No Slot

23/08/2016

Gambling lettera Testimonianze

Aiutatemi a salvare mio figlio malato d’azzardo

Sono Daniela, mamma di Marco, 21 anni, ludopatico. Quando sia iniziato questo incubo è difficile da definire perché tutto è partito in sordina…..

Marco non ha mai amato i giochi elettronici, non aveva la play station e non faceva giochini al cellulare .

Alle scuole medie gli abbiamo regalato la Wii, ma in realtà ci giocava un suo amico, che veniva a casa nostra appositamente, mentre Marco preferiva il pallone, la bicicletta, il Karate.

Poi l’adolescenza, con tutti i turbamenti e le difficoltà che accomunano i ragazzi, in lui esacerbate da un vissuto doloroso, di abbandono, nel passato.

Da qui le relazioni difficili con i coetanei, la frequentazione dei bar del paese e il rapportarsi con persone adulte e anziane che giocavano al Gratta e vinci.

Così ha iniziato a veder vincere e perdere e lui stesso ha vinto e perso.

Il passaggio alle slot è stato veloce …. Le macchinette hanno fatto tintinnare le monete ….. che poi si sono regolarmente riprese …. Ma lui orami era schiavo.

Ci siamo accorti che qualcosa non andava: i soldi non bastavano più (da piccolo amministrava le mancette), le richieste erano continue, la tensione e nervosismo crescevano.

Poi sono cominciati i furti, prima in casa dal portafogli di mamma, papà, nonni, sorella …e poi fuori casa .

Abbiamo fronteggiato criticità continue e sfiorato denunce, cercando sempre di correre ai ripari con lui che piangendo prometteva che non sarebbe più accaduto.

Abbiamo chiesto a tutti i baristi del paese di allontanarlo dalle slot, essendo minorenne (16-17 anni), consapevoli che è illegale far giocare un minore.

Ci veniva garantito che sarebbe stato fatto, ma la realtà era un’altra…e intanto il tempo passava e A. raggiungeva la maggiore età .

Ora gli dosiamo i soldi, riceve 5 euro al giorno: compra le sigarette e poi un caffè o un gelato, ma più spesso il resto lo gioca.

Raramente vince, ma quando accade e’ terribile perché si rigioca tutto, cadendo poi in uno stato di annichilimento assoluto.

Sensi di colpa e svilimento di se si alternano ad atteggiamenti aggressivi e rivendicativi nei confronti di noi genitori, colpevoli di non dare abbastanza denaro.

Le cose sembrano andare un po’ meglio quando si allontana dalla quotidianità del paese, in vacanza, dove pur ricevendo sempre i soliti 5€, appare più sereno, partecipe e a volte abbozza progetti sul proprio futuro .

Ma la ” scimmia ” è sempre in agguato e lo si capisce quando entriamo in un bar e vede le slot (ormai sono ovunque) o quando guarda il denaro nei portafogli altrui.

Il suo sguardo è specchio della angoscia che ha dentro e basta guardarlo in faccia per capire se ha giocato o no .

I soldi sono una ossessione, l’unico argomento, pur non avendo più un valore reale.

Marco non ha terminato la scuola, non ha fatto la patente, non legge più , non vede film , ha abbandonato il Karate dopo essere arrivato a cintura nera.

Gli è rimasta solo la musica; ascolta cantautori italiani e spesso fa ascoltare a me e suo padre testi molto significativi che parlano di fallimenti e rinascite…

È come se in lui ci fossero due persone: una che vuole ricominciare a vivere e l’altra che prende il sopravvento quando la pulsione lo conduce alla slot con le sue luci e i suoni e il tintinnio accattivante del denaro …..

Un anno fa Marco si è rivolto al Sert dove c’è un ambulatorio per i giocatori d’azzardo.

Purtroppo gli incontri periodici di gruppo, a cui recarsi da solo (tipo alcolisti anonimi) non sono abbastanza incisivi per un ragazzo di 20 anni in forte difficoltà .

Il gioco è una vera DIPENDENZA e, come le altre dipendenze, necessita di essere curata in una COMUNITÀ dove il giocatore venga accolto e possa, insieme alla sua famiglia , ricomporre i pezzi della sua vita che il gioco ha disintegrato.

Nostro figlio ha bisogno di ricostruire se stesso, ma con tutto l’amore che abbiamo per lui , non possiamo farlo a casa, lasciandolo solo in un ambiente dove il gioco è presente in ogni bar. Abbiamo bisogno dell’aiuto di una struttura comunitaria!

Io e mio marito non riusciamo più ad andare a bere un caffè, senza provare compassione per le persone che vediamo sedute nella più assoluta solitudine davanti alle slot e rabbia verso uno STATO che, come un pater familiae, dovrebbe proteggere i suoi cittadini più deboli, e invece specula e guadagna sulle loro fragilità .

Prima di pensare di legalizzare la cannabis, i nostri governanti dovrebbero pensare a rendere ILLEGALE l’azzardo ormai non più confinato nei Casinò, ma reso alla portata di tutti in ogni locale pubblico e on line, considerando che la frase ” il gioco può creare dipendenza, gioca responsabilmente” NON LAVA le loro coscienze.

 

Cara Daniela vedrai troveremo il modo di accogliere Marco all’interno di una struttura! Se la legge non prevede cura residenziale per questa patologia, diventeremo dei fuorilegge! 

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11/08/2016

Gambling sofferenza

Maledetti pensieri! Inferno slot

Marco questa mattina non voleva entrare in banca con la moglie Maria…

Anche oggi il disagio non è andato in ferie. Anzi, come molte volte, scuote il quieto vivere come per ricordare di stare sempre in allerta.

Li ho conosciuti venerdì scorso inviati dal figlio disperato che si era reso conto che nel papà qualcosa non andava bene. Papà era cambiato, quel papà da sempre suo ideale e modello, punto fermo della vita, non era più l’esempio di chiarezza e serenità che era sempre stato.

Durante l’incontro Marco mi ha raccontato di essere un giocatore di slot e che purtroppo non riusciva a smettere. La moglie sottolineava che suo marito negli ultimi due anni è diverso, fatica a dormire e spesso prende la bicicletta ed esce di casa a sua insaputa, cosa che non aveva mai fatto prima. Mi ha confidato di essere stata contattata giorni fa da alcune persone sconosciute che le chiedevano dei soldi, soldi derivati da prestiti che suo marito aveva contratto con loro per giocare.

Marco era provato, non si riconosceva più e ammetteva di far fatica ad andare avanti, si sentiva un uomo finito ma era disposto a farsi aiutare anche e soprattutto per il bene di suo figlio.

Oggi però Marco non vuole entrare in banca, non vuole affrontare la realtà che solo lui conosce e solo lui vorrebbe non fosse tale! Solo lui sa che davanti a quello sportello, a quell’operatore, sua moglie si sarebbe scontrata con una realtà terribile e devastante: sul loro conto cointestato, non vi è più nessun euro.

Oggi solo Maria entra in banca, suo marito ha deciso di aspettarla a casa perché non si sente molto bene, negli ultimi anni soffre di attacchi d’ansia che in certe occasioni si accentuano.  Spaventata da questo comportamento del marito lei non capisce che sta succedendo, piano piano si avvia a chiedere al primo operatore dello sportello della banca di verificare i movimenti sul suo conto corrente. La risposta è quella che si sentono dire tante altre persone: “signora purtroppo il vostro conto è in rosso”. Il conto segnava meno 80 euro!

Maria chiede spiegazioni perché non capisce dove siano finiti tutti i suoi risparmi e si chiede perché nessuno non l’ha mai avvisata di ciò che stava succedendo.

Disperata esce dalla banca e cerca di raggiungere telefonicamente suo marito per avere spiegazioni.

Purtroppo Marco sta già andando alla stazione. E i suoi pensieri sono molto negativi.

Quei maledetti pensieri!

Quelli che non ti lasciano in pace e ti portano dentro un vortice senza via d’uscita. Non senti e non vedi nessuno attorno a te. Sei solo, a tu per tu con la sofferenza, con la disperazione perché il peso è sempre più pesante e ti schiaccia!

Maria mi contatta per cercare di capire che fare e mi chiede di aiutarla.

Contatto Marco e lo trattengo al telefono mentre Maria con un suo vicino di casa lo raggiunge prima del gesto estremo.

È tardo pomeriggio e la fatica di vivere urla disperata sia in Maria che in Marco….

Per fortuna ritorna dal lavoro il figlio che, durante la giornata, non può permettersi di rimanere a casa dal lavoro perché rischia il posto… e quanto servono oggi quei soldi..

Mi telefona per capire come muoversi e per cercare di capire come raccogliere i cocci di una vita familiare spezzata e che difficilmente si possano ricostruire.

Gli parlo, cerco di rassicurarlo, toccherà a lui stasera prendere per mano i suoi genitori esausti e accompagnarli alla notte.

Ma domani che succederà?

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21/07/2016

leggi

Caro politico, non mi rappresenti!

Oggi ci sarà la conferenza Stato/Regioni all’interno della quale sarà affrontato anche il tema azzardo o “Giochi pubblici” come alcuni si ostinano a chiamare.

Ci sono forti preoccupazioni rispetto a cosa succederà perché purtroppo ci sono politici solo preoccupati di come sdoganare questo azzardo di stato che da anni sta distruggendo famiglie, relazioni, economia e territori..

Sono decisori pubblici preoccupati solo di pensare come fare cassa sulle spalle della gente… pifferai magici che pensano di sapere tutto ma non si rendono conto che vivono nei loro palazzi incantati lontani dalla realtà, dalla gente!

Sono loro che sfilano come crociati nelle varie manifestazioni, cavalcano l’onda della lotta alla ‘ludopatia’, ma poi si prostituiscono ad una cultura del soldo, del potere o della notorietà.

A loro non interessa la salute dei cittadini, ma solamente il mero guadagno e i facili consensi in vista della prossima campagna elettorale.

Sono loro gli uomini politici di una politica che non riconosco e che di diritti civili non sente neppure l’odore.

Tornate a casa e lasciate ciò che gli italiani troppo ingenuamente vi hanno dato, forse sperando in qualcuno migliore di chi vi ha preceduto. Rimettete a posto i soldi che avete preso nel salvadanaio degli italiani e smettetela di erigervi a difensori di un territorio che per primi avete contribuito a distruggere. Voi non potete rappresentarci, voi non potete decidere secondo i vostri beceri interessi, voi siete altro da noi!

Il problema è sempre quello: il punto di vista.

Questo disordine imperante è dato da vostre decisioni e interventi passati, dalla vostra scelta di non tutelare chi a voi si era affidato, non serve ora voler ‘mettere ordine’ se il vostro ordine è costruito su schemi che tutelano solo i vostri profitti e i vostri scopi

Le riforme vanno fatte riflettendo e discutendo principalmente su valori e contenuti; è inutile continuare a ragionare di proibizionismo o meno, di legale o illegale, di chi deve controllare… il problema è la cultura bacata che avete contribuito a creare per poter tutelare i vostri interessi!

Voi guardate, decidete, legiferate, ordinate seguendo la logica del soldo, noi ci muoviamo seguendo quella del cuore!

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03/07/2016

Educazione Giovani

Giovani ammalati di rischio

È solo di questi giorni l’ultima notizia, il “clamore” giornalistico che si risveglia per raccontare dell’ennesimo giovane che muore mentre ricerca “sensazioni forti”.

Tutti rimaniamo colpiti dai fatti di cronaca, specialmente là dove a far parlare sono le ‘bravate’ degli adolescenti che mettono a rischio la loro vita.

Sono molte le “sfide alla morte” che la società sembra voler ignorare e che purtroppo spesso sono vissute quotidianamente dai nostri giovani: il popolo dei sensation seekers!

Sassi assassini gettati dai cavalcavia sulle macchine che sfrecciavano in autostrada, sfide a chi si alza per ultimo dai binari al passaggio del treno, corse in macchina o in moto contro mano durante le notti per le strade dei nostri paesi e città…. Non è raro trovare scatti fotografici e video sui social network che immortalano giovanissimi mentre stanno compiendo le loro “imprese estreme”.

Come possiamo stupirci solo di fronte alla morte e rimanere indifferenti a tutto ciò che c’è intorno ad essa?

Ci sono giovani che urlano e ci chiedono aiuto perchè faticano ad affrontare la “normalità” e ricercano nella trasgressione, in quell’andare oltre, la sensazione di esserci e di esistere. Sono spesso imbrigliati in abitudini malsane che si sono create e nelle quali si rifugiano periodicamente senza riuscire ad uscirne.

Stiamo passivamente accettando la spettacolarizzazione del dolore a cui troppo spesso la nostra società ci sta abituando.

Oggi sempre più il disagio si cerca per fare notizia, ma non lo si vuole vedere e prendere in carico seriamente.

I giovani di oggi sono «ammalati di rischio», non è l‘assunzione di alcool o stupefacenti a determinare i loro comportamenti incoscienti, piuttosto la ricerca estrema dell’avventura, dell’eccitazione, dell’adrenalina che per loro è possibile trovare solo affrontando il rischio estremo.

Incontrando il disagio giovanile, ci si rende conto sempre di più di quanto sia importante presentarsi come modelli di riferimento, senza confondere i ruoli.

Esserci per loro e con loro nell’affrontare i disagi e le difficoltà, stimolarli verso progetti ambiziosi e importanti traguardi da raggiungere insieme sfruttando ciò che la giovane età e la voglia di andare oltre li spinge a cercare.

Siamo consapevoli del grande potenziale che la nuova generazione porta con sé, grande potenziale che va però indirizzato e guidato con attenzione e delicatezza, rispettandone i tempi e inserendosi nel loro mondo con estrema cautela, ma grande determinazione.

Un grande insegnamento educativo ci arriva dal fondatore della “Casa del Giovane”, don Enzo Boschetti, il quale, a proposito dell’educazione, sottolineava:

Educare è vivere con i ragazzi, è donarsi, è aprire il proprio cuore, è lottare insieme, è correggere con amore, è attendere pazientemente, è portare nel cuore il grande desiderio che il ragazzo maturi delle profonde e solide convinzioni.

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16/06/2016

Gambling Testimonianze

Ora sono tornata a vivere

Ho frequentato per 14 mesi puntualmente ogni venerdì sera i gruppi per giocatori d’azzardo presso la Casa del Giovane di Pavia. Mi sono rivolta a loro perché volevo smettere di giocare alle slot, da sola avevo provato molte volte, ma i risultati erano sempre negativi, ci ricadevo sempre! Mi sono fatta coraggio (molto!) e ho affrontato questo problema, inizialmente difficile da capire!

Ogni venerdì mi chiedevano come avevo affrontato la settimana, se avevo trovato delle fatiche o meno. A volte rispondevo che in sette giorni avevo avuto difficoltà mentre altre no, ma realmente non capivo a cosa potesse servire tutto ciò.

Frequentando costantemente il gruppo ho iniziato a prendere sempre più consapevolezza del mio problema, ad avere sempre più voglia di ritornare ad essere la persona con i valori che mi ha insegnato la mia famiglia.

Oggi non solo ho capito che avevo un problema, una persona che sta bene non va in quei posti a farsi del male, ma fa altro nella vita: ero malata di gioco d’azzardo. Ho capito che quello non era un gioco pulito, ma un AZZARDARE con la propria vita e quella delle persone care.

Ora vivo serenamente, sono meno nervosa, ho molti interessi, mi sono innamorata della vita! Ho degli obiettivi e non c’è cosa più bella che riprendere la propria vita in mano.

Ho sconfitto quel demone che si era impadronito di me stessa, non mi sento una vincente, mi sento ARIANNA, sento che ora nella mia vita decido io! E per prima cosa, per rispetto di me stessa e di tutti gli ex giocatori, ho deciso che non mi avvicinerò mai più a quei posti.

Ringrazio tutta la Casa del Giovane di Pavia, accompagnatori ed ex giocatori, senza di loro da sola non ce l’avrei mai fatta. Mi hanno rieducato al valore dei soldi e ad impegnare il mio tempo libero in altro, mi hanno aiutato a capire e ad affrontare i problemi senza andare a rifugiarmi in una slot, mi hanno insegnato ad ascoltare il mio io! Ora sono guarita!!!  

ARIANNA ex giocatrice

Guarire è possibile, sconfiggere l’azzardo si può! Il cammino passa però attraverso grandi fatiche e importanti consapevolezze che vanno ben oltre a quella del ‘semplice’ legame a doppio filo con questo inganno. Il percorso di rinascita passa attraverso le relazioni, fondamentali per staccarsi dalla maledetta macchinetta e per aiutare il giocatore a vedersi e sentirsi in modo diverso. Non lasciamoli soli! L’azzardo va sconfitto insieme e solo con il contributo di tutti sarà possibile farlo!

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18/05/2016

Bambini Gambling speranza

I bambini e l’azzardo

Il gioco è vietato ai minori di 18 anni… da quando? Perché? ‘Ma questo non è gioco!!’ Ecco cosa rispondono a gran voce i bambini quando sono interpellati su questa spaventosa realtà dell’azzardo. È giusto e doveroso, specialmente con le nuove generazioni, aiutarli a riprendersi in mano le parole, a non farsi prendere in giro, a non farsi confondere da messaggi sbagliati e fuorvianti.

I piccoli vedono e osservano tutto e tutti, sono loro che ci hanno raccontato, quanto sentono i loro territori invasi dall’azzardo attraverso i loro scritti che saranno messi in scena domani 19 maggio alle h.21 presso il Teatro Mastroianni di S. Martino Siccomario a Pavia, in uno spettacolo rivolto alla cittadinanza intera.

Il progetto ha coinvolto quattro classi dell’Istituto Comprensivo di S. Martino Siccomario (PV) (una quarta e tre quinte) in un percorso alla scoperta del gioco e delle differenze con ciò che gioco non è.

Insieme abbiamo discusso, analizzato, raccontato quello che ogni giorno vedono dal vivo e in televisione, ormai l’azzardo è parte integrante del loro mondo, è normalità, è quotidiano, ma è anche e in modo insindacabile male e pericolo. Hanno le idee ben chiare loro, sanno benissimo distinguere il gioco all’aperto, con gli amici, che richiede la loro abilità personale, dall’azzardo affidato solo alla fortuna e a quei luoghi bui e solitari.

Le loro intuizioni sono pazzesche, parlando della storia di Pinocchio descrivono il Gatto e la Volpe come le slot machine che illudono e rubano solo i soldi, Lucignolo è invece la pubblicità  ingannevole che descrive pericolosi paesi dei balocchi, il burattinaio Mangiafuoco è invece la voglia di vincere che con dei fili invisibili lega il giocatore alla macchina…

Ancora una volta è la dimostrazione di quanto sia preziosa e illuminante la loro voce, non smettiamo di interrogarli e, attraverso le loro risposte, interrogarci su quanto ci sta accadendo intorno, loro hanno le vere risposte, noi ci crediamo!

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27/03/2016

Gambling Società

Intossicati d’azzardo

È capitato tutto sotto i nostri occhi, lentamente ma in modo progressivo e paradossalmente ‘invisibile’. Eppure eravamo tutti presenti, eppure non si sono nascosti, eppure hanno messo cartelloni, insegne luminose e pubblicità… eppure ce ne siamo accorti solo quando ormai era troppo tardi.

La conquista è stata semplice, così come la progressiva espansione attraverso i luoghi di passaggio, di incontro, di relazione,  là dove si costruiva la storia, la nostra memoria, dove i più giovani venivano allenati e istruiti per affrontare le fatiche della vita, dove si incontravano le generazioni e si creava quella necessaria cultura comune tramandata da padre in figlio e da nonno a nipote…

L’azzardo ha invaso e avvelenato i nostri territori, rendendoli terre di conquista sotto gli occhi ciechi delle persone che assistevano, senza rendersene conto, a questa irrefrenabile usurpazione.

Ed è stato semplice, cavalcando la fretta e l’indifferenza che rende ciechi e irresponsabili verso i propri contesti e le persone che li abitano. Una cultura dell’egoismo, dove ognuno pensa solo a sé e fatica ad alzare gli occhi ed accorgersi dell’invasione di luci ad intermittenza e cartelloni colorati che hanno stravolto i contesti architettonici trasformando le nostre città in casinò a cielo aperto!

Lo spettro allarmante della crisi economica e del tracollo imminente è stato un efficace cavallo di Troia per insinuare nelle menti di persone alla ricerca di sicurezze e ‘miracoli’ il pensiero che il proprio successo dovese essere legato, non alla fatica del vivere e alle conquiste progressive, ma ad uno sguardo benevolo della dea Bendata. Una prospettiva comoda, immediata e, a voce di spot e pubblicità, raggiungibile da tutti. La sana tradizione italiana fatta di impegno e fatica, di accoglienza e calore, di dialogo e memoria, è stata intaccata da chi, incurante di tutto ciò, ha come unico obiettivo l’arricchimento personale passando sopra ogni cosa.

L’azzardo ha costi che tutti dovremo pagare, il conto arriverà, sta già arrivando e sarà salatissimo.

I nostri contesti saranno incubatrici per i nuovi gambler di domani. Non possiamo permetterlo!

Le grandi rivolte sono sempre partite dal basso, da una presa di consapevolezza di situazioni diventate insostenibili e che hanno aiutato la massa a trovare la forza di alzare la voce. Impariamo dalla storia, dal passato, dai nostri antenati, è fondamentale tenere alta l’attenzione e non lasciarsi incantare da chi ha in mente solo i propri interessi.

Questa è la spinta che deve portarci a portare avanti la diffusione di una cultura differente, che valorizzi ciò che è patrimonio della nostra nazione e ci aiuti a riprendere in mano i nostri preziosi territori!

@simonefeder

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09/03/2016

Gambling sofferenza

Prima Conferenza Nazionale #Noslot

Oggi ha avuto luogo a Milano la prima conferenza nazionale sul contrasto al gioco d’azzardo.

Come Movimento No Slot abbiamo voluto portare la voce di tutte quelle persone che hanno e stanno contribuendo a salvaguardare il bene della gente e dei propri territori.

La voce di chi stando vicino ai propri cari malati d’azzardo rischia di ammalarsi a sua volta e, sommerso dalla fatica della sofferenza si dispera, arrivando purtroppo sempre più frequentemente a pensieri suicidari. La voce dei tanti bambini che vivono conflitti tra mamma e papà all’interno della loro famiglia a causa dell’azzardo. Bambini che dovranno fare i conti tutta la vita con il fantasma azzardo che sarà sempre nei loro occhi anche a distanza di anni, anche quando papà sarà guarito. La voce di quei tanti giovani che ci chiedevano e ci chiedono aiuto per i loro genitori e per i loro amici. Giovani incontrati all’interno delle scuole che hanno ben chiaro che tutto ciò che noi ci ostiniamo a chiamare gioco, gioco non è, che pensano all’azzardo come pericolo, rischio, dipendenza, malattia, illegalità. Giovani che ci interrogano con le domande e gli interrogativi, una su tutte: “se fa così male perché è legale?”

Il movimento noslot è nato anni fa, da un’esigenza avvertita dal basso, non con l’obiettivo di ragionare per capire se sia giusto proibire o meglio liberalizzare, ma con uno scopo culturale. Il movimento ragiona ad un altro livello, per preservare i nostri territori, per prendersi cura di chi li abita e garantire un futuro ai nostri figli, per cercare di dare una risposta a tutti questi perché!!!

Ecco perché abbiamo sottolineato il nostro No secco ad ogni forma di pubblicità diretta ed indiretta (40 milioni di euro investiti nel 2015 in pubblicità sui canali televisivi) e chiedendo il divieto assoluto dell’utilizzo in ogni spot del termine gioco sostituendolo con la giusta parola: azzardo (l’azzardo può causare dipendenza patologica, non il gioco; l’azzardo è vietato ai minori di 18 anni, non il gioco)

Ed è per lo stesso motivo che abbiamo insistito sulla necessità di separare l’azzardo dal resto della vita quotidiana. Oggi purtroppo i bar, i centri commerciali e tutti gli spazi di passaggio, sale d’attesa di bus e treni, dove la gente spesso si incontra, sono puri centri dove l’azzardo la fa da padrone condizionando chi vive quel contesto attraverso suoni, colori, scarico di monete, eccitazione, estasi… che attirano primi fra tutti i bambini che vivono la vincita con frutto di abilità e non dettata da un algoritmo, da un software.

Il rapporto uomo/slot machine è fortemente condizionante, sono macchine studiate da numerose e differenti scienze allo scopo di renderle sempre più appetibili, confortevoli, attraenti… come possiamo ancora invitare al gioco responsabile, sapendo che tali strumenti sono costruiti e progettati appositamente per coinvolgere chi vi si avvicina facendo perdere il senso del tempo e della realtà?

Non dimentichiamo poi il mondo dell’azzardo on line che corre ad una velocità spaventosa. Bisogna porre un freno. C’è una proliferazione di offerta azzardo in rete che ha del vergognoso. Ce lo ricordano gli stessi giovani, preoccupati per i loro pari e soprattutto per i loro fratellini che hanno costantemente in mano strumenti e veicoli di azzardo, nonostante la minore età. Chi pensa a tutto ciò?

In conclusione dell’intervento abbiamo regalato ai rappresentanti delle nostre regioni, quelle che hanno sottoscritto il manifesto contro l’azzardo, un orologio, un orologio NO SLOT per ricordare loro che questa è l’unica ora esatta, l’ora di dire il nostro deciso NO a tutto questo!

@simonefeder

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29/02/2016

disagio Educazione lettera

Giovani oltre il buio

Ieri mi ha scritto Giulia, 20 anni, una ragazza incontrata alcuni mesi fa…

‘… fino a circa un mese e mezzo fa ho fatto parte del gruppo di giovani che io definisco “zombie-viventi”. Viviamo ormai in un’epoca in cui tra i ragazzi regna il totale distacco da ogni attività vitale e in cui serva un minimo di impegno, che io chiamerei anche mancanza di passione nella vita.

In passato gli adolescenti spesso non avevano nemmeno il tempo per dedicarsi ai propri interessi, e proprio per questo avevano dentro di sé maggiori aspirazioni, obiettivi e passioni, perché davano a tutte queste cose il vero peso e valore che hanno. Al giorno d’oggi, viviamo in una società che accetta e permette a noi giovani, i genitori in primo luogo, di sopravvivere evitando di vivere: si va a ballare e si torna tardi, la mattina successiva: “poverino, è stanco, ha sonno, lasciamolo restare a casa da scuola”, oppure non si ha voglia di studiare, tanto meno di lavorare, e non c’è problema: “del resto è sempre mio figlio, lo terrò sotto il mio tetto finché campo”. E il messaggio che passa è quello che intanto, anche senza rimboccarsi le maniche, si può continuare ad avere una vita normale e dignitosa. Non siamo nemmeno più in grado di renderci conto di quanto la vita che stiamo vivendo faccia “schifo”, sia vuota, inutile e manchi delle cose essenziali e fondamentali che dovrebbero caratterizzare un’esistenza.

Se ci si abitua a vivere perennemente in una stanza buia, da quando si è venuti al mondo, sicuramente ci si adatterà al buio e non ci si renderà nemmeno conto della totale oscurità con cui ogni giorno si convive; il giorno in cui qualcuno deciderà di tirar su le tapparelle e aprire le finestre, allora si che quel raggio di sole che entrerà ci accecherà e ci farà accorgere di che misera vita avevamo condotto fino a quel giorno. La luce a parer mio è il più grande dono che sia stato fatto all’uomo, e per luce non intendo solo quella solare o di una lampadina, intendo proprio il “concetto” di lucentezza. Ci hanno abituati a vivere al buio, senza più prendersi la briga di aprirci le finestre e metterci di fronte alla realtà, probabilmente per timore di traumatizzarci, non accorgendosi che quella sarebbe per noi l’unica via di salvezza. Io ho avuto una madre che ha avuto il coraggio di farmi vedere ogni giorno un raggio di sole, di farmi capire quanto io vivessi nell’oscurità più totale. Non ha mai avuto paura di spaventarmi, ha avuto paura di vedermi un domani arrivare in fondo alla mia esistenza trovandomi davanti la luce, quando ormai sarebbe stato troppo tardi per viverla! E mai smetterò di ringraziarla per avermi dato modo di conoscere questo dono cosi grande ora che ho tutto il tempo necessario per gustarmela e gioirne. Auguro a qualunque persona di aprire la sua finestra ancora in tempo, e suggerisco ad ogni genitore di far aprire gli occhi ai propri figli, perché è l’unico modo per vederli vivere davvero; solo cosi li avrete messi al mondo per un motivo!”

 

Noi adulti cosa stiamo aspettando? Alziamo le tapparelle, le nostre prima di tutto, e aiutiamo questi giovani a riscoprire la loro preziosa lucentezza! Sono loro che ce lo chiedono, prima che sia troppo tardi,  prima che si trovino loro, tra qualche anno, a pagare il nostro poco coraggio e la nostra assenza. Per fare tutto questo è però necessario scegliere di essere testimoni credibili, presenze educative costanti e, a volte, scomode. Siamo disposti a farlo per regalare loro un futuro splendente e degno di questo nome? Lo dobbiamo a Giulia e a tutti i nostri ragazzi che, come lei, reclamano la nostra presenza attiva e illuminante.

@simonefeder

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14/01/2016

disagio Gambling

Lottare fino in fondo

Se ad uno tsunami aggiungo altri litri di acqua ne cambio forse gli effetti distruttivi?

Il vero problema dell’azzardo non è nell’aumento dell’offerta all’interno dei nostri territori già devastati e degradati, ma nell’aumento della sofferenza della gente che sempre più disperata ci travolge con le richieste di aiuto.

Si raccolgono situazioni di vita ed attenzioni a bisogni sempre più irreversibili, persone sole e senza speranza che portano sulle spalle macigni pesanti carichi di sensi di colpa, vergogna e fallimenti. E dopo la prima telefonata, dopo il primo incontro, non sai se li rivedrai perché sono ad un passo dal compiere gesti estremi e disperati. Persone che vendono il proprio corpo e i propri affetti perché ammalati di una malattia che brucia qualsiasi barlume di speranza.

Come persone attente a questa problematica, spesso si lotta con un sistema che strumentalizza la sofferenza, sepolcri imbiancati che utilizzano le storie di chi una storia rischia di non avere più per farsi porta bandiere di una battaglia da cui ricavare prestigio, visibilità e audience.

Ci si trova inoltre a lottare con chi fa della causa ‘no slot’ un contenitore vuoto di parole e progetti senza scopo e senza cuore, in cui le teorie soppiantano lo sporcarsi le mani.

Non possiamo fare a meno di chiederci quindi cosa vuole dire essere oggi portatori della filosofia ‘no slot’.

Significa agire in prima linea, aprire prima di tutto la porta e il cuore alle sofferenze, interrogarsi quando si vedono le persone spegnersi davanti ad una macchinetta e avere il coraggio di avvicinarsi a loro per primi, di staccarli da quei demoni ipnotici.

Quando incontri il disagio dell’altro non puoi rimanere quello di prima, le preoccupazioni verso chi soffre ti entrano dentro e non ti lasciano dormire, non possono lasciarci indifferenti e seduti nei nostri comodi salotti.

Sono sempre più convinto che la vera azione va fatta partire dal basso, facendo prevenzione e coinvolgendo i giovani, senza dimenticare però la continua necessità di ascoltare, accogliere e sostenere chi nel baratro è già caduto o chi ci è stato trascinato da un proprio caro.

Questo richiede un dispendio di forze e di energie costante e quotidiano, niente può essere lasciato al caso, niente può essere ignorato, niente può essere fatto senza quell’attenzione e quella motivazione che sente in primo piano la vera sofferenza.

Dobbiamo continuare questa lotta, forti dell’incoraggiamento del Santo Padre che ci spinge a farlo senza tregua, senza arretrare e con tutte le nostre forze.

Credo fermamente la vera ribellione davanti all’ingiustizia deve essere fatta con passione e per amore, non con superficialità e per conformismo, solo così potremo veramente definirci uomini civili.

@simonefeder

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