresciuti con genitori che hanno permesso loro tutto, dando troppe comodità e rendendoli così fragili e confusi, alla continua ricerca di cose che spesso non li appagano.

Sono convinto che sia il “vivere in relazione” ad offrire a chiunque possibilità di crescita e se tale relazione è di qualità (costruita quindi con elementi di sensibilità, generosità, affettuosità, chiarezza, fermezza, autorevolezza), questo fa la differenza aprendo spiragli di vita nuova anche dove i problemi sono gravi e parrebbe non esserci speranza.

Diventa sempre più difficile parlare di amore ad una persona quando questa non ne è mai stata oggetto; essa farà molta fatica a lasciarsi amare e ad imparare l’arte di amare, quella che rende veramente liberi e profondamente felici.

Le relazioni interpersonali oggi non sono solamente utili, ma sono indispensabili, perché la solitudine delle città, la freddezza burocratica dei rapporti pesano enormemente sul cuore al punto che spesso ci sentiamo come un numero o una cosa.

I giovani che incontro sono molti e molteplici sono le loro richieste di aiuto e posso dire che se hanno trovato nuovi equilibri interiori, se hanno raggiunto traguardi importanti riguardanti la condizione sociale (famiglia, scuola, lavoro, ecc.), se hanno sperimentato nuove opportunità di vita, questo è avvenuto grazie soprattutto all’incontro con persone disposte a “stare loro vicini” in maniera attenta e propositiva, stabilendo rapporti autentici e condividendo con loro la fatica e la bellezza della vita.

Penso che in questa giornata sia indispensabile ricordarsi che costruire relazioni vere è un’arte da imparare giorno dopo giorno.

Non dimentichiamo mai che i giovani oggi hanno bisogno di incontrare e vivere con persone coraggiose e vere che oltre alla loro professionalità trasmettano loro passione educativa.

@simonefeder

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21/10/2015

Bambini Gambling Società

Una legalità che ammala l’Italia

Il governo prevede entrate per un miliardo di euro, metà da un aumento della tassazione sull’azzardo e l’altra metà ricavandoli da concessioni della durata di nove anni per 15mila nuove agenzie di scommesse e 7mila corner, gli angoli nei bar e negli esercizi di altro tipo.

Che sta succedendo in Italia ce lo chiediamo da tanti anni. Mai nessuna dipendenza si era permessa di toccare i nostri anziani, i depositari della storia e dei valori della nostra società. Radici che faticano a dare una linfa diversa sommerse come sono da un terreno pervaso di azzardo dal quale, purtroppo sempre più persone, cercano invano di trovare sostentamento.

Non pago di questo lo Stato biscazziere ha scelto di arrivare direttamente ai nostri giovani, ai germogli più fragili che costituiranno il raccolto del futuro. Entrando delle scuole in questi anni è stato preoccupante il dato che sempre più giovani minorenni si avviano al mondo dell’azzardo scommettendo. Abbiamo il 24% dei giovani minorenni che dichiarano di avere già puntato qualche soldo in scommesse sportive (è preoccupante anche il tempo che dedicano a pensare all’azzardo che condiziona tutto il resto dei loro impegni, specie la scuola….) Cominciano già a spendersi la paghetta in azzardo e dichiarano di avere nel 18% di loro un familiare che gioca d’azzardo abitualmente. Il 34% dichiara di aver conosciuto l’azzardo tramite la martellante pubblicità.

Questa continua apertura di nuovi punti scommesse, ultima frontiera delle attenzioni di sempre più ragazzi, non fa altro che ingrassare le tasche di chi non fa altro che speculare sui più fragili nascondendosi dietro una legalità tanto sbandierata.

Ma quando si smetterà di mischiare legalità con eticità? Quando si capirà che non è legalizzandolo che si combatte il male? Politici dicono che abbiamo bisogno di una regolamentazione, per combattere l’illegalità, proteggere soggetti più deboli, ridurre l’attrattiva. Mi chiedo: dove vivete? Carimiei sappiatelo l’illegale oramai è dentro quell’apparente legalità ben ramificata e strutturata nei territori, provate ad ascoltare i racconti disperati di chi si ammala e capirete come gira il fumo.

Fermatevi, smettetela di continuare a marciare sfilate no azzardo e poi dentro i vostri salottini romani decidere l’opposto.

Perché non iniziare una volta per tutte a raccogliere consensi non con risposte facili e populiste ma con soluzioni e proposte che possano veramente dare una svolta culturale al nostro Paese?

Purtroppo tutto questo non interessa, non rende, non risponde agli obiettivi economici di una classe politica che mette al primo posto la salute delle casse rispetto a quella dei propri cittadini. Cittadini che continuano ad ammalarsi e ai quali ancora la clinica non sa dare risposte concrete certe, ricette vincenti, soluzioni miracolose per questa piaga sociale che devasta persone e famiglie.  Malati che faticano a riconoscersi tali e che trascinano con loro mogli, mariti, figli, genitori, amici… che, loro si, cercano un aiuto aggrappandosi a qualsiasi promessa.

Mi chiedo che bisogno ci sia di speculare ancora su questa sofferenza, aprire sempre nuove porte e possibilità di ‘contagio’, chi ci salverà dagli intrighi di chi invece dovrebbe tutelarci?

Per questo è necessario essere compatti e uniti, coinvolgere i nostri territori, i nostri giovani, lanciare messaggi, informare e sviluppare quella necessaria coscienza critica che possa smuovere le masse e creare anticorpi forti e resistenti.

Da anni entriamo nelle scuole per spiegare ai bambini e ai giovani il mondo in cui stiamo vivendo… a volte fatichiamo in quanto si fatica a spiegare cose che a noi per primi sono inspiegabili…

Fatico ad ascoltare tanti politici che contestano e che mi dicono: prima di parlare leggi gli atti parlamentari…. E allora mi fa forza ripensare!

Penso a quell’insegnante della scuola primaria di primo grado che ha raccontato in classe della scelta no slot di alcuni bar e ha creato così soldati armati di consapevolezza pronti a combattere dentro, e per, il loro territorio.

I bambini ne hanno parlato in famiglia, ne discutevano nei centri sportivi e quella conoscenza, divenuta esperienza vissuta, è contagiosa e smuove le montagne. Io vado avanti con loro!!!

Interrogatevi, non è forse il caso di ascoltare chi giorno dopo giorno si sporca le mani?

Solo così potremo affrontare questa battaglia a testa alta, consapevoli e forti delle nostre conoscenze che si basano su incontri reali, su sofferenze raccolte sul campo, su desideri e necessità attenti ai veri bisogni, su un’umanità lontana dalla ricerca di profitti economici ma vicina al cuore delle persone.

@simonefeder

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03/10/2015

lettera

In nome dei suoi uomini

Oggi diamo voce ad una mamma, ad una moglie, ad una donna che si vede costretta a combattere su un campo di battaglia che lei non ha scelto, per salvare i suoi uomini dalla disperazione.

 

Fino al 7 gennaio dell’anno scorso mio figlio ha sempre pensato di vivere in una famiglia bella e serena, era all’oscuro di tutta la situazione, non sapeva neppure cos’erano le slot e l’azzardo e, anche se l’avesse saputo, penso che sarebbe stato disposto a mettere una mano sul fuoco riguardo al proprio padre, il suo idolo, il papà che tutti vorrebbero, quello che ti sfida ai videogiochi, che gioca con te a tennis, che ti porta al corso e a vedere i tornei, che ti aiuta nei compiti e ti consola quando sei triste… insomma, ai suoi occhi (a dire il vero anche ai miei), il padre perfetto.

Purtroppo, però, a gennaio è successa la tragedia! Come in un film, in una sola sera ha capito cosa sono le slot, che cos’è l’azzardo, ha sentito che suo padre ha tentato il suicidio, ha visto che l’ho sbattuto fuori casa, ha visto suo papà piangere come un bambino e supplicarmi di non cacciarlo.

Sapete quanto è difficile spiegare a un bambino di 10 anni che suo papà ci ha raccontato un sacco di bugie, che ci ha sottratto tempo e attenzioni e che ci ha lasciato con 700 euro sul conto? Che, se non fosse stato per l’aiuto affettivo ed economico dei nonni, la mamma avrebbe dovuto fare scelte estreme, del tipo: ti do’ da mangiare o pago il riscaldamento? Pago la mensa scolastica o tutti i giorni vai a scuola con un panino? Non puoi neppure praticar il tuo sport preferito perché quei soldi servono per altro. E non è finita qui, figlio mio, perché da oggi siamo l’argomento preferito di tutto il paese. Qualcuno capirà, ma altri no. E dovremo comunque difenderci e andare avanti!

Nei giorni successivi ha sofferto per la mancanza del papà, in tutta la situazione vedeva me come la “cattiva” perché non volevo più che papà tornasse a casa con noi. E su questo erano d’accordo anche i nonni, quelli che vogliono sempre il massimo per lui. Quasi giustificavano lui e non me!

Poi ha capito che, nonostante tutto, poteva vederlo tutti i giorni. Dopo il lavoro Pietro veniva un paio d’ore a casa per stare con lui e il sabato e la domenica andava con papà. Ma in proposito è subentrato un altro tipo di sofferenza, quella del distacco. Nei momenti in cui era con il papà continuava a guardare l’orologio facendo il conto alla rovescia!

Inoltre, il sabato e la domenica era felice di stare tutto il giorno con lui, ma stava male al pensiero di sapermi a casa da sola, per cui ogni ora di telefonava con qualche scusa!

Poi, quasi tutte le sere mi vedeva piangere disperata, lui cercava di fare l’uomo di casa, di trattenersi e non crollare anche lui. Anzi, mi consolava dicendomi: su dai, coraggio, adesso papà va da Simone, così poi se guarisce torna a casa. Vero che se guarisce tu lo vuoi ancora, così stiamo tutti insieme?

A scuola si è chiuso in sé stesso, era pensieroso, sempre con la testa fra le nuvole, cercava di evitare l’argomento con chiunque e teneva tutto dentro, non si sfogava nemmeno con i suoi nonni per paura di farli star male. Anzi, in ultimo fingeva anche con le insegnanti e i compagni, dicendo che suo papà era ritornato a casa, anche se non era vero.

Una volta ho trovato la brutta copia di un tema in cui scriveva che era triste, che aveva in testa brutti pensieri, che stava molto male. Poi, come per magia, nella bella copia ho trovato scritto il contrario. Era il suo modo per non darmi ulteriori pensieri, sapeva benissimo che avrei controllato i suoi quaderni.

Poi non vi dico la gioia che ha provato quando ha saputo, dopo 3 mesi circa, che papà poteva tornare a casa, naturalmente rispettando determinate regole, come quella di non giocare con lui alla wii.

Ho visto mio figlio diventare un ometto in un attimo, da allora ci ha aiutato tantissimo, anche se ha tanta voglia non ha mai chiesto al papà di fare una gara ai videogiochi né di giocare a carte. Mi aiuta a controllare gli scontrini, va insieme al papà a fare benzina e a comprare le sigarette, senza mai perderlo di vista. È buffo da dire, ma si sono invertiti i ruoli, è il figlio a curare il padre.

È interessato all’argomento azzardo, ascolta le trasmissioni che parlano di questo, legge articoli e vuole fare qualcosa per gli altri bambini che come lui hanno sofferto!

[…] Tra tutte le pagine che ho scritto questa è stata la più sofferta e difficile da affrontare, perché non auguro neanche al peggior nemico di vedere mai nel volto e negli occhi del proprio figlio tanto dolore.

 

La sofferenza non può lasciarci impassibili e farci restare ciò che siamo. Siamo anche noi responsabili di tutto questo. Dobbiamo insieme dire basta, per questa madre, per questo figlio, e per tutte le famiglie che come loro stanno combattendo questa logorante e assurda battaglia!

@simonefeder

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