No Slot

27/07/2013

Mentre la maggior parte della gente pensa alle vacanze, alcuni pronti a partire, altri sognando quell’ombrellone che nonostante le fatiche lavorative di un anno rimarrà un miraggio, noi non possiamo permetterci di abbassare la guardia verso l’azzardo e verso la sofferenza che crea.

Sono solo di questa notte le ultime due mail di altrettante persone, e altrettante famiglie di sfondo, disperate che chiedono una mano a cui attaccarsi, un aiuto per uscire da quella palude di sofferenza che li trascina sempre più in basso. Chi si prenderà cura di loro? Chi risponderà alle loro richieste, prima che le sabbie mobili li sommergano, quando le serrande degli uffici saranno abbassate e gli studi dei professionisti del sapere chiusi?

Da anni senza nessun sovvenzionamento stiamo cercando di capire quale risposta dare a questa piaga sociale chiedendoci quale sia il giusto intervento per capire chi è in grado di fornire loro un aiuto reale che non possiamo identificare con una semplice e generica cura. Ma di quale cura stiamo parlando?

Quando li incontriamo e raccogliamo il loro dolore ci chiedono prima di tutto un aiuto nella gestione dei soldi, un consiglio su come agire per fermare quel loro familiare che sta dilapidando tutto il patrimonio, un’assistenza legale. Queste sono le vere esigenze di chi affoga nell’azzardo, attenti quindi a definire quel che si intende o intendiamo oggi per terapia perché mentre ne parliamo non possiamo esimerci dal considerare la sofferenza più profonda di figli, compagni e genitori che stanno attorno a lui. Rispondere alla sofferenza di chi si ammala di azzardo vuol dire prendersi in carico tutto il sistema familiare e amicale che viene da essa colpita. Come si può accettare ancora quelle due parole ‘gioco responsabile’ dopo aver letto anche solo una delle centinaia di richieste, aver ascoltato una delle decine di mamme, aver raccolto una delle migliaia di lacrime che questa terribile male porta con sé? Non è proibizionismo, è coerenza di chi ogni giorno cerca con fatica di stare a contatto con questa triste e assurda realtà.

Da anni, molti volontariamente, hanno cercato di stare in prima linea con lodevole impegno, per affrontare questa realtà, ascoltando, accogliendo e interrogandosi su questo, prima che diventasse ‘allarme generale’, prima che fosse un argomento ‘di moda’, prima che arrivassero le telecamere e con esse i facili finanziamenti per chi da dietro le comode scrivanie promette cure miracolose (spesso sovvenzionate dalla stessa fonte da cui si alimenta l’azzardo, non è paradossale?).

Sento parlare e vengo contestato in questa battaglia per il solo fatto che sostengo che l’azzardo non è un gioco. Non posso permettere di accettare il pensiero che insinua che questo azzardo è un gioco e va insegnato! Chiedetelo ai bambini, il gioco non ammala e non ha bisogno di essere insegnato,il gioco è creatività, gioia. Cosa vuol dire insegnare il “gioco” a Giulio che ieri sera con i suoi 19 anni mi ha chiesto disperatamente di essere aiutato a staccarsi dalla dipendenza dall’azzardo a cui non riesce a scappare trovandolo ovunque online? Quale ‘prevenzione responsabile’ posso fare per lui? Stare con i giovani è l’unica e vera prevenzione, alzare la consapevolezza sull’azzardo e sui suoi rischi perchè così facendo loro lo insegneranno ai loro pari. La prevenzione oggi va fatta nella rete (internet) con tempestività e coerenza.

E allora dico a voi cari politici, voi amministratori, voi che valutate e finanziate e finanzierete: interrogatevi, non è forse il caso di ascoltare chi giorno dopo giorno si sporca le mani?

Noi non ci fermeremo, andremo avanti, con l’aiuto dei giovani e dei tanti insegnanti, uomini e donne che per primi credono in questa battaglia che riguarda loro, i loro familiari, il loro futuro!

Nella favela a Rio il Papa aveva le lacrime agli occhi per la commozione, penso che chi si occupa di sofferenza non può non vivere questi sentimenti.

La sofferenza non ha bisogno di ricette preconfenzionate né di risposte teoriche. La sofferenza non va in vacanza! Non dimentichiamolo!

@simonefeder

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CECILIA ZENARI

28 July 2013, ore 05.47

Cos’é tutta questa corsa per vivere? Correre per dimostrare di essere i migliori, di avere di tutto e più degli altri, del bisogno di uscire sempre di casa per divertirsi: dimenticando il famigliare che soffre per malattia o anzianità, rinunciare ad avere un buon rapporto di fiducia col figlio che si è messo al mondo e che ha bisogno d’affetto e attenzione … , rinunciare di condividere le scelte importanti col compagno/a che si è scelto, con i propri genitori …), … non c’é tempo, non c’é impegno!
Ed allora non esiste più il dialogo, la condivisione dei sentimenti e del dolore, quando si fugge per vivere in un mondo con e per questo tipo di sogni, scegliendo quel gioco che troppo allontana dalla realtà.
Ma vincere che cosa? La vera vittoria sta nella tenerezza, nella pace, nel dialogo sereno, questa è la vera vittoria che dà vita: il resto è solo illusione, diventa disperazione, diventa malattia, diventa ossessione!
A rimetterci è chi ha scelto questa strada, lasciando comunque nel dolore più profondo i propri cari, ma soprattutto se stesso/a. Bella vincita davvero! Bel modo per star bene!
Se pensiamo che questa sia libertà siamo davvero alla disperazione!
Forse è il momento di iniziare ad ascoltare e decidere di farsi aiutare da chi vuole davvero il bene più grande, la vincita più bella e meritevole: la serenità nel cuore! Questa non ha prezzo e si moltiplica in continuazione, non serve aver soldi per sentircela dentro: profuma di dignità!

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cristina perilli

30 July 2013, ore 17.23

Feder direi che condivido alcune delle cose che scrivi, ma ti assicuro che chi “si sporca le mani” siamo anche noi dietro le “nostre comode scrivanie” situate nei sert! …che poi tanto comode non sono visto che si lavora anche a luglio e agosto con un caldo soffocante perchè l’unico refrigerio che ci concediamo, sono i ventilatori che ciascuno di noi si è comprato coi propri soldi! così da tanti anni studiamo, ci formiamo, ci aggiorniamo e, soprattutto ci confrontiamo sempre con la tenace volontà di migliorare il nostro intervento sia clinico che socio/economico e legale. già molti anni prima del decreto Balduzzi ci siamo battuti con forza per ottenere di poter seguire gratuitamente i pz. gap che venivano ai sert per chiedere aiuto con le stesse problematiche di cui parli tu. ci siamo attivati per cercare di inserirli in comunità quando era opportuno farlo cercando di superare gli ostacoli burocratici e reperire i fondi per pagare le rette di chi non poteva permetterselo. ci siamo attivati per organizzare un lavoro di rete col territorio per poter collaborare col privato sociale (e non solo) e creare degli interventi il più possibile coordinati, completi ed efficaci. certo non è sempre stato facile ed ancora molto c’è da fare, ma non è parlando male l’uno dell’altro che aiuteremo meglio chi del gioco d’azzardo è diventato succube! è solo collaborando, dandoci una mano, integrando i nostri interventi riconoscendo e rispettando la specificità di ciascun servizio che ci riusciremo. ancora un’osservazione. da psicologo saprai bene che per “sconfiggere” la dipendenza dal gioco d’azzardo, non basta risolvere i problemi economici ed impedire al pz. gap di dilapidare ulteriormente il patrimonio familiare, bisogna anche aiutarlo a guarire da questa dipendenza ridando dignità alla sua vita, ricostruendo quelle relazioni per lui importanti e quel tessuto socio-lavorativo così fondamentale per chiunque. la cura è importante Feder! molto importante e ce lo confermano ogni giorno i pz. che piano piano escono dalla dipendenza e ricostruiscono le loro vite, i familiari che ritrovano la serenità (ma non solo quella economica!!!), i figli che possono tornare a ricoprire il giusto ruolo che nella vita dovrebbero avere per diritto. e così via. ed il “gioco responsabile” che tu condanni, è una forma di gioco sana, dove l’aspetto ludico è prioritario e non c’è alcun danno ne’ per l’individuo ne’ per la famiglia o la società tutta. inutile proibire ciò che nasce con l’uomo. meglio impedire l’istigazione a giocare d’azzardo che da anni lo stato mette in atto attraverso la diffusione capillare di prodotti di gioco ed il condizionamento mentale che ti spinge a farlo illudendoti di facili guadagni e di risolvere i tuoi problemi economici con una supervincita; meglio agire sui valori che dovrebbero farti comprendere che non sono i soldi la soluzione di tutti i mali ed il fine “primo ed ultimo” del successo e della felicità; meglio far capire come le mafie si arricchiscono sulle spalle di chi spera nel miracolo tanto pubblicizzato del “vincere facile”; meglio aiutar a comprendere che il “gioco non vale la candela” e, quindi, far riflettere su come sia assurdo che lo stato speculi sul gioco d’azzardo quando i soldi che ne ricava sono più o meno l’equivalenmte che deve poi sostenere per i costi sociali e sanitari della dipendenza che quello stesso gioco d’azardo procura. parliamone feder, ma senza la convinzione di essere ciascuno dalla “giusta” parte della barricata….l’unica barricata che dobbiamo costruire tutti insieme è quella contro il GAP e, per far questo, dobbiamo essere tutti dalla stessa parte. ti saluto e ti auguro buon lavoro da una sede asl che alle ore 19 del 30 luglio, come tante altre, è ancora aperta per accogliere i pazienti con il loro carico di sofferennza così come fai tu e tanti altri operatori dei vari servizi disseminati sul territorio. ciao, cristina perilli

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Simone Feder

2 August 2013, ore 15.54

Cara Cristina lo so bene che te come molti operatori vi sporcate le mani! Alludevo ad altre persone cara… Lavoro giorno per giorno con operatori dei servizi che come te in questi anni ci hanno messo la faccia, l’impegno e anche del tempo personale a qualsiasi ora del giorno e della notte…. e non solo!
So bene anche la battaglia che si sta facendo per cercare di salvare ciò che gli operatori del sistema dipendenza (ser.t e comunità) hanno fatto in questi anni e e fanno giorno per giorno. Spesso le logiche politiche che decidono non tengono conto della “storia” portata avanti fino ad oggi e questo è assurdo e vergognoso!
Siamo sullo stesso carro per combattere la sofferenza e assolutamente non sono contro nessuno se non alle logiche perverse che portano avanti alcuni che purtroppo stanno favorendo la distruzione dei territori e creando sempre più sofferenza e disperazione. La mia e la nostra battaglia deve essere soprattutto culturale.
Lo so quanto anche tu ci tieni e lo si vede dall’impegno e dalla passione che metti!
Non ti nego però la mia preoccupazione pensando ai molti che in questi anni hanno portato avanti questa battaglia No slot e, lavorando con rischio d’impresa, si sono ritrovati senza lavoro e senza risorse, ma nonostante tutto hanno deciso di andare avanti impegnandosi con determinazione perché sono stufi.
Cominciamo a lottare per farle tirar via queste macchinette!!!!…
Rispetto al vero gioco ti invito a leggere il post al link http://www.vita.it/noslot/aosta-iacta-est-e-il-gioco-che-non-fa-invecchiare.html
In quanto al tema azzardo/mafia, sai che con gli amici di libera siamo molto in sintonia e il loro lavoro è lodevole.
Coraggio Avanti e grazie di tutto e delle tue puntualizzazioni
Con stima e riconoscenza
Simone feder

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ans

5 August 2013, ore 15.57

05 agosto 2013
era lei in radio rai-1 oggi primo pomeriggio, intervista su NOSLOT?
Ascoltando quanto detto, mi è venuto il seguente pensiero:
quando una persona/famiglia, in possesso di una casa/appartamento od altro, si trova in condizioni disperate tanto da non riuscire a far fronte ai debiti, rischia la perdita dei suoi beni.
In caso di sequestro, pignoramento ecc, il valore assegnato a tali beni è ben lontano dal loro valore effettivo, soprattutto in questi tempi di crisi.
Mi chiedo: chi approfitta di questi “ottimi affari”?

E’ stato fatto uno studio su chi sfrutta queste occasioni?

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Simone Feder

7 August 2013, ore 17.46

Si ero io…
Ha perfettamente ragione… Molti lucrano sulla miseria della gente e sulla loro disperazione. Così ne approfittano anche dei beni materiali come oro e altro per tranne i loro comodi e vergognosi affari!
Di studi non ne conosco. Certo che gli unici a poter fare ricerca oggi sono le lobby perchè hanno i soldi da investire e per pianificare al meglio il loro obiettivo
grazie della sua attenzione al problema
Simone

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Elisa

9 August 2013, ore 10.03

Gent. dott Feder,
negli ultimi mesi ho seguito con grande attenzione il dibattito sul tema della ludopatia e del movimento NoSlot, resto per molto perplessa perchè a tratti mi sembra una battaglia che rischia di scadere nel “proibizionismo”. Vietiamo per educare, il gioco d’azzardo può diventare dipendenza? Allora vietiamo il gioco d’azzardo! L’alcool può creare dipendenza e malattie? Allo vietiamo la vendita di alcolici! Le sigarette fanno venire il cancro? Allo via vietiamo anche quelle! Potrei andare avanti all’infinito magari mettendo anche il mangiar carne o la lunga esposizione al sole.
Il rischio è che eliminiamo l’apporto e il tema dell’educazione, proseguendo lungo la via semplice del proibire e vietare ciò che non possiamo, o meglio non sappiamo insegnare che è rischioso. In pratica abdichiamo al nostro compito di genitori ed educatori dei più giovani, con il rischio che questa sia solo l’inizio della china che non sappiamo dove ci porterà.
Demonizzare, vietare un qualcosa non lo elimina, ma anzi lo rende più “affascinante” perchè introduce il concetto di trasgressione…il problema è educativo! E non dimentichiamo che il gioco, anche quello d’azzardo, è parte della vita come il bere un buon bicchiere di vino o una birra. Non vorrei che una campagna positiva di educazione divenga un nuovo proibizionismo.
Spero di essere stata chiara, cordiali saluti
Elisa

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Simone Feder

9 August 2013, ore 18.41

Gent.ma Elisa le sue osservazioni mi permettono di richiamare la mia visione non proibizionista sull’azzardo. Ci sono i casinò e forse sarebbe opportuno sviluppare al meglio questi posti per le persone più abbienti in modo da coltivare il fenomeno…
La “battaglia” che con il Movimento No slot si sta portando avanti è prima di tutto culturale. Come possiamo permettere che quest’azzardo ammali le persone e depauperi i territori e i locali!Come li troveremo i nostri territori quando i signori che hanno pensato e progettato il tutto se ne andranno? Si se ne andranno in quanto l’on line offre maggiori vantaggi non solo economici! Ci pensi un attimo ma oggi come possiamo dire che le persone che “azzardano” decidono “liberamente”? Il condizionamento è ben visibile…La prova: i familiari si oppongono e cercano in tutti i modi di fermare il “giocatore”.
La cosa certa comunque è che quest’azzardo è cresciuto troppo in fretta in questi anni senza chiederci il permesso! In Europa nessun stato come noi.
Cordialmente
Simone

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[…] economiche. Infatti, dalla metà degli anni ’90 tutti i governi hanno costantemente introdotto nuove offerte di gioco d’azzardo. Perciò lo Stato, anziché creare ludopatici, pensi piuttosto a rilanciare i giovani, il lavoro e […]

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