Robe da chiodi Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

30 Set

A Rovereto, al convegno Educa, ho sentito Edoardo Albinati dire una cosa molto giusta. Oltre che scrittore Albinati da 15 anni insegna italiano a Rebibbia, professore distaccato da un istituto professionale romano. La simpatia umana verso i suoi allievi non si trasforma in concessioni sentimental culturali. Ha raccontato come per essere davvero utile a loro, li abitui all’analisi logica e del periodo, come esercizio di sana astrazione, e come comprensione dell’ordine che dà chiarezza e senso alle espressioni verbali o scritte.

Per inciso poi Albinati ha raccontato di essere stato il giorno prima a visitare Brera e di aver avuto un’altra volta, davanti alla sequenza di quei quadri antichi, che c’è un evidente filo conduttore di ordine. È una considerazione semplice e molto giusta: perché nella varietà degli stili e delle sensibilità e anche delle epoche, guardando un museo quasi perfetto nei suoi equilibri come Brera, si ha la percezione che l’intelaiatura di tutte quelle immagini poggi sulla certezza che il mondo in ultima istanza sia riconducible a un suo ordine. Ed è un dato di coscienza molto più forte di qualsiasi interpretazione culturale.

Dal che si deduce che andare in un museo tipo Brera ha quasi una funzione pedagogica; sgombra lo sguardo, e in ricaduta la coscienza, da un certo scetticismo sulla vita e sul mondo. Induce ad averne più riguardo. Per chi sta in cella non è accademia.

Del resto sono convinto che ci sono immagini, che sperimentate dal vero, tramettono impressioni, anzi certezze profonde: andare ad Arezzo a vedere la Leggenda della Croce di Piero della Francesca è un’esperienza che non lascia lo sguardo come prima. È un vedere che s’attacca alla coscienza lasciandole dentro un senso (nel senso di un seme) di bellezza e di ordine. Fosse per me renderei la gita ad Arezzo e la visita a Brera obbligatorie nella scuola dell’obbligo.

Post scriptum: ieri da testimone diretto, ho saputo che Brera era praticamente deserta. Dopo la prosopopea del bicentenario tutto come sempre. Per questo Milano è così schizofrenica, perché non guarda mai la sua Brera.

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Giuseppe Frangi

O meglio perché faccio questo blog: perché penso che la storia dell'arte liberi la testa, perché è stupido vedere 150 mostre all'anno senza lasciare una traccia di pensiero.

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