Yalla!

18/01/2010

Mi è stato letto questo racconto e penso sia buona cosa diffondere il messaggio che vi è contenuto. Può aiutare a volgere lo sguardo verso altre direzioni e invitarci a dare un altro peso e un altro significato alle parole che vengono pronunciate in modo sbrigativo per il loro apparente senso dispregiativo nell’immaginario comune.

IL FUTURO DEI MIEI
Un bellissimo racconto, un dialogo fra zio e nipote su una carretta del mare, che può aiutarci a dare un significato diverso alle parole extracomunitario, immigrato, clandestino. Alessandro Ghebreigziabiher

Su una nave. In mare. Da qualche parte.
«Zio Amadou?».
«Sì…»
«Zio?».
«Sì?».
«Mi senti?».
«Sì che ti sento…».
«Ma non mi guardi.. .».
L’uomo si volta ed accontenta il nipote. «Stai tranquillo, gli dice inarcando il sopracciglio sinistro, le mie orecchie funzionano bene anche senza l’aiuto degli occhi…». E si volta a studiare le onde.
Il ragazzino, poco più di sei anni, lo osserva dubbioso, tuttavia si fida e riattacca: «Zio… Tu conosci bene l’Italiano?» .
«Certo, laggiù ci sono già stato due volte».
«Conosci proprio tutte le parole?»
«Sicuro,Ousmane».
Il nipote si guarda in giro, come se avesse timore di essere udito da altri, e arriva al sodo: «Cosa vuol dire extracomunitario?».
L’uomo, alto e magro, ha trent’anni, ma la barba grigia gliene aggiunge almeno una decina. Non appena coglie l’ultima parola del bambino, si gira di scatto e fissa i propri occhi nei suoi.
Trascorre un breve istante che tra i due sa di eternità, possibile solo in un viaggio in cui è in gioco la vita.
«Extracomunitario, dici?, ripete abbozzando un sorriso sincero, extracomunitario è una bellissima parola. I comunitari sono quelli che vivono tutti in una stessa comunità, come gli italiani, e l’extracomunitario è colui che ne entra a farne parte arrivando da lontano. Non appena i comunitari lo vedono capiscono subito che ha qualcosa che loro non hanno, qualcosa che non hanno mai visto, un extra, cioè qualcosa in più. Ecco, un extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più».
«E questo qualcosa in più è una cosa bella?».
«Certamente!, esclama Amadou accalorato, tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. lo sono così così, ma tu sei di sicuro una cosa bella, bellissima».
L’uomo riprende a far correre lo sguardo sulla superficie dell’acqua, quando Ousmane lo informa che l’interrogatorio non è ancora terminato: «Cosa vuol dire immigrato?».
Lo zio stavolta sembra più preparato e risponde immediatamente: «Immigrato è una parola ancora più bella di extracomunitario. Devi sapere che quando noi extra comunitari arriveremo in Italia e inizieremo a vivere lì, diventeremo degli immigrati».
«Anche io?».
«Sì, anche tu. Un bambino immigrato. E siccome sei anche un extracomunitario, cioè uno che porta alla comunità qualcosa in più di bello, tutti gli italiani con cui faremo amicizia ci diranno grazie, cioè ci saranno grati. Da cui, immigrati. Chiaro?».
«Chiaro, zio. Prima extracomunitari e poi immigrati».
«Bravo», approva Amadou e ritorna soddisfatto ad ammirare il mare che abbraccia la nave.
Ciò nonostante, non ha il tempo di lasciarsi rapire nuovamente dai flutti che il bambino richiama ancora la sua attenzione: «Zio…».
«Sì?», fa l’uomo voltandosi per l’ennesima volta.
«E cosa vuol dire clandestino?».
Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere, tuttavia riesce nell’impresa: «Clandestino… Sai, questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari, come quasi tutti gli italiani che incontrerai di passaggio, molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello e qualcuno di loro potrà al contrario insinuare che sia qualcosa di brutto. Tu non devi credere a queste persone, mai. Promettilo!». Il tono dell’uomo diviene
all’improvviso aggressivo, malgrado Amadou non se ne accorga.
«Lo prometto!» si affretta a rispondere il bambino, sebbene non sia affatto spaventato.
«Per quante persone possano negarlo, prosegue lo zio, tu sei qualcosa in più di bello e questo a prescindere se tu diventi un immigrato o meno, a prescindere da quel che pensano gli altri. E lo sai perché?».
«Perché?».
«Perché tu sei un clandestino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro dei tuoi cari…».
L’uomo riprende ad osservare il mare.
Ousmane finalmente smette di fissare lo zio e si volta anch’egli verso le onde.
Mi correggo, il suo sguardo le sovrasta e punta oltre, all’orizzonte. «Sono il futuro dei miei…», pensa il bambino. Le parole si mescolano ad orgoglio e commozione, gioia e fierezza. E chi può essere così ingenuo da pensare di poterlo fermare?

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Franco Bomprezzi

18 gennaio 2010, ore 13.06

Cara Lubna, anche tu aiuti a volgere lo sguardo in una nuova direzione. Sono felice di condividere questo percorso, più che parallelo, fortemente intrecciato. Un sorriso e un abbraccio.

simone baroncia

19 gennaio 2010, ore 09.44

Bel racconto… Ma non sempre i comunitari si rendono conto della ricchezza dell’extracomunitario.

raffaele

21 gennaio 2010, ore 17.45

molto bello…..i comunitari spesso preferiscono fermarsi alla forma anzichè arrivare alla sostanza….non sanno quello che si perdono.

paolo

2 febbraio 2010, ore 23.08

un vero safari tra le parole, per giocare a ribaltarle… ad ascoltarle nei loro possibili sensi inusitati e non come definizioni che chiudono il discorso: lo so già quel che sei, quel che sono… non c’èpiù niente da imparare, solo prendere atto di come le cose stanno. Ma le cose, non stanno… si muovono, sono vive, respirano, hanno un nome: nessuno le cattura, le fissa una volta per tutte. Così vengono imbalsamate, inchiodate per sempre a uno dei loro possibili significati… il meno interessante, di solito. Libriamole parole, giochiamoci, rovesciamone il senso… alla fine avremo forse solo capito di non aver ancora capito: un buon inizio, l’unico che sia davvero buono

Malick

22 dicembre 2011, ore 05.33

Bellissimo! Brava.. continua a scrivere..

Lubna Ammoune

22 dicembre 2011, ore 11.59

Grazie Malick. Sono felice di leggerti. Auguri di buon proseguimento

nadia

22 dicembre 2011, ore 19.37

molto bello.
comunque per c essere corretti in realtò extra-comunitario è una persona che viene da un paese non facente parte della comunità europea: i rumeni, ad esempio, sono cittadibni comunitari, mentre un canadese è extracvomunitasrio poichè il cabnada nono è nell’ UE.
Comunque il messaggio che da è bellissimo.
Saluti da una ragazza nata in italia figlia di extracomunitari/immigrati dal marocco 🙂

nadia

22 dicembre 2011, ore 19.41

molto bello.
comunque per essere corretti in realtò extra-comunitario è una persona che viene da un paese non facente parte della comunità europea: i rumeni, ad esempio, sono cittadini comunitari, mentre un canadese è extracomunitari poichè il canada non è nell’ UE.
Comunque il messaggio che da è bellissimo. Inoltre Ousmane sarà anche parte del futuro dell’Italia o del paese in cui andrà a vivere =)
Saluti da una ragazza nata in italia figlia di extracomunitari/immigrati dal marocco 🙂

naddaf

25 aprile 2012, ore 13.25

Un racconto bello ed intelligente, un momento di evasione e poesia.

Lubna Ammoune

25 aprile 2012, ore 14.53

Grazie mille della visita. Benvenuto